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La democrazia secondo Odifreddi (e Ambrosino)

Riceviamo in Redazione da Vincenzo Ambrosino

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Ampia citazione e parziale sintesi del libro di Piergiorgio Odifreddi La democrazia non esiste. Critica matematica della ragione politica” (Rizzoli, 2018)

Dopo i fatti di Capitol Hill molti chiedono di blindare la democrazia messa in pericolo, dalle orde barbariche sovraniste ed estremiste di destra. Io penso al contrario che la democrazia è da tempo che ha perso la sua spinta propulsiva per garantire ai popoli un futuro. Questa tesi è stata sviluppata da Piergiorgio Odifreddi in un suo libro, “La democrazia non esiste”
V. A.

Il libro parte dalla definizione di Democrazia, cioè“ governo del popolo”
E si risponde: “Definizione ambigua perché può essere interpretata come attiva e passiva. Per il popolo governo del popolo significa “noi siamo il popolo e vogliamo governare”. Per i politici “noi siamo il governo e vogliamo governare il popolo”.
E di questa ambiguità fanno uso e abuso i leader politici che quando parlano di democrazia fanno intendere a chi sente, la prima accezione ma in realtà applicano e abusano della seconda accezione.
Il trucco che usano i politici è la demagogia con la quale trascinano il popolo nella democrazia: per imporre il loro pensiero.
Se ci fosse una vera democrazia sarebbe il popolo a trascinare i governanti a fare i loro diretti interessi”.

La politica  per essere comprensibile agli elettori deve avere un  linguaggio politico accattivante e rassomiglia molto a spot pubblicitari.
Scrive Odifreddi: “
Cosa significa usare gli spot televisivi per fare la politica? Significa usare un linguaggio pubblicitario e riportarlo alla politica. Non ci dimentichiamo che Berlusconi è arrivato alla politico da padrone di Mediaset”.
Ridurre la politica in spot è una cosa molto pericolosa e tende a banalizzare qualsiasi discorso.
“Famoso lo scontro Nixon – Kennedy che si tenne negli anni Sessanta. Si svolse sia in tv che alla radio. Molti ancora non avevano la tv che era in bianco e nero. Nixon per i radioascoltatori risultò vincitore perché più esperto, ma Kennedy era giovane e bello e vinse alla tv. Stesso dibattito stessi contenuti. Kennedy vinse quelle elezioni per un 100 mila voti in più e vinse con i brogli elettorali fatti dal sindaco di Chicago e dalla mafia”.

Una volta c’erano meno spot pubblicitari I politici avevano capito che bisogna parlare un linguaggio specifico: dare l’impressione di avere grandi contenuti senza dire nulla. Per esempio Aldo Moro nel 1959 coniò una espressione che grida vendetta al matematico, “le convergenze parallele”. Mettere insieme due cose in contraddizione fra loro per dire che la Democrazia Cristiana e il Partito Comunista pur essendo inconciliabili ideologicamente convergevano su alcune questioni per governare il paese.

Tangente, in matematica è una retta che passa in solo punto da un corpo. Tangente nel gergo politico: è una mazzetta pagata alla politica per un favore.
Arnaldo Forlani disse quest’altra frase storica per spiegare le tangenti ai partiti: “Contributi riconducibili a condizionamenti costrittive”.
Queste sembrano delle stupidaggini e viene quindi in mente il rapporto che c’è tra la stupidità e la politica. Napoleone Bonaparte disse: “In politica la stupidità non è mai un handicap, perché i politici devono piacere alla gente. La gente è stupida, per cui se il politico è stupido è avvantaggiato”. 

La delega in bianco ai politici
Adesso poi c’è l’opinione diffusa che i partiti, i politici, del nostro voto ne fanno l’uso che vogliono. Infatti quando uno dà una delega in bianco resta tale.
Quello che si promette in campagna elettorale non viene mantenuto. “Per esempio i 5 Stelle hanno cambiato due volte il loro programma prima e dopo le elezioni. Poi non parliamo del contratto elettorale o meglio dell’impegno preso con gli elettori che gli hanno consentito in base a quel programma un vasto consenso: carta straccia!”
C’è un teorema chiamato “dell’elettore mediano” di Duncan Black (1948) che dice: “Quando le preferenze di un elettore si distribuiscono in maniera lineare (questo candidato lo preferisco al primo oppure al secondo e al terzo) le caratteristiche tendono a convergere su quello che preferisce l’elettore medio”. Questo concetto vale anche in economia: in questo caso si parla di compratore medio.

Questo porta al paradosso dei due gelatai: siamo in una spiaggia lineare e arrivano due gelatai. Qual è la posizione razionale perché sia ottimale per tutti e due vendere in una spiaggia lunga 1 Km? Sarebbe quella di mettersi a 250 metri da due bordi in modo che ognuno copra 500 metri. Per cui nessun bagnante farà più di 250 metri per comprare il gelato. Quindi la concorrenza è al centro.
E infatti è questa la convergenza al centro che si vede alla fine delle campagne elettorali. Questa concorrenza va bene quando i concorrenti sono due, come succede negli Stati Uniti, nei sistemi bipolari di democrazia avanzata.
Succede però che molta gente non va a votare perché non ha senso votare “per un gelataio o per l’altro che stanno tutti e due al centro” non cambia niente: è una scelta che si fa sul “mi piace quello con 50 denti o quella con la barba curata”.

