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“È avvenuto, quindi può accadere di nuovo: questo è il nocciolo di quanto abbiamo da dire”

Segnalato da Sandro Russo
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“È avvenuto, quindi può accadere di nuovo: questo è il nocciolo di quanto abbiamo da dire”
Questa frase di Primo Levi sostanzia da sola, senza necessità di altre parole, la necessità del ricordo, della Memoria.
E’ uno degli appuntamenti che non manchiamo mai, sul sito.

Oggi, 27 gennaio, Giorno della Memoria, ho impiegato la prima mezz’ora della mia giornata  a vedere per intero – ne avevo già visto frammento sparsi –  il documentario di Alain Resnais del 1955.

L’avevamo già citato per la giornata della memoria 2013, a proposito di Etty Hillesum [2] (a quel tempo il video non era disponibile in rete).

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“Nuit et brouillard”
(“Notte e nebbia”) è il titolo di un impressionante documentario di 32 min. del regista francese Alain Resnais del 1955, sui campi di sterminio nazisti (assistente alla regia: Chris Marker, un nome da ricordare (*).
Il titolo a sua volta riprende le parole in lingua tedesca Nacht und nebel (appunto ‘notte e nebbia’) che contrassegnarono l’operazione di annientamento [Attenzione: contiene scene non adatte ai deboli di cuore – NdR].

 

Notizie specifiche sul documentario e su Alain Resnais (riprese e sintetizzate da Wikipedia).

Nuit et brouillard presenta riferimenti storici a tre date importanti: 1933 (avvento del nazismo), 1942 (inizio del sistematico genocidio ebraico) e 1945 (chiusura dei lager con la fine del conflitto mondiale).

Il film mostra materiali d’archivio incentrati sulle atrocità compiute dai nazisti, sulla vita nei lager e sugli internati, vittime principali delle stragi concentrazionarie. Alterna immagini in bianco e nero con alcune a colori: queste ultime riprendono un lager, con la macchina da presa che si avvicina progressivamente all’edificio per poi fermarsi.

Notte e nebbia è un documentario storico originale che affronta in modo non convenzionale un delicato argomento storico ed è quindi considerato documento di denuncia e tragica testimonianza sui campi di concentramento.

Il documentario è costituito da una serie di contrapposizioni; vengono alternate inquadrature in bianco e nero con altre a colori: le prime costituiscono i 9/10 del film e sono riprese brevi e quasi prive di movimenti di macchina da presa, mentre le seconde – il restante 1/10 delle immagini – sono inquadrature lunghe e dinamiche, girate dallo stesso regista in Polonia durante la realizzazione del film.
L’alternanza di immagini in bianco e nero e quelle a colori evidenzia un’opposizione tra passato e presente. Mentre le immagini si fanno più drammatiche, la musica di commento sempre più dolce.

Il testo della voce di commento è scritto in un francese letterario aulico e sembra obbedire a una logica diversa dal resto del film: la colonna visiva si contrappone, perciò, alla colonna sonora. Tali elementi – a detta della critica – hanno contribuito a rendere Notte e nebbia un film di grande impatto emotivo sullo spettatore.
Si considera che il documentario rappresenti un saggio esemplare di utilizzo di materiale d’archivio, che mescola audacemente diversi ordini temporali.

Vari i problemi affrontati dal regista Resnais per la realizzazione del film. Cayrol, scrittore francese di origini ebraiche e testimone diretto dell’esperienza concentrazionaria nonché autore del testo di commento, decise di scrivere in maniera indipendente dalle immagini dopo esser rimasto sconvolto da una prima visione delle stesse. Il regista, del resto, sostenne di non aver potuto avere – come avrebbe voluto – libero accesso al materiale d’archivio necessario per realizzare compiutamente il documento.
Nel dicembre del 1955 la censura francese volle tagliare alcune scene dal film considerate troppo impressionanti. Tra queste vi è una delle scene finali in cui sono mostrati dei cadaveri spostati in massa da un bulldozer dentro delle fosse.

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Alain Resnais (1922 – 2014) è stato un regista francese, uno degli ispiratori teorici della Nouvelle Vague, di cui fu sempre punto di riferimento, pur non aderendovi mai ufficialmente. Si distinse anche per la sua attività di teorico del cinema.
È ricordato a livello internazionale soprattutto per il suo capolavoro Hiroshima mon amour (1959), considerato una delle prime opere ispirate alla Nouvelle Vague e uno dei film francesi più celebri in assoluto.

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(*) – Chris Marker, nome d’arte di Christian François Bouche-Villeneuve (1921 – 2012), è stato un regista, sceneggiatore, montatore, direttore della fotografia, produttore cinematografico e fotografo francese (“Marker” è il soprannome con cui ha partecipato alla Resistenza francese come paracadutista).
I suoi film più celebri sono La jetée e Sans Soleil
Benché abbia profondamente influenzato la Nouvelle Vague, Chris Marker non ne ha mai fatto parte; ha continuato la sua produzione trascorrendo la sua vita a Parigi, senza concedere interviste e coltivando il mistero che circondava il suo personaggio.