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Epicrisi 310. Il tempo delle attese

di Enzo Di Fazio

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L’epicrisi la prepariamo il sabato, in modo che dopo mezzanotte, o al più tardi nelle prime ore del mattino della domenica, si trova pubblicata sul sito.
Nel momento in cui scrivo è una bellissima giornata di sole, senza vento, come le tante altre che ci sta regalando questo dicembre dell’anno della pandemia da Covid-19.

Tra due giorni si apre la porta di una nuova stagione. Il 21, solstizio d’inverno, sarà il giorno più corto dell’anno. Da quel momento in avanti la giornata comincia pian piano ad allungarsi. Quest’anno – scrive Fiammetta Rubini su money.itsi verificherà in corrispondenza del solstizio d’inverno la congiunzione tra Saturno e Giove e tornerà a brillare nel cielo la famosa Stella di Natale che secondo la leggenda avrebbe guidato i re Magi alla grotta di Gesù. Si tratta di un fenomeno rarissimo che non si vede da 800 anni. I due pianeti saranno sempre più vicini in questi giorni, fino a raggiungere il picco la sera del 21 dicembre, quando ci appariranno come un solo punto luminoso, la Stella di Natale, per l’appunto.
Proviamo ad individuarla. Guardare il cielo stellato mi distende (non so a voi) e, qualche volta, mi fa anche sognare…

Ieri mattina al mercatino del pesce, giù al porticciolo di Formia, ho comprato un bell’esemplare di calamaro ancora vivo (750 grammi!) e il pensiero è andato agli amici di Ponza che – mi dicono – qualche “calata a calamaro” fuori la Guardia o fuori Chiaia di Luna o fuori Cala Caparra ogni tanto, quando è bel tempo, la fanno.
Le foto con i colori dei tramonti e delle albe di Ponza che pubblichiamo con cadenza quasi quotidiana sul sito ad apertura della RS, grazie alla sensibilità e all’occhio di Rossano e Silveria, ci restituiscono l’immagine di un’isola in pace, tranquilla, oserei dire paradisiaca.

E l’idea di isola pacificante non svanisce nemmeno quando quel mare piatto, variopinto, acquerellato, diventa rabbioso e monocromatico. Perché sappiamo che dopo la tempesta arriva la quiete come il giorno dopo la notte oscura.

Non è lo stesso se consideriamo l’isola in funzione della sua comunità.
Lì viviamo di attese… e mai come in questo periodo le attese si accompagnano alle incertezze.
E’ di ieri l’ennesimo Decreto presidenziale con le nuove misure anti Covid: giorni arancioni che si alternano a giorni rossi, regole per gli spostamenti che si possono o non si possono fare, limiti al numero di persone che si possono sedere a tavola nei giorni delle feste ed altre indicazioni.
E’ vero, c’è confusione ma, al di là delle prescrizioni, mi domando: è così difficile disciplinare i propri comportamenti e sforzarsi di avere rispetto nei confronti del prossimo che, poi, significa averlo anche nei confronti di sé stessi? Stenta, infatti, ancora a passare il principio che buona parte della diffusione dei contagi dipende da noi, dalle cose che facciamo e da come ci muoviamo; c’è ancora tanta gente che vede la norma non come mezzo applicativo per la tutela della salute quanto come mezzo limitativo della propria libertà.
Intanto la piccola comunità di Ventotene vive ora d’ansia, nell’attesa di conoscere l’esito dell’indagine predisposta per farla su tutti gli isolani.
Pare che il virus, presente nei casi conclamati, si sia propagato proprio per la sufficienza che ha caratterizzato il comportamento di alcune persone.