I dati: tra il 1946 e il 1979 sulla percentuale dei votanti è stata costante e sempre di poco superiore al 90% (che vengono chiamate percentuali bulgare ma erano italiane), ma quel sistema prevedeva alternative. Negli anni 80  c’è stata una prima flessione. Negli anni 90 in poi quando c’è stato il maggioritario la percentuale è cominciata a scendere. Nel 2013 ha votato il 70%. Alle regionali del 2014 in Emilia andò a votare solo il 38% All’europee del 2014 il 57%; quelle elezioni Renzi le ha vinte con il 40%. Renzi esultò: “abbiamo il 40% non è mai successo che la sinistra abbia preso questi voti”. Nessuno gli ha fatto notare però, che in valore assoluto Veltroni aveva preso più voti di lui, infatti il 40% del 57% è poco più del 20%.

La dittatura della maggioranza
John Adams il secondo presidente Usa  con un’espressione, presa da Tocqueville che poi diventò famosa disse: “Attenzione, che la democrazia è un sistema strano che può portare con sé delle caratteristiche negative“. Lui non pensava che potesse andare a votare solo una minoranza, si preoccupava però che anche se tutti fossero andati a votare e che qualcuno prendesse la maggioranza assoluta comunque poi non tenesse conto del fatto che ci fossero delle minoranze e quindi la democrazia diventasse una dittatura della maggioranza.
Questo è quello che succede: i governi spesso se ne fregano di minoranze che non li hanno votati.

I filtri tra il popolo e la vera democrazia
Innanzitutto prendiamo consapevolezza che ci sono tutta una serie di filtri tra il popolo e i governanti. Quindi diciamo che non c’è democrazia, quindi non c’è governo del popolo.
Da chi viene annacquato, filtrato, incanalato il governo del popolo?
Dai partiti, dal Parlamento, dal governo e dai presidenti della Repubblica.
Sono almeno 4 filtri che si pongono tra il popolo e la realizzazione di ciò che vuole il popolo.
Primo fra tutti i partiti, i politici con il loro linguaggio (politichese) e lo strapotere dei segretari dei partiti.
Noi abbiamo l’illusione di votare dei parlamentari ma in realtà votiamo solo dei partiti: sono i partiti che fanno le liste e queste sono bloccate.
Non c’è democrazia quando sono i partiti a governare e lo vediamo in questi giorni di consultazione per il governo. Gli elettori sono spariti e si parla solo dei leader di partiti.
A questo punto non sarebbe più facile decidere che i segretari di partito pesano quanti voti sono stati dati ai loro partiti? Ma al contrario questa farsa poi va mascherata dalla ritualità della democrazia.

Non c’è democrazia nella rimozione degli astenuti
Non c’è democrazia nella rimozione degli astenuti e delle schede bianche. Molte persone vanno a votare perché credono che votare sia un diritto e anche un dovere ma poi avendo un astio nei confronti dei politici votano scheda bianca o nulla.
“Che fine fanno queste schede bianche e nulle? Scompaiono perché non servono. Non si tiene in conto che il 25% delle persone non hanno espresso la loro preferenza. Se fosse un sistema veramente democratico che cosa succederebbe in Parlamento: il 25% delle poltrone dovrebbero rimanere vuote, solo il 75% dovrebbero essere occupate. Però le leggi dovrebbero passare con gli aventi diritto soltanto il 50% dei seggi di cui il 25% sono vuoti. In questo caso un partito per poter governare dovrebbe avere una maggioranza ben più alta del 50%+ 1 dei votanti. E invece si fa il contrario, si fanno le leggi maggioritarie.”

Legge truffa
“Nel 1953 quando furono fatte per la prima volta si chiamavano con il loro nome, si chiamavano leggi truffa erano però molto meno truffaldine di quelle di oggi. Perché quelle di oggi pur chiamandosi maggioritarie permettono a quelli che prendono una minoranza di voti di avere una maggioranza di seggi.
L’ultima legge ha avuto un po’ di decenza: ha dato la maggioranza ad una coalizione che superava il 40%, ma la legge che ha costituito il parlamento dal 2013 al 2018 – incostituzionale secondo una sentenza della corte costituzionale – permetteva al partito di maggioranza relativa, cioè al partito che prendeva un voto in più del secondo, magicamente di ottenere la maggioranza dei seggi per esempio alla Camera.
Il partito che prese la maggioranza fu il Pd. Il Pd nel 2013 prese il 29,5% dei voti, Forza Italia prese il 29,1% (non c’era nemmeno 1 punto di percentuale di differenza). Questa differenza diede al Pd la possibilità di prendere la maggioranza dei seggi.
Come si chiamano questi fenomeni in fisica: che piccole differenze producano grandi effetti? Si chiamano caotici. Caos scientifico fatto da queste leggi”.

