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La Fantasia

di Pasquale Scarpati

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In un’isola sperduta in mezzo al mare, forse l’isola di P… asqua, il sindaco convocò un Consiglio Comunale con un unico punto all’ordine del giorno: la Fantasia.
I consiglieri rimasero meravigliati, sbigottiti, sorpresi. “Che cosa vorrà mai dire?” si chiedevano.
Cominciarono a discutere tra loro prima di andare in assemblea.
Le domande si rincorrevano anche sul web. Non si parlava che di questo: chi diceva che il sindaco era uscito fuori di testa; chi rideva perché gli sembrava un argomento futile ed esilarante; chi sbraitava perché avrebbe lasciato la sua lucrosa occupazione per andare a “perdere tempo” per parlare, a suo dire, di sciocchezze; chi paventava e sosteneva che era tutto un tranello ed aggiungeva che era tutto un “magna, magna”. Insomma ognuno diceva la sua ma, in realtà, non si vedeva l’ora di andare in assemblea.

Quel giorno non solo nessuno dei consiglieri si assentò ma anche la “gente comune” si assiepò. Era così tanta che i vigili urbani dovettero intervenire per dividere alcuni che cominciarono a litigare per avere i primi posti. Siccome qualche insegnante ebbe l’ardire di portare la sua scolaresca a sentire la discussione, i vigili fecero mettere i ragazzini in prima fila.
Non appena i consiglieri li videro, si spaventarono e sussurrano tra loro: “Aho! Qua dobbiamo stare attenti a come parliamo…”. Perché si sa: i ragazzi sono i più severi censori e non hanno peli sulla lingua. Ma nello stesso tempo sorrisero ai ragazzi perché tra loro c’erano anche i loro figli e/o nipotini.

Finalmente, dopo aver letto, tra sbadigli, il verbale della seduta precedente ed il presidente dichiarata aperta la seduta, il sindaco prese la parola e fece quest’unica domanda: “Che cos’è la Fantasia?”

Dopo un breve silenzio, si alzò un consigliere occhialuto, pallido e dal viso un po’ scavato. Lo chiamavano il poeta e, come tutti i poeti, non navigava in buone acque perché, si sa, la poesia non porta pane.
Esordì dicendo: “Un gabbiano o un’aquila volano alti nel cielo. A volte battono le ali per spiccare il volo o per raggiungere ciò che loro vogliono. Ma, quando hanno raggiunto le correnti ascensionali, essi, con le ali distese, si librano nell’aria e volano leggeri come la sottile brezza marina. Uno stormo di gru che migra ci porta lontano. Guardano questo mondo dall’alto: non sono sfiorate né dalle sue brutture né dalla sua bellezza.

Così è la Fantasia: ci fa sognare e ci libera dai legacci. Essa, infatti, appartiene solo e soltanto al genere umano. A mio parere la fantasia è qualcosa di evanescente, etereo, che non si può neppure scrivere perché, scrivendo, già diventa realtà. Non credo che altri esseri viventi, definiti animali, abbiano questa facoltà. Essi hanno soltanto memoria ed istinto ma non fantasia. Immaginate se un gatto sogna o fantastica su un topo o un topo ha l’incubo del gatto”.
A questo punto tutta l’assemblea scoppiò in una fragorosa risata e molti beffeggiarono il “poeta”. Lui un po’ annichilito tacque e si sedette.

Si alzò un altro consigliere un po’ paffuto, con barba e baffi. Era una persona che aveva lavorato sodo accumulando un certo capitale.
Esordì dicendo: “Sindaco! Perché c…” ma poi ricordandosi che vi erano i ragazzini o forse perché qualcuno gli aveva dato un calcio sotto il banco, si bloccò e riprese con voce un po’ rauca ed un po’ di tosse: “Scusa, sindaco, ma perché mai ci avete convocato!? Sono sciocchezze. Chi se ne fr… ehm ma a chi importa della fantasia!?” Poi, voltandosi verso il poeta: “Ah, ah, gli uccelli che volano! Lo sai che faccio? Prendo un fucile e li abbatto. Altro che fantasia! Ecco dove va a finire la fantasia. Li metto nel carniere e poi li arrostisco allo spiedo. Bevendo, con gli amici, un bel bicchiere di vino rosso, corposo. Con la fantasia non si mangia pane, né pizze, né hamburger…”
“Né altre schifezze”
– lo interruppe un consigliere che vestiva sempre di verde. “Porca … Ehm… Per favore fammi finire” – riprese il paffuto sorridendo, allargando gli angoli della bocca, e concluse: “Insomma… penso che con la fantasia non si vada da nessuna parte!”.