Si parlava di attese. Tali sono quelle che girano intorno ai tanti problemi di Ponza e, in particolare, guardando i temi trattati durante la settimana, a quelli relativi al dissalatore, all’ampliamento del cimitero, al nuovo piano regolatore e all’arredo urbano.
Il dissalatore è argomento attualissimo ma, per quanto si sa, non sembra se ne parli abbastanza. E’ un tema che si affronta e poi si abbandona. Verso cosa evolverà non è dato di sapere. Eravamo rimasti al ricorso avverso alla sentenza del Tar favorevole ad Acqualatina che il Comune doveva presentare al Consiglio di Stato e alla lettera di apertura del Gestore del Servizio Idrico prendendo spunto dalla missiva di Emilio Iodice. In questo “dialogare” è ritornata Idroambiente, società del gruppo Marnavi che ha realizzato il primo dissalatore mobile marino e che propone di utilizzarlo per Ponza, come per altre isole minori.
Intrigante proposta che non manderei a mare ma che chiederei di corredare di uno studio di fattibilità economica visto che di costi non se ne parla. Condivido al riguardo le osservazioni contenute nei commenti di Sandro Russo e Filippo Luzi.

Altro tema su cui è probabile che si apra nei prossimi giorni un acceso dibattito è quello del nuovo piano regolatore e della revisione dei vincoli cimiteriali.
Venerdì c’è stato un consiglio comunale che ne doveva discutere. Annunciato, con grandi propositi, anche attraverso la stampa (vedi articolo pubblicato il 14 dicembre dal quotidiano il faro on line) sembra non abbia portato a nulla. A detta dell’opposizione che nel suo comunicato non fa sconti a chi governa, tutto è stato rimandato. Ci auguriamo che quanto prima arrivi anche il contributo dell’Amministrazione per saperne di più.

Intanto è il caso di ritornare su un bisogno impellente da soddisfare. E’ tempo che il Comune si doti di sistemi di comunicazione a distanza in modo da consentire, quando si tratta di assemblee pubbliche, la partecipazione dei cittadini. La pandemia, che da febbraio ci ha cambiato la vita, non ha portato solo problemi e negatività ma anche opportunità, come quella dello sviluppo del digitale con riflessi positivi su tanti settori, dai sistemi di comunicazione alla biotecnologia, dall’intelligenza artificiale allo smart working.

Ho citato tra i problemi l’arredo urbano.
Sul sito non se ne parla in maniera diretta ma ci si arriva attraverso l’articolo di Luisa, Il verde a Ponza questo sconosciuto.
Il 21 novembre si è celebrata la Giornata nazionale degli alberi. Un po’ dappertutto le scuole sono state interessate, anche attraverso i gesti simbolici della piantumazione, a ricordare l’importanza degli alberi e del verde come elementi della natura e dell’ambiente.
E’ innegabile che il verde sia riposante e come ad un albero si associ il concetto di riparo. I medici dicono che guardando un albero il battito del cuore rallenta.

Non so se a Ponza la ricorrenza è stata ricordata. Spero di si. Sappiamo intanto che il pino della Dragonara è stato tagliato e al suo posto c’è un’aiuola vuota; girano voci che dovrà essere tagliato anche l’araucaria di Sant’Antonio (speriamo siano solo voci) e un po’ tutt’intorno, come osserva Luisa, quel poco di verde che c’è appare malandato e malcurato.

Insomma il tempo passa e aspettare che le cose cambino senza fare nulla per smuoverle non è certo l’atteggiamento migliore; né i problemi legati alla pandemia possono diventare alibi per giustificare l’immobilismo.

Franco De Luca, animo sensibile legato all’isola in maniera ancestrale, avverte questo immobilismo che è anche un po’ smarrimento e, con il suo Perdersi, invita a dare concretezza all’essere una comunità mantenendo vivo il contatto culturale, paesano, isolano…

Intanto si è fatto buio e lo spicchio luminoso di una luna crescente prelude ad un’altra giornata buona.
Serve per mitigare la confusione di questo nostro tempo che, fatto di chiusure, distanze ed attese, possiamo rendere interessante se lo riempiamo di letture, ascolti, visioni e riflessioni.
Ci invita a farlo Tano con L’inverno del nostro scontento, articolo ricco di spunti per cercare anche, ognuno a suo modo, tra i propri libri quelli non letti o quelli da rileggere perché in qualche modo hanno lasciato il segno, o quelli iniziati e mai finiti perché forse non era il tempo giusto.