Non c’è democrazia in cambiali in bianco a scadenza quinquennale senza alcun vincolo di mandato 
Si eleggono delle persone che non hanno nessun obbligo nei confronti di chi li ha votati. Possono passare da un partito all’altro (tra l’altro li si chiama responsabili – NdA).
Non c’è democrazia nei cambi di casacca dei voltagabbana che costituiscono l’unica vera maggioranza assoluta nel parlamento. Nei governi tecnici imposti dall’alto.

Montesquieu: “Lo spirito delle leggi”
Prima della rivoluzione francese agli inizi del Settecento (1738) Montesquieu pubblicò il suo libro “Lo spirito delle leggi”: fu lui ad individuare i tre poteri dello Stato: il legislativo, l’esecutivo e il giudiziario. E una delle caratteristiche previste da Montesquieu era che questi poteri dovevano essere separati. Questo significa che il legislatore fa le leggi, l’esecutivo le esegue e il giudiziario giudica che queste leggi vengano eseguite nel modo giusto.
Come è possibile che i poteri legislativi e esecutivo dal 1946 possano essere separati se al governo ci sono ministri che sono parlamentari, cioè che coprono due funzioni che dovrebbero essere separate? Sono legislatori che votano le leggi che come governo dovrebbero applicare. Addirittura oggi è il governo che fa le leggi che presenta al Parlamento. C’è uno stravolgimento.
Il governo non solo propone le leggi ma le propone a volte imponendo il voto di fiducia.

Renzi e Berlusconi, due campioni della governabilità
Gli ultimi due gruppi che hanno governato, il Pd con Renzi e Forza Italia con Berlusconi,addirittura hanno pensato di stravolgere questa separazione dei poteri mettendo insieme nel legislativo e nell’esecutivo addirittura il  potere costituente,

C’era una volta la Costituente
Dalla Rivoluzione Americana la Costituzione la fa l’Assemblea costituente che deve essere l’espressione del popolo nella sua interezza. Quindi le Assemblee costituenti devono essere costituite con un sistema proporzionale puro, perché tutte le differenze ideologiche devono essere rappresentate.
“La Costituzione nel 2006 di Berlusconi (poi bocciata) e quella di Renzi nel 2016  andata a Referendum  e ovviamente bocciata anch’essa; comunque  in tutte e due le situazione l’elettorato si è sentito scavalcato. Queste modifiche alla Costituzione sono state fatte dai governi che le hanno imposte alle loro maggioranze parlamentari. Nel caso di Renzi addirittura con il voto di fiducia”.
“Pensate quanto erano democratici i rivoluzionari francesi che nella Costituzione – che fu approvata nel 1793 – misero un articolo che diceva “i deputati costituenti non possono essere candidati né eletti nelle elezioni legislative”.  Cioè coloro che avevano partecipato alla stesura delle regole del gioco non potevano partecipare al gioco perché erano incompatibili. E invece oggi siamo arrivati che un governo impone al Parlamento di fare una sua riforma costituzionale con il voto di fiducia”.

Il vero quarto potere
Ormai la democrazia è sparita. Montesquieu parlava dei tre poteri, legislativo, esecutivo e giudiziario, ma ce n’è un altro oggi, di potere. “C’è il quarto potere. Costituzionalmente si pensa che il quarto potere sia quello di controllo, vi sono la Corte costituzionale, la Corte dei conti, che controllano quello che fanno gli altri poteri, per esempio se si volessero fare delle Costituzioni senza interpretare il popolo, forse dovrebbe essere almeno la corte costituzionale a farlo al contrario lo fa il governo”.

Ma il vero quarto potere [descritto bene nel film famoso di Orson Welles “Quarto Potere”“Citizen Kane” (1941)- NdR] all’epoca, inizio ’900, era la stampa: ora sono i media. La stampa, la televisione, i social media. In realtà questi sono un vero potere e sono un potere che spesso sostituisce e calpesta il potere giudiziario. “Oggi i processi si fanno sui giornali. In televisione ci sono le arringhe, vengono emesse le sentenze sempre di colpevolezza, sono tutti pubblici accusatori, si raccolgono le prove senza averne nessun diritto calpestando i diritti di una equa giustizia che solo il tribunale può garantire.
La stampa ha diritto di fare una intervista a chi vuole essere intervistato, ma se uno non vuole l’intervista deve essere rispettato o no? Non si fanno così i processi. Ci sono i giudici che devono fare i processi.”
Oggi la stampa che dovrebbe controllare è diventata un potere, certo non al servizio del popolo.

