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Stati Uniti d’America, anni di odio hanno cambiato la genetica della democrazia

Segnalato da Rosanna Conte

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Ripercorrere i fatti degli ultimi anni potrebbe aiutare a capire meglio il tragico assalto a Capitol Hill di mercoledì scorso.

La ricostruzione che ne fa Roberto Zanini sul “Manifesto” di oggi è chiara e articolata.

C’è da chiedersi perché si aspetta a vedere quello che succede quando viene seminato l’odio: non si ritiene che possa andare in segno?

No, non è così, perché è la zattera di salvataggio di chi non ha speranze e, quando aumentano enormemente i disperati, l’odio dilaga divenendo strumento in mano a chi ha il potere economico per avere anche quello politico attraverso il quale chiude la morsa con la dittatura.

Non facciamoci illusioni pensando che i politici vengono votati liberamente. No. Il pensiero dei cittadini è spesso coartato dalle contingenze e dalla propaganda. Dobbiamo stare attenti ad attribuire valore di verità a chi può soddisfare la rabbia che abbiamo dentro: è quello il momento in cui tenere gli occhi più aperti.

A seguire il link all’articolo di Roberto Zanini.

anni-di-modifiche-genetiche-sullodio-e-nata-una-nazione.pdf

2 commenti per Stati Uniti d’America, anni di odio hanno cambiato la genetica della democrazia

  • vincenzo

    Sto usando un tono bassissimo, tanto da non riuscire a sentire neanche io quel che dico. Sottovoce e con rispetto, io dico che da molti anni c’è qualcosa che non va nel mondo.
    Trump è uno dei prodotti di questa mutazione genetica.
    Il potere per il potere genera mostri. Non ci riempiamo la bocca di parole che hanno perso di valore. Democrazia, libertà, costituzione, parlamento, ONU, FMI.

    L’uomo le ha inventate al servizio dell’uomo, ma sono finite al servizio della speculazione finanziaria.
    La gente capisce, la gente è insoddisfatta. La maggior parte degli abitanti di questo pianeta è esasperato.
    Qualcosa è scappato di mano: tutto doveva essere globalizzato ma non l’informazione.

    https://www.facebook.com/vdnewstv/videos/1653923008098756/
    “L’America non è più il più grande paese al mondo”. In occasione del 4 luglio 2020, il giorno dell’Indipendenza in America, Will McAvoy – protagonista della serie The Newsroom – ci ricorda tutti i difetti di un paese controverso.

  • Rosanna Conte

    Certo che le parole sono convenzioni sonore in cui l’uomo inserisce dei significati che cambiano col tempo per diversi motivi. Il fenomeno dello svuotamento di significato voluto per “ingannare” gli altri si è sempre verificato nella storia e con la globalizzazione le ricadute sono planetarie. Siccome le parole hanno un senso per chi le usa è sempre opportuno qualificarne il significato: invece si usano scorciatoie per circuire chi non ha strumenti per capire. Perché una delle cose che dobbiamo ribadire a gran voce è che l’ignoranza e la disabitudine a riflettere sono grandissime collaboratrici di questo degrado comunicativo e morale attribuendo valore di verità a quello che è più comprensibile o più “sentito”. E’ facile scaricare sugli altri le conseguenze di azioni compiute personalmente da parte di chi usa in questo modo vergognoso le parole e la dialettica (perché c’è una dialettica sottesa che non tutti individuano): chi non ha strumenti ne è travolto perché ritiene che quella che gli viene indicata sia la strada per soddisfare i propri bisogni. E’ una vecchia storia, ma non puoi prendertela solo con i grandi nomi e con i potenti. Noi, qui, sull’isola come ci comportiamo? Siamo molto parolai, ma non badiamo minimamente se quello che diciamo è stato recepito nel modo giusto per noi. E l’imbarbarimento della dialettica locale, dovuta a parole di scherno e di denigrazione delle persone, prive della serietà che privano ogni argomentazione del suo rapporto col merito, spostando l’attenzione volgarmente su ben altro per avere approvazione facile, non è altrettanto colpevole? Non si può parlare dei massimi sistemi se non si parte dal basso dal quotidiano.

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