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Vento d’estate (2)

di Silveria Aroma

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La prima parte puoi leggerla qui [2]

Chiara prese la mano del suo nuovo amico e lo trascinò nell’acqua. Suo padre era divenuto invisibile per lei e le sue parole non avevano suono. Sentiva il suo corpo di giovane donna fiorire e si sentiva pronta ad andare incontro ai suoi impulsi.

Continuarono a giocare fra le onde mentre il tramonto tingeva di rosa cielo e mare. Si salutarono baciandosi sotto gli occhi attoniti del fratellino la cui pelle tendeva al gambero nonostante la crema protettiva.

La famigliola dopo una doccia calda lasciò i costumi a gocciolare stesi e si ritrovò unita intorno al tavolo di un piccolo ristorante in riva al mare, sotto un pergolato di canne. Una splendida luna rossa sorgeva sul mare di fronte a loro. La suggestiva cornice era per loro inesistente; Chiara giocava a mandare messaggini con il telefono per raccontare alle amiche la sua avventura, il fratellino protestava per le patatine fritte mentre padre e madre discutevano di conti. Lui aveva insistito per prendere un vino sfuso invece lei avrebbe preferito una buona bottiglia. Erano così rimasti prigionieri nei dieci euro che differenziavano la scelta. Nel tavolo accanto al loro una giovane coppia era intenta a scambiarsi effusioni all’ombra della luna. Una leggera brezza agitava i bordi delle tovaglie dei tavoli più esterni. Terminata la cena Chiara sgattaiolò via per incontrare il suo abbronzato isolano. Silverio la caricò sul suo scooter e la portò a fare un giro lungo la strada panoramica. Arrivati al belvedere di Chiaia di Luna si fermò. Sedettero sui muretti rivolti verso il mare odoroso della notte. Alcune barche a vela dondolavano dolcemente illuminate dalla luna che andava a rifrangersi sulla falesia ocra. Con qualche colpo di tosse Chiara fumò la sua prima sigaretta fingendosi disinvolta e convinta.
“Scendiamo in spiaggia, vuoi?”
“Sì… ma a mezzanotte devo rientrare in albergo, sennò sai che storie”.
“Abbiamo tempo”. La afferrò per mano e la condusse attraverso il tunnel romano.
Arrivati in spiaggia i baci si fecero più audaci.

[3]

Chiara era incerta sul comportamento da tenere. In parte si sentiva ancora una bimba e temeva i rimproveri dei suoi, in parte non riusciva a sottrarsi a quel gioco lusinghiero. Un’idea prevalse su tutto: l’effetto che avrebbe avuto il suo racconto alle amiche. Il mare e la luna furono i muti testimoni della sua scelta e Chiaia divenne la madrina di battesimo di quella sensualità in boccio.

Rientrò in punta di piedi in camera. Lo sguardo di suo padre che la aspettava sveglio la fece arrossire senza che lui lo notasse. Il tempo residuo della vacanza trascorse tra il mare vissuto di giorno con la famiglia e quello di notte speso con la passione.
Il giorno dei saluti giunse a troncare l’idillio. Il resto della famiglia era già proiettato mentalmente verso il ritorno alla routine mentre la giovane donna pianificava un prossimo ritorno all’isola magari lavorando per pagarsi il soggiorno.
Lui le baciò le lacrime lasciandola sulla passerella. Rimase a guardare l’aliscafo che partiva.
Chiara continuò a piangere fino a casa. Trovò consolazione soltanto negli abbracci delle amiche alle quali raccontò, nel chiuso della cameretta, di quel vento d’estate. Silverio sollevò lo sguardo dal lastricato scuro come i suoi pensieri.

Con il nome di Chiara ancora sulle labbra, incrociò gli splendidi occhi azzurri di una turista appena sbarcata, incantata nel guardarsi intorno.
“Posso aiutarti?”, le chiese.
E la giostra ripartì.