“Eh già – riprese immediatamente quello vestito di verde – vuoi vedere che sulle pizze ci metti oltre al pomodoro e/o mozzarella anche frutta esotica o fichi d’India con le bucce? E non è frutto questo di fantasia? Vuoi vedere che, intorno ad un piatto di spaghetti condito molto semplicemente ci metti, al momento di impiattarlo, bucce di limone o uva passa o altri strani ingredienti per stimolare, per l’ appunto, la fantasia prima del gusto? E tutto questo per i tuoi interessi anche se, a volte, a discapito della salute”. Tacque.

“Eh no” – intervenne un consigliere con una camicia colorata a macchie con disegni stravaganti da sembrare uscita da un quadro dadaista – “la musica e lo spettacolo sono i mezzi più fantastici e fantasiosi. Essi ti fanno volare come gli uccelli nel cielo o esaltano talmente la mente che il tempo trascorre velocemente. Possono esaltare o deprimere, impaurire o dare ardimento; possono far ridere o commuovere. Ma ciò non è altro che fantasia! Quella è la sua casa! Abita e convive con l’Amore e la dolcezza ma, purtroppo, anche con l’intemperanza e la cattiveria”.

“Non esagerare” – intervenne un terzo alquanto panciuto e dagli occhi piccoli piccoli – “io, mentre gusto qualsiasi delizia, vago guardando il cielo da un’amaca. La fantasia mi spinge oltre il mare, oltre il mondo. Mi fa sorvolare il pianeta e mi fa andare nello spazio infinito…”.

“Ma, con questa pancia, come fai a sollevarti verso lo spazio… infinito? Ci riesci tu? Lo dici con la bocca, ma il tuo peso non ti permette di decollare” – lo interruppe uno dalle lenti molto spesse attraverso cui avresti potuto notare anche un forte strabismo – “La Fantasia galoppa nel passato, penetra nel presente e si inoltra nel futuro. Galoppa nel passato perché per molti versi lo si immagina simile al nostro soprattutto nella vita quotidiana e ciò non è vero. Penetra nel presente perché spesso immaginiamo anche quello che poi si rivela essere meramente frutto dell’immaginazione. Si inoltra nel futuro immaginando un mondo come vorremmo che fosse. Per questo continuiamo ad aspettare. La nostra attesa si fa così spasmodica che, quando diviene presente, neppure ce ne accorgiamo. Immediatamente, infatti, diventa passato e come tale impalpabile ed evanescente; direi quasi circonfuso di… fantasia. Vuoi vedere che ciò che stiamo vivendo, in seguito diventerà un mero ricordo?” – ciò detto, tacque.

La discussione divenne molto interessante e tutti vollero partecipare. Intervennero lo psicologo, il sociologo, il modista ed anche il sessuologo. Gli interventi più brevi furono quelli del matematico e del chirurgo mentre il più lungo fu quello del filosofo. Non mancò quello del giornalista che nell’inchiostro del giorno prima ha già inserito quello del giorno dopo. Molto apprezzato fu l’intervento dell’insegnante che spesso non può far altro che lavorare di… fantasia a causa dei pochi mezzi a disposizione.

L’unico che non intervenne fu il militare, perché armi e fantasia non vanno proprio d’accordo.

Quando già sembrava conclusa la discussione, una vocina si levò dai ragazzini che sembravano molto interessati. “Scusi signor sindaco” – disse – “non Le pare che anche per la nostra Isola ci vorrebbe un po’ più di Fantasia?” .

Piombò un silenzio solenne, poi si levò un brusio, poi un lungo applauso. Tutti annuirono. “Voi – concluse il sindaco – siete quelli che, con la vostra Fantasia, migliorerete l’Isola, dalla quale oggi sembra sia stata bandita!”.
Un raggio di luce penetrò nella stanza: la notte era passata, era sorto un nuovo giorno e neppure se n’erano accorti!

