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Epicrisi 313. Quando l’America perse la verginità

di Sandro Vitiello

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Qualcuno ha scritto che quello che è successo mercoledì 6 gennaio a Washington ha un valore storico pari alla caduta del muro di Berlino. Quattro giorni fa, aizzati dal presidente sconfitto alle ultime elezioni negli Stati Uniti, alcune migliaia di manifestanti hanno dato l’assalto al palazzo del parlamento americano – Capitol Hill – interrompendo l’assemblea congiunta di senatori e deputati che stava procedendo all’elezione formale del prossimo presidente Joe Biden. Mai nelle nazioni dell’occidente democratico si era assistito a qualcosa di simile. Un assalto al luogo simbolo della democrazia americana, sobillato da un presidente che non accetta il risultato elettorale.

Elezioni svolte nel rispetto più totale delle regole, esito verificato con scrupolo dopo tutti i ricorsi possibili eppure non accettato perché questo personaggio – Donald Trump – ha deciso che non può esserci risultato diverso dal suo personale trionfo.

La follia di un uomo che ha avuto nelle sue mani il destino della più importante nazione al mondo, dotata del più potente esercito dispiegato in tutti e cinque i continenti del pianeta, con un arsenale atomico in grado di cancellare l’esistenza di tutti noi in pochi istanti.

Questo uomo non è arrivato al potere per magia; Rosanna Conte segnala un importante articolo di Roberto Zanini sul Manifesto, che analizza in maniera meticolosa il retroterra di questa storia.

Questa è una storia molto pericolosa e un attento conoscitore e protagonista delle vicende americane – l’amico Emilio Iodice – ne sottolinea la gravità.

Io provo a narrarne le cronache con uno scritto che aggiunge qualche considerazione.

Speriamo che L’America che noi amiamo, gli Stati Uniti che ci hanno regalato emozioni, speranze, sogni e valori possano isolare questo cancro che si annida nelle sue viscere.

Sarà un percorso non semplice ma le ultime elezioni presidenziali hanno dimostrato che gli uomini e le donne in grado di rinnovare le istituzioni e la società ci sono e saranno in grado di definire una nuova frontiera verso cui andare uniti, senza lasciare indietro i più deboli, i più fragili. Come aveva iniziato a fare Barack Obama.

Questo secondo fine settimana del nuovo anno si segnala anche per i numeri della pandemia che non danno segnali di tregua. Si era immaginato che le festività avrebbero potuto essere momento grave di contagio e, malgrado tutti i limiti di spostamento imposti dal governo, i numeri raccontano di un covid-panettone che si è propagato nelle feste di famiglia e negli assembramenti da shopping che in troppe parti d’Italia si sono fatti notare.

Ne parliamo con due scritti del dottor Francesco Carta, medico all’ospedale di Formia e amministratore al comune di Ventotene. Il primo parla dell’importanza di riorganizzare l’assistenza ospedaliera legata al covid distribuendo meglio sul territorio i punti di cura. Nel secondo si parla di un discorso più generale legato all’assistenza sanitaria nella regione Lazio.

Il dottor Carta invita con forza a farci promotori di una campagna che porti a vaccinare il maggior numero di cittadini. Questa guerra contro il virus sarà vinta solo quando tutti – e penso a tutti gli uomini del pianeta – saranno immunizzati.

Ne parla anche Piergiorgio Odifreddi in uno scritto segnalato da Tano Pirrone.

Abbiamo anche uno scritto di Danilo D’Amico che racconta la sua personale battaglia contro il Covid, non risparmiando critiche all’amministrazione comunale di Ponza.
Sarebbe interessante sapere come il D’Amico – ipotetico sindaco – avrebbe gestito la pandemia sulla nostra isola.

Le idee chiare le ha Vincenzo Ambrosino con un lungo commento: la colpa è del governo.

Parliamo di cose belle; cominciamo da noi.
Anno nuovo, nuove iniziative.

Seppellita la rubrica della rassegna stampa abbiamo comunque sentito la necessità di comunicare le notizie che interessano la nostra isola: nasce Ponza news.

Nasce anche una bella rubrica dedicata alle immagini della nostra isola.

Attraverso i social network siamo inondati di immagini e la nostra isola è regina in questa virtuale passerella. Eppure uno sguardo più delicato come quello che proviamo a narrarvi ha un suo perché.
Dentro ad una foto ci puoi trovare un pezzo di anima dell’artista che la propone. Le parole per raccontarla e per raccontarsi. Non diamo niente per scontato, cerchiamo la poesia nelle immagini.

Purtroppo ci ha lasciato Lucia Mazzella, da Santa Maria.
Festeggiamo i centouno anni di Lucia Scotti, un augurio grande a lei.

Che dire ancora?

Una trentina di anni fa Francis Fukuyama teorizzava con il suo libro “La fine della storia” che ormai il mondo andava a stabilizzarsi con la sedimentazione delle ideologie comuniste e capitaliste. E quindi tutto quello che poteva succedere era già successo.
Forse non aveva previsto le tante cose che ci sono capitate ultimamente e quelle che sicuramente andremo a vedere.

Prepariamoci a vivere tempi nuovi con uno spirito aperto ed una capacità di comprensione superiore a quella che abbiamo avuto.
La storia non è finita; ne inizia una tutta nuova.

Buona domenica a tutti.

 

 

 

 

 

 

1 commento per Epicrisi 313. Quando l’America perse la verginità

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