Quinto Potere
Ma soprattutto anche la stampa è sottomessa al Quinto Potere del quale si parla poco ma è quello essenziale, ed è il denaro in mano al nuovo capitalismo internazionale.
“Oggi forse ci interessiamo poco della politica perché sappiamo che i vari padroni sono i padroni. I magnati della finanza, i banchieri: la banca centrale europea. E’ successo con Napolitano, che è un uomo anziano, Presidente della Repubblica, eppure sui social media qualcuno gli ha augurato la morte. A nessuno si augura la morte, ma valutiamo quello che è stato fatto da Napolitano, per esempio nel 2011. Quando un governo liberamente eletto (sia pure con tutte le leggi maggioritarie del caso che già facevano ribrezzo) ma comunque quelle erano le regole del gioco. Quel governo è stato scalzato dal Presidente della Repubblica perché c’è stato un diktat della banca centrale europea”. 

La banca centrale europea che cos’è? L’Europa che cos’è?
“L’Europa non è uno Stato, è una coalizione di Stati, c’è un mercato comune, la Banca Centrale ovviamente non è eletta ma nominata dagli organi europei: per quale motivo una banca può avere il potere di scalzare un governo eletto? Per quale motivo una banca europea può avere il potere di imporre ad uno Stato come la Grecia delle trattative che vanno contro – in quel caso era il volere popolare… vi ricordate questa terribile vicenda del debito greco in cui la democrazia è stata proprio calpestata… per due volte al popolo greco è stato richiesto di dare un parere in un referendum dove c’era da dire solo un sì o un no e per due volte: il popolo greco ha detto: non vogliamo trattare con la troika! – e che cosa è stato fatto dal governo Tsipras (che poi è stato eletto per non trattare?) E’ stato fatto il contrario. E allora dov’è la democrazia?

La democrazia ha partorito aberrazioni
“Certo abbiamo scoperto che c’è la demagogia, c’è il populismo, quando i politici si appellano ai sentimenti più biechi e più volgari dell’elettorato per farsi eleggere per altri motivi. C’è l’oligarchia, cioè il potere di una piccola parte della popolazione che governa e tutti gli altri la maggioranza che assiste impotente. C’è la partitocrazia che governa. Notate che i partiti agli inizi non c’erano. Nella Repubblica statunitense nelle prime due legislature si eleggevano soltanto i deputati e si eleggevano in piccole circoscrizioni perché dovevano essere rappresentanti conosciuti dall’elettorato per cui esprimevano direttamente il sentimento dell’elettorato. Addirittura c’è stato un emendamento che non è mai passato, che cercava di capire quando dovevano essere grandi i collegi elettorali per non snaturare questo rapporto che ci doveva essere tra elettore ed eletto. I partiti subito dopo si sono formati anche negli Stati Uniti, sono diventati gruppi di potere secondo le leggi della teoria dei sistemi: i gruppi (in generale) nascono per le motivazione più svariate ma poi finiscono per diventare gruppi che hanno – se non unico – con l’obiettivo principale dell’auto preservazione. E questo è quello che succede nel governo, nei partiti. nelle associazioni, il rischio è quello di cominciare ad essere autoreferenziale.
Bisognerebbe fare come disse il presidente Mao: fare una rivoluzione permanente.” 

La democrazia confligge con i diritti
Eppure eravamo convinti che la democrazia era il luogo in cui i diritti venivano  tutelati.
Odifreddi  riprende il teorema di Amartya Kumar Sen, Premio Nobel 1998, filosofo sociale importantissimo: ha dimostrato che democrazia e diritti non vanno d’accordo.
“Il diritto fondamentale che viene tutelato nelle democrazie occidentale è quello di proprietà; siamo in un sistema capitalistico quindi il diritto di proprietà è fondamentale. Infatti non è un caso che Trump e Berlusconi sempre continuano a battere su questa cosa. Per esempio Berlusconi ce l’ha con i 5 stelle perché sono gente senza soldi che vogliono togliere i soldi e le proprietà a chi ha –  andando contro il diritto di proprietà – per  dare a chi non ha.
Pensate a come è distribuita la ricchezza nel mondo. Il rapporto Oxfam ribadisce che l’1% della popolazione mondiale circa 70 milioni su 70 miliardi  possiede tanto quando il rimanente 99% della popolazione mondiale. La ricchezza è distribuita in una maniera così diseguale che una piccola parte del mondo possiede quanto la rimanente.
Ora la de democrazia dovrebbe essere la volontà della maggioranza? Il 99% è molto più della maggioranza. Ma se provassimo  a fare un referendum in cui si dicesse: espropriamo la ricchezza di quel 1% e distribuiamola al rimanente 99% in modo che il 99% raddoppi il proprio reddito. Volete raddoppiare il vostro reddito o no? Questa è la democrazia: il volere popolare che va contro il diritto di proprietà del 1%”.

Qualcosa dobbiamo ricominciare a fare come cittadini del mondo. Comandano in pochi e per i loro interessi personali; sono stati svuotati di contenuti i parlamenti da politici e partiti che recitano parti scritte da quei pochi. 

