Attualità

Una canzone per la domenica (125). Due motivi di John Foster

di Silverio Guarino

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Era un po’ che mi ritornava in mente quel motivetto e quelle parole: “Carissima Sermonette, hai ragione tu, siamo peccatori, l’amore vero non esiste più…”; tanto “swing” e una voce inconfondibile.

Ma di chi era quella voce?

Ma sì, era quella di John Foster, pseudonimo di un anonimo Paolo Occhipinti nato nel 1939 e che negli anni ’60 già si esibiva con “cover” di brani oltreoceano per la sua casa Phonocolor; “Sermonette” era proprio un brano del 1961, “cover” di quella più famosa di un certo Earl Grant, voce, pianoforte e tastiere da vera star.

E così questo anonimo Paolo Occhipinti, palermitano un po’ brutéto, per dirla alla veneta, denti affollati, secco allampanato con gli occhiali e cravatta come un impiegato di banca (come il padre) faceva già il verso ai cantanti d’oltreoceano, con un nome “made in USA”, coniato per far successo e per musicalità fonetica.

Se adesso vi dico che John Foster aveva vinto l’edizione di “Un disco per l’estate” 1964 con un brano divenuto famoso, “Amore scusami”, ripreso da molti altri artisti anche stranieri, forse qualcuno di voi lo ricorderà meglio.

Il testo della canzone

Amore scusami

Amore scusami
Se sto piangendo, amore scusami
Ma ho capito che lasciandoti io soffrirò
Amore baciami, arrivederci, amore baciami
E se mi penserai ricordati che amo te!

Mi chiedo: che posto mai potranno avere queste mie canzoncine di facile ascolto e dal contenuto lieve, quando confrontate a quelle paludate degli altri patiti della Canzone della domenica?

Ma, in fondo, “…sono solo canzonette”, come ci ricorda Edoardo Bennato ed allora le canzoni devono essere apprezzate quali frutto di fantasia ed espressione di sentimenti i più disparati tra loro e pertanto tutte godibili e degne di essere ascoltate.

D’altra parte, solo per conoscenza e non per autoreferenzialità, avendo io suonato (chitarra e basso elettrico) negli anni ’60 con un gruppo (allora si chiamavano “complessi”: I Monaci) ho avuto modo di esibirmi insieme a I Pooh, i New Trolls, gli Alunni del sole e Louiselle (sempre come complesso “spalla”; aprivamo la serata in un “dancing” chiamato “Il Ritrovo” di Latina) e in un indimenticabile “Mac Pi 100” una serata con i Formula 3 all’Hotel Europa di Latina; abbiamo poi accompagnato musicalmente in occasione di due oceaniche Feste dell’Unità sia Nicola di Bari a Cori (LT) che Sergio Endrigo all’anfiteatro di Sezze (LT); in questa ultima occasione davanti a quasi diecimila persone.

Tanta adrenalina e tanta musica, insomma. Veramente tanta. E tante canzonette. Veramente tante (mai troppe).

Per non scomodare troppo nomi illustri a sostegno del mio pensiero al riguardo, ricordo solo Francesco Petrarca che scrisse quel Rerum vulgarium fragmenta, meglio conosciuto come “Canzoniere”, in un periodo di quaranta anni, dal 1335 alla sua morte, composto essenzialmente da sonetti. Già 366 componimenti, di cui 317 sonetti; già, sonetti: 18 righe costituiti da due quartine e due terzine con rima ABAB ABAB le prime e CDC DCD le seconde; canzonette, insomma.

E che Luisa non mi bacchetti troppo per le virgole, le parentesi e le virgolette di cui non ho potuto fare a meno.

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