Ma la sera, quando buio e silenzio ci avvolgono, può essere anche l’occasione per sfogliare le pagine del sito.
Tra gli articoli della settimana appena trascorsa c’è un po’ di tutto:
A chi piace la storia e, in particolare, quella legata al periodo napoleonico e alla resistenza opposta dai briganti all’esercito francese ci sono i due articoli di Fabio Lambertucci sulla strage dei “briganti” di Tolfa (1) e (2) che hanno dato lo spunto a  Sandro per parlare dell’esperienza giacobina di quel periodo e del travagliato anno, il 1799, in cui trovò la morte per impiccagione sulla piazza del Municipio di Ponza Luigi Vernau, martire della Repubblica Partenopea.


A chi piacciono le curiosità segnalo Il Vassoio di Ventotene di Silverio Lamonica e Isole: piselloni e lucertole di Sandro Russo.  Il primo è la meticolosa descrizione di un vassoio di legno decorato a mano da Ernesto Rossi, uno dei firmatari del Manifesto di Ventotene, con raffigurati tutti i confinati presenti in quel periodo sull’isola; il secondo tratta di due scogli che si somigliano, il Pisellone (o Canna) di Filicudi e il Caciocavallo di Ponza, con gli inevitabili riferimenti agli attributi maschili di facile intuizione.


Infine la segnalazione di due libri:: “Vita da Vate” di Luigi D’Angelo con recensione di Emilio Iodice e “La verità negata” di Dario Vassallo e Vincenzo Iurillo, libro-inchiesta sull’uccisione di Angelo Vassallo; quest’ultimo un coraggioso tentativo di arrivare, attraverso frammenti di verità e testimonianze, laddove la giustizia ha subito una battuta d’arresto.


Una annotazione sulla Rassegna Stampa che a fine anno chiude i battenti. I motivi sono tutti lì, descritti nell’articolo.
Nella settimana appena trascorsa, limitandoci alle notizie riguardanti la nostra isola, abbiamo riportato una poesia di Antonio De Luca, la vicenda del pugile morto a Ponza il 9 agosto che va via tingendosi di mistero, l’annuncio del nuovo piano regolatore con richiesta di partecipazione di tutta la cittadinanza (!?) e la questione del vincolo cimiteriale (argomenti, come detto più sopra, all’ordine del giorno del consiglio di venerdì 18, ma – pare – limitatamente trattati).

Chiudo con una mia considerazione sulle conseguenze della pandemia.
Prima ho detto che il Covid-19 non ha prodotto solo negatività ma ha consentito di cogliere anche delle opportunità.
C’è un altro aspetto positivo, a mio avviso. L’uso delle mascherine induce le persone che si incontrano a guardarsi negli occhi, cosa che non avviene sempre quando si è a viso scoperto distratti dal movimento delle labbra o dagli altri elementi del volto.


Fateci caso, quando incrociate qualcuno con il volto visibile a metà gli occhi rappresentano il primo elemento che vi attrae e, perciò, si è portati ad incrociare lo sguardo e a guardarsi negli occhi.
E guardarsi negli occhi avvicina…

E’ l’ora di aprire
tutte le finestre
tutte le porte
abbattere i muri
se occorre per poterci
guardare negli occhi
trovare una parola nuova
una parola, nuova

Ricordate? E’ l’ultima strofa di Tempo, la canzone di Ambrogio Sparagna proposta domenica scorsa.
Buona domenica a tutti e… nell’attesa di tempi migliori, usiamo la mascherina e rispettiamo le distanze.

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