Video da YouTube della durata di 1 h 32 min a Foligno Scienza (2 maggio 2018)

15 commenti per La democrazia secondo Odifreddi (e Ambrosino)

  • Sandro Russo

    Nessuna forma di governo, sottoposta ad una critica stringente da parte di una mente scientifica, può sperare di resistere, senza essere demolita alle fondamenta.
    Alla prova dei fatti non è sopravvissuto il comunismo, ma resisterebbero la liberal-democrazia? lo stesso papato?
    Per non dire dei sistemi “autoritari” – non solo quelli “africani” o turchi o russi, ma includendo anche fascismo e nazismo -, che “per definizione” si sottraggono a qualunque critica.
    Sarà da chiedersi piuttosto perché Odifreddi (e Vincenzo Ambrosino) abbiano cominciato dalla democrazia… dal momento che per dirla con le parole di uno che la sapeva lunga: “È stato detto che la democrazia è la peggior forma di governo, eccezion fatta per tutte quelle altre forme che si sono sperimentate finora”.
    [Winston Churchill (1874 – 1965), da un discorso alla Camera dei Comuni, novembre 1947]

  • Rita Bosso

    Che piacere non leggere Piergiorgio Odifreddi (PGO) su Ponzaracconta!
    Io, che già non lo leggo quando scrive su Repubblica e altrove.
    Io, che cambio canale quando lo vedo in TV, pur ammettendo che è molto telegenico.
    Io, che – cito il titolo di un suo libro – lo trovo molto impertinente (condizione necessaria e sufficiente per la visibilità mediatica), ma assai poco matematico, nel senso che non ho mai capito un rigo di quel che scrive quando prova a fare il divulgatore.
    Io, che mi divertivo da morire quando PGO tentava di litigare con Giorgio Israel, storico della matematica, ma si scontrava con una cultura vastissima e un’intelligenza affilata.
    Io, che se inavvertitamente becco una frase di PGO sui rapporti tra scienza e religione, corro a disintossicarmi con la lettera di Galilei alla principessa di Lorena.
    Insomma: io, che mai avrei pensato di non leggere PGO anche su Ponzaracconta.
    Ma chi sono io, rispetto alle centinaia di ponzesi che si fionderanno nella lettura di questo articolo?

  • Ringrazio Sandro Russo di essersi preso la responsabilità di pubblicare questo articolo perché di questi tempi non è scontato. Chi stona nel coro viene subito allontanato.

    Ringrazio anche Rita perché noto con piacere che mi legge con attenzione perché al contrario non si è accorta che il nostro Odifreddi era già stato pubblicato su Ponzaracconta il 9 gennaio proposto da Tano Pirrone a parlare di “vaccini e di barbari”.
    https://www.ponzaracconta.it/2021/01/09/il-vaccino-anti-covid-e-i-moderni-selvaggi/

    Io commentai quell’articolo e con ironia dissi: “Amo Odifreddi che come matematico non ha mai dubbi su niente” per difendere in quell’occasione i “barbari che hanno dubbi”.

    Io non ho il vizio di innamorarmi di autori: utilizzo gli argomenti trattati da altri per chiarirmi e chiarire le idee che mi interessano.

    Ha ragione Winston Churchill quando dice: “È stato detto che la democrazia è la peggior forma di governo, eccezion fatta per tutte quelle altre forme che si sono sperimentate finora”.

    “La democrazia e il comunismo vengono predicate bene ma praticate male”.

    Io vivo oggi in questa democrazia per cui mi interesso di questa forma di governo che mi impone una determnata qualità della vita che, sto notando, va a peggiorare di anno in anno.

    In una Tribuna politica del 1960 dove il PCI partecipava per la prima volta fu rivolta a Togliatti un’ultima domanda da un giornalista del Mattino che chiedeva: “Segreterio, se il suo partito vincerà le elezioni, saranno permesse queste trasmissioni dove tutti i contendenti possono liberamente esprimere le proprie opinioni?”

    Togliatti rispose: “Noi abbiamo combattuto per far uscire l’Italia dal fascismo, abbiamo contribuito a redigere la Costituzione italiana, e in quella Costituzione ci sono scritte le regole della convivenza civile, politiche, economiche e sociali. Quelle regole noi le abbiamo sottoscritte. Noi abbiamo giurato fedeltà alla Costituzione Italiana e alla Repubblica democratica italiana. Per cui non ci possono essere soprese: noi siamo un Partito Democratico fedele alla Costituzione italiana”.

    A distanza di anni io mi chiedo, come moltissimi altri italiani, se stiamo vivendo in una vera democrazia fedele alla Costituzione.

    I partiti che ci governano rispettano la Costituzione Italiana?

    Come è possibile – oltre alle cose dette nell’articolo su scritto – accettare per esempio il Recovery Fund a condizioni stabilite da una commissione europea?

    Com’é possibile sottostare a regole che impongono politiche che si sono dimostrate fallimentari nel tempo?

