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“Vita da Vate” di Luigi D’Angelo

Recensione di Emilio Iodice

 .

In quarant’anni avrò letto un centinaio di autobiografie e forse duecento biografie. Nella maggior parte dei casi, si trattava di persone straordinarie che stabilivano un modello di vita serio pieno di risultati. Le autobiografie, per lo più, erano delle auto-esaltazioni.

Questo non è il caso del professor Luigi D’Angelo, che è una grande persona, un medico meraviglioso e un essere umano straordinario che si è dedicato a salvare vite e aiutare gli altri ed essere un amico, padre e benefattore.
La sua autobiografia esprime umiltà, umanità, frivolezza e un incredibile senso dell’umorismo.
Non si è mai preso sul serio il che, per la mia esperienza, è un segno di un uomo veramente grande,

La sua storia parla di una vita intrecciata con umorismo e spensieratezza mentre realizza cose fantastiche di cui pochi di noi possono parlare. Raramente menziona le vite salvate, l’empatia e la compassione per gli altri e il senso di spiritualità che è alla base del suo modo di vivere.

Consiglio questa bellissima opera a chi ha voglia di sorridere, ridere e anche ispirarsi a chi ama la vita e ama Ponza, come pochi possono. Apprezza la nostra isola come qualcuno che si è convertito a una nuova fede e la ama soprattutto per la bellezza, le sfide e la sua gente.

Congratulazioni, Luigi, per un’opera che sarà un esempio di come le autobiografie dovrebbero essere preparate: con allegria e umiltà. Dio ti benedica.

Alcuni estratti da Vita da Vate di Luigi D’Angelo:

La “bellezza” è un concetto che non mi ha mai riguardato! Fin dalla nascita.
Era nato “Sua bruttezza serenissima”!
 

In tutta la mia prima infanzia la mia favoletta preferita era “Il brutto anatroccolo”; nella narrazione, infatti, verso la fine, la bestia si evolveva (un vero e proprio trasformer dell’epoca) in un bellissimo cigno, si sposava una principessa e sarebbero vissuti “felici e contenti”!

… alla nascita di mia sorella, che avvenne nella stessa “Clinica Cirillo” il 6 agosto del 1955 (così sapete pure quanti anni ha lei, che li nasconde sempre anche perché se li porta abbastanza bene, tiè!).

La mia famiglia viveva di conflitti, eravamo come “vietnamiti”: mia madre e mio padre sono sempre stati in guerra perché a mio padre “piacevano le donne”; costui, per rassicurare la moglie, giurava la sua fedeltà sulla “salute dei figli” (e, difatti, qualche malanno ce lo siamo “guadagnato”!) e mia madre, lungi dal credergli, aