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d-05 foto-02 scotti-e-bis 114 la-spiaggia Spugne e astroides si contengono lo spazio

C’era una volta la polenta…

di Nazzareno Tomassini

 

Piccoli auguri d’un Natale confinato, ma sconfinati auguri per un 2021 meno pestifero!
Propongo un piccolo pezzo, sperando di strapparvi un piccolo sorriso.
Naz

Certamente si può ancora chiedere e mangiare in qualche ristorante. Ma quando parlo della polenta intendo fare riferimento non a quella servita su un piatto e da tagliare con il coltello, ma a quella morbida e cremosa che si cucinava soprattutto nelle regioni dell’Italia centrale ancora negli anni del dopoguerra e che si serviva stesa su una ampia tavola a disposizione di tutti i commensali.

La ricetta era molto semplice, ma il tempo di cottura era molto lungo e faticoso. Non bastava infatti versare la farina di granoturco nella pentola dove l’acqua aveva già cominciato a bollire, un po’ come si fa con la pasta. No, bisognava subito mescolare energicamente con una spatola di legno, per impedire che la farina che cominciava ad aggrumarsi schizzasse fuori violentemente. E non si trattava di girare per dieci minuti al massimo; no, bisognava far passare almeno mezz’ora e questo significava che bisognava essere almeno in due intorno ai fornelli, per darsi il cambio ogni cinque minuti.
– Dai vieni, che il mio braccio non ne può più… ora tocca a te! – mi diceva ogni tanto mia madre. Perché quando era il giorno della polenta, io ero sempre pronto in cucina.

Quando finalmente la farina mostrava di essersi ben integrata con l’acqua fino a formare una crema compatta, allora si poteva versare; ma non nei piatti, ma su una tavola rettangolare di circa un metro per cinquanta centimetri, buona per un massimo di sei commensali. Questo significava che la polenta doveva essere versata lentamente, partendo da un’estremità della tavola e scorrendo lentamente verso l’altra estremità, fino a formare una bella spianata di uno spessore non superiore ai due cm. Dopodiché si versava un buon sugo di pomodoro più o meno arricchito di spezie e salumi, anche questo da spianare per bene su tutta la superficie della polenta.

A questo punto tutti potevano cominciare a mangiare, utilizzando soltanto una forchetta e cominciando a servirsi partendo dal lato più vicino e procedendo verso il centro della spianata. I confini laterali erano comunque immaginati; era chiaro che tutti dovevano mangiare davanti a se stessi, senza divagare troppo né a destra né a sinistra. Chi mangiava più veloce, però, non di rado mangiava anche di più, perché tendeva ad allargarsi sui due lati per non arrivare troppo presto al centro. Il confine entro cui servirsi veniva definito in sostanza dalla buona educazione; chi non si fidava dei propri vicini, arrivava a volte a delimitare il proprio confine tracciando con la forchetta una linea di demarcazione sulla spianata.

Rimase famosa la scena di un vecchio film – di cui purtroppo non ricordo più il titolo – che mostrava l’interno di una casa di una Roma degli anni ’40.

Nella sala da pranzo tutta la famiglia è ormai seduta, nonno compreso, e aspetta con ansia che la polenta venga stesa sulla tavola. Finalmente la padrona di casa arriva con il pentolone e versa la polenta come si deve, poi torna un attimo in cucina a depositare la pentola ed il mestolo, ma torna con una sorpresa.
– Mi è avanzata una salsiccia, una sola – dice sorridendo – la metto nel mezzo e chi arriva per primo al centro se la mangia.

Viene subito inquadrato il nonno che non nasconde la voglia di mangiarsela lui quella salsiccia, ma sa bene che figli e nipoti saranno più svelti di lui a finire tutta la polenta che spetta loro ed arrivare così al centro della tavola. Accade però un imprevisto: si sentono d’improvviso le sirene dell’allarme aereo e contemporaneamente la corrente elettrica s’interrompe e tutte le luci si spengono. Mugugni, risolini, parole a vanvera si mescolano nell’attesa, poi di nuovo improvvisamente la luce torna e… la salsiccia non c’è più! Grida di sorpresa, interrogativi minacciosi che cadono nel vuoto… solo il nonno resta muto; fa finta di niente, ma intanto si copre la bocca con la mano per nascondere gli ultimi movimenti delle labbra…

 

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