    Oggi molti pensano che le ragioni dell’economia – anzi prima ancora della finanza – debbano prevalere sulle ragioni della politica (e dell’ordinamento democratico rappresentativo). Sono convinti che le Amministrazioni siano un impaccio, perché in ogni caso ritardano la velocità delle transazioni e degli affari.

    E così funziona oggi la democrazia imposta dalle élite finanziarie. In questa ottica dobbiamo sostituire il termine “democrazia” con “mercatocrazia” e più avanti con “tecnocrazia”.

    Ecco, a mio avviso è giunto il momento per ripensare la democrazia e ritornare alla Costituzione che in Italia è nata come terza via tra liberalismo (non liberismo) e socialismo.

  • Sandro Russo propone Il pensierino odierno di Michele Serra sulla Democrazia

    da L’amaca del 3 febbraio 2021 (su la Repubblica)
    La regola e l’eccezione
    di Michele Serra

    È in galera Navalnyj, fermati o arrestati migliaia di suoi sostenitori (migliaia!). È nelle mani dei militari Aung San Suu Kyi, entrano ed escono di galera decine di giornalisti e intellettuali turchi, sono in galera centinaia di ragazzi tunisini che chiedono rispetto per l’unica Costituzione democratica del Maghreb, quel poco che rimane della Primavera Araba.

    E in Iran, in Cina, in Egitto, in Corea del Nord, in Arabia Saudita, eccetera, quanti altri esseri umani sono in galera senza aver commesso alcun reato contro il patrimonio, o contro la persona, ma solo a causa delle loro opinioni, della loro fede politica, della loro apostasia religiosa? Ogni volta che parliamo della democrazia con annoiata sufficienza, come di una risaputa banalità, cerchiamo di ricordarci quanto minoritaria è invece, nel mondo, la democrazia. Satrapi vanitosi, regimi teocratici, Stati-partito governano, a occhio e croce, sui tre quarti dell’umanità. Gendarmi, agenti segreti, sicari si occupano di far sparire o di sbattere in galera persone alle quali si imputa l’esercizio attivo della libertà, che le porta ad esprimere contrarietà o estraneità nei confronti dei capibranco.

    Quando ci sentiamo vecchi, o sulle soglie della cosiddetta “fine della storia”, rendiamoci conto di quanto siamo ridicoli, e inopportuni. La storia, soprattutto quella dei più giovani, è appena cominciata, l’inciviltà e l’oppressione sono ancora la regola, la libertà, l’eccezione. La civilizzazione è un cammino ancora al suo timido inizio. Bisognerebbe, piuttosto che sbuffare, respirare forte e accelerare il passo.

  • Cari ponzesi c’è un enorme problema: la nostra democrazia è malata. Il voto degli italiani non conta nulla. Siamo andati a votare nel 2018 e gli italiani hanno dato al centrodestra il 37% dei voti e al movimento 5 stelle il 32%.
    Il movimento 5 stelle ha tradito i suoi elettori.

    Oggi assistiamo ad un incarico di governo a Mario Draghi. Da chi è stato votato Draghi? Qualcuno lo aveva previsto da tempo e non certo perché era uno stregone ma al contrario aveva capito chi nel mondo da le carte e detta le regole del gioco. Lo stesso gruppo che ha imposto Mario Monti che ci ha portati la legge Fornero, e i tagli ai diritti e alla spesa pubblica. Draghi dovrà completare l’opera.
    Cari ponzesi, noi non ci preoccupiamo della politica e della democrazia malata perché stiamo in letargo, è ancora inverno, la nostra economia è turistica per cui estiva ma la prossima estate quei turisti che hanno riempito l’isola l’anno scorso avranno meno soldi da spendere perché non li hanno guadagnati. Non li hanno guadagnati perché dicono c’è la pandemia, ma anche la crisi economica e che cosa fa lo Stato? Chiama Draghi per continuare quelle politiche che da almeno dieci anni stanno indebolendo tutti i parametri economici D’Italia. Da 18 anni gli italiani fanno sacrifici che non servono a niente.

    Questa è la democrazia che gli italiani e i ponzesi vogliono?

  • Sandro Russo

    La Democrazia che gli italiani e i ponzesi vogliono dovrà invece essere gestita da Salvini e Meloni (con Berlusconi jolly)?
    Lo dica chiaramente Vincenzo Ambrosino e si chieda se in un futuro del genere ci sarebbe spazio per Ponzaracconta e per i suoi interventi deliranti.

  • Io non ho mai votato Salvini e Meloni e neanche PD. Per anni non sono andato a votare poi sono arrivati i Cinque Stelle con il loro programma alternativo a questa Europa e alla partitocrazia italiana. Ho votato in base a questo programma i cinque stelle e in base a quel programma il 32% degli italiani ha votato i grillini.
    Chi ha votato i grillini? Persone che erano stanche dei giochi di potere a sinistra e a destra.
    Mi sono trovato poi a fare i conti con Conte un emerito sconosciuto che non ha avuto problemi a passare da Salvini a Renzi.
    Le elezioni del 2018 erano elezioni dopo un lungo periodo di sospensione della democrazia. Si sono succeduti tutta una serie di governi del presidente Napolitano.
    Ora tu mi chiedi se io voglia al potere Salvini e Meloni?