Così si sciolse quella strana seduta consiliare. A detta di molti un po’ fantasiosa. Altri asserirono, invece, che era stata fantastica. A ognuno il suo punto di vista!

Dimenticavo: se qualcun altro ha assistito a quella seduta può anche fare un resoconto degli altri interventi.
Io mi fermo qui altrimenti rischio di diventare troppo prolisso e… noioso!

 

1 commento per La Fantasia

  • Sandro Russo

    Nel giugno del 1984 Italo Calvino – a 61 anni, nel pieno della sua maturità artistica – viene invitato a tenere ad Harvard (Cambridge, Massachusetts, USA) sei Norton Lectures, delle relazioni la cui particolarità è l’assoluta libertà nella scelta del tema.
    È la prima volta in cui Calvino deve creare dal nulla un saggio prendendo direttamente e in prima persona la parola.
    Fino all’inverno successivo, Calvino non fa altro che raccogliere materiale utile per il suo intervento: nell’aprile del 1985 termina la stesura della “leggerezza”, tra maggio e giugno le si affiancano anche la “rapidità”, la “molteplicità”, “l’esattezza” e la “visibilità”. La sesta e ultima sezione, “consistency”, rimane incompiuta perché Calvino muore poco prima di partire, nel settembre 1985. Il libro incompiuto viene pubblicato dapprima solo in America e dopo tre mesi arriva anche in Italia; successivamente anche in edizione economica (Italo Calvino, Lezioni americane, Oscar Mondadori editore, Milano, 2002)

    È una lettura fantastica, di cui personalmente prediligo il capitolo sulla Leggerezza. Scrive Calvino: – La leggerezza per me si associa con la precisione e la determinazione, non con la vaghezza e l’abbandono al caso. Paul Valéry ha detto: “Il faut etre léger comme l’oiseau, et non comme la plume” – ma tutte le lezioni sono molto godibili.
    Trattando la voce “Visibilità”, Calvino propone il suo punto di vista sulla Fantasia.

    Prendo qualche frase qua e là…

    C´è un verso di Dante nel Purgatorio (XVII, 25) che dice “Poi piovve dentro a l´alta fantasia’. La mia conferenza di stasera partirà da questa constatazione: la fantasia è un posto dove ci piove dentro.
    [p. 92]

    Occorre definire cos´è l´immaginazione, cosa che Dante fa in due terzine (XVII, 13-18).
    O immaginazione, che hai il potere d´importi alle nostre facoltà e alla nostra volontà e di rapirci in un mondo interiore strappandoci al mondo esterno, tanto che anche se suonassero mille trombe non ce ne accorgeremmo, da dove provengono i messaggi visivi che tu ricevi, quando essi non sono formati da sensazioni depositate nella memoria?
    [p. 92]

    Possiamo distinguere due tipi di processi immaginativi: quello che parte dalla parola e arriva all´immagine visiva e quello che parte dall´immagine visiva e arriva all´espressione verbale. Il primo processo è quello che avviene normalmente nella lettura.
    [p. 93]

    Ma chiediamoci come si forma l´immaginario d´un´epoca in cui la letteratura non si richiama più a un´autorità o a una tradizione come sua origine o come suo fine, ma punta sulla novità, l´originalità, l´invenzione. Mi pare che in questa situazione il problema della priorità dell´immagine visuale o dell´espressione verbale (che è un po´ come il problema dell´uovo e della gallina) inclini decisamente dalla parte dell´immagine visuale.
    Da dove “piovono’ le immagini nella fantasia?
    [p. 97]

    Quando ho cominciato a scrivere storie fantastiche non mi ponevo ancora problemi teorici; l´unica cosa di cui ero sicuro era che all´origine d´ogni mio racconto c´era un´immagine visuale.
    [p. 99]

    Comunque, tutte le realtà e le fantasie possono prendere forma solo attraverso la scrittura, nella quale esteriorità e interiorità, mondo e io, esperienza e fantasia appaiono composte della stessa materia verbale; le visioni polimorfe degli occhi e dell´anima si trovano contenute in righe uniformi di caratteri minuscoli o maiuscoli, di punti, di virgole, di parentesi; pagine di segni allineati fitti fitti come granelli di sabbia rappresentano lo spettacolo variopinto del mondo in una superficie sempre uguale e sempre diversa, come le dune spinte dal vento del deserto.
    [p. 110]

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