    Il problema oggi è un altro:
    I fatti hanno confermato la regola. La democrazia vera è continuamente calpestata. Il voto degli italiani non conta a nulla. I politici se ne servono e ne fanno quello che vogliono. La tesi di Odifreddi è stata confermata anche oggi:
    1) si fa in tutti i modi per non fare votare gli italiani
    2) dopo il voto non si rispetta la volontà popolare.

    Di quale democrazia stiamo parlando.

  • Sandro Russo

    Vincè’, ma tu a chi vuo’ accìde?
    Non è che stavamo tutti – i redattori di Ponzaracconta, i ponzesi e l’universo mondo – col fiato sospeso per sapere per chi hai votato: la tua deriva grillina era evidente da tempo!
    Dico solo che le critiche (mai costruttive) che ci propini portano dritte dritte a un governo di destra.
    Sto lavorando a un pezzo che parla (anche) della Germania di Weimar. Forse potrebbe interessarti…

  • Enzo Di Giovanni

    Caro Vincenzo, con la storia prima o poi bisogna fare i conti. Ti lamenti della nostra democrazia: in realtà non ha niente che non va. L'”illustre sconosciuto” Conte, di tutti i personaggi che compongono l’attuale panorama politico italiano, è stato il più legittimato a governare: perché legittimato dalla maggioranza del Parlamento come prevede il nostro ordinamento. Né lo si può ritenere un “trasformista”, non essendo vincolato ad alcun mandato elettorale, ma solo dall’impegno di esercitare il governo del paese.
    La degenerazione della politica italiana semmai, è di carattere morale, nel momento che si tollera che forze politiche elette cambino alleanze dopo il voto. Ma è una degenerazione non solo lecita perché prevista dalle regole, ma addirittura apprezzata dall’elettorato: come spieghi altrimenti che un esponente politico come Salvini abbia triplicato il proprio consenso per aver tradito gli stessi elettori, passando il giorno dopo il voto dall’alleanza elettorale con Fratelli d’Italia e Forza Italia, a quella con i 5 stelle?
    Non è la democrazia ad aver fallito, a non rappresentare “il potere del popolo”: è il “popolo” ad aver tradito se stesso. Lamentarsi di Monti prima, di Conte e di Draghi adesso, è un esercizio sterile se si considera che è proprio il voto popolare ad avallare tale status. In una democrazia matura, chi sbaglia perché tradisce il patto con i propri elettori viene punito, da noi avviene il contrario.
    Ti consiglio perciò di puntare altrove il dito accusatore, non nei guasti della “democrazia” secondo il classico modello complottista.
    Ti dò un indizio, che è poi il concetto da dove sono partito: l’Italia, come spesso succede nei paesi che hanno subito regimi dittatoriali, non ha fatto ancora i conti con la propria storia. Il nostro non è un paese pacificato, se ancora a distanza di oltre settanta anni il richiamo più o meno esplicito ad anacronistici “valori” fascisti esercita un fascino spendibile in termini di consenso. Se il nostro fosse un paese con un forte spirito democratico, gli attuali leader, tali da trent’anni, sarebbero stati rottamati da un pezzo. Ci sarebbe un ricambio spontaneo e migliorativo della classe dirigente. Ed invece cosa abbiamo? Un Berlusconi che vive di luce riflessa, qualunque cosa faccia, perché “baluardo contro l’avanzata comunista”. E Salvini e Meloni che sono lì perché “Lui ha fatto anche cose buone”, e perché un bacio ipocrita al crocefisso vale più del tradimento del proprio mandato.
    Un paese così ridotto, senza una destra e di conseguenza una sinistra presentabili non solo merita i Monti ed i Draghi, ma li deve anche ringraziare.
    Altro che democrazia!

  • Questa è veramente una barzelletta tedesca: la colpa dello sfascio non è dei politici italiani ma è del popolo italiano. Non è di chi fa le regole del gioco ma dei giocatori che malamente interpretano le regole. Come si dice:” cornuto e mazziato”. Ora siccome il popolo non è in grado di votare e di interpretare le cose della vita che lo riguardano è giusto che arrivi super Mario. Come direbbe Fracchia: “BEN GENTILE”.

  • Enzo Di Giovanni

    Non ho detto che è giusto: ho detto che se si scelgono rappresentanti da operetta che rappresentano la pancia e non la testa, la conseguenza è che nei momenti difficili questi rappresentanti non essendo portatori di progetti di sviluppo per il paese, ma solo di vuota retorica – e questa è una barzellatta italiana, e non fa ridere- sono costretti ad affidarsi al tecnico di turno.
    Per cui sì: Monti e Draghi di fatto li abbiamo eletti noi. Non mi sembra difficile da capire.
    E qui la chiudo.

  • Non mi sembra difficile da capire che cosa?
    Tu hai scritto: ” Non è la democrazia ad aver fallito, a non rappresentare “il potere del popolo”: è il “popolo” ad aver tradito se stesso.”

    In che modo il popolo può tradire se stesso in uno Stato democratico? facendo la rivoluzione o rimanendo passivo davanti ad un colpo di stato

    Escludiamo la rivoluzione e il colpo di stato.

    I cittadini italiani sono andati a votare e hanno votato i “gelatai più vicini ai loro interessi” (Odifreddi il teorema dell’elettorato mediano)

    Il cittadino vota in mille modi. il voto è individuale. Il politico fa delle promesse elettorali.
    Per esempio “se mi voti Ponza sarà meglio rappresentata in Regione.
    Oppure l’elettore può votare perché il candidato gli promette una sanatoria edilizia.
    Oppure ancora se è un elettore politicizzato vota perché legge il programma elettorale e gli piace “usciremo dall’Europa”.

    Dal momento che il cittadino è uscito dalle urna che può fare?

    Dopo le elezioni tutto va in mano ai gelatai: “gelataio di Maio, gelataio Renzi, gelataio Salvini.

    Questi decidono di dare in pasto ai cittadini un nuovo gelato. Prima a due gusti “giallo verde” e poi un nuovo gusto “giallo-fucsia”.

    Che fanno i cittadini consumatori: possono non mangiare il gelato propinato da questa gelateria che si chiama democrazia? No. Si otturano il naso e ingoiano il gelato.

    Quelli fiduciosi in un futuro migliore: aspettano nuove elezioni affinché si presentino nuovi gelatai.

    Tu dici invece è sbagliato che i cittadini scelgono gli unici gelatai che stanno sul mercato e di questi gelatai scelgano quelli che producono gelati più vicini ai loro gusti?

    Questo discorso mi piace ma diventa eversivo, antidemocratico, addirittura anarchico.

  • Pasquale

    Spesso si scopre l’acqua calda. Cose ovvie. Come ad esempio: chi non conosce il potere dei mass media? Molti giornalisti fanno il loro dovere-mestiere altri il loro mestiere-dovere. E’ giusto perché si è in democrazia. Se si ponesse il bavaglio, si annullerebbe il proprio io e ciò sarebbe antidemocratico. Sta, pertanto, al singolo giudicare. Il problema semmai è che in democrazia alcuni problemi dei singoli non dovrebbero essere risolti tramite i mass media. Quante volte, infatti, qualcuno ha risolto il proprio annoso problema tramite i mass media! Ciò sicuramente non è affatto democratico perché si demanda ad altri, altre competenze. E’ sintomo, pertanto, che qualcosa non funziona. Perché non funziona? Non funziona da se stesso (è un moto intrinseco) o perché non si vuol far funzionare (sono gli altri che non vogliono)? Chi sono gli altri? Se tutto funzionasse a dovere forse forse ci sarebbe un po’ di più di democrazia. Non del tutto perché la democrazia perfetta non può esistere per effetto appunto della… democrazia: ognuno guarda giustamente alle proprie idee e ai propri interessi. Purtroppo quando esiste un malfunzionamento si rischia di divenire sudditi più che cittadini per cui la democrazia diviene molto labile o oggetto… astratto.

  • Ei è, siccome mobile, ha dato la lista dei ministri del suo governissimo. Sta l’eroe a ricordare le sue imprese almeno dal 1982 e sempre dalla stessa parte, quella dei più forti.
    Ora i finti giornalai si chiedono chi ha vinto e chi ha perso: Salvini o Renzi? Di Maio o Di Battista? Certo Brunetta è ridiventato un gigante e la Gelmini di nuovo donna istruita. Zingaretti che dice? Ha vinto anche lui? La Meloni non può fare i salti di gioia perché ha le stampelle, penserà agli italiani o ai voti degli incazzati?
    Che dire… fra poco ci sarà il Festival e magari l’ospite d’onore sarà proprio Draghi.
    Sanremo è Sanremo come Draghi è Draghi.

  • Mario Draghi ha deciso che l’euro é una scelta irreversibile.

    Questa è vera democrazia? Usare il termine irreversibile esiste in democrazia?

    Mario Draghi ha detto che si possono sostenere solo quelle imprese che conviene sostenere: le altre vanno avviate al cambiamento o abbandonate.

    Sentire una persona – sulla scorta di una emergenza sanitaria globale senza passare per le elezioni, quindi senza mandato popolare – imporre le sue regole del gioco a senatori e deputati eletti dal popolo con altri programmi elettorali è una cosa da non credere in una democrazia. Vedere rappresentanti del popolo dare la fiducia ad un alieno per la seconda volta è diabolico.

    Tutto questo è stato possibile. Ma non parliamo più di democrazia. La democrazia è un’altra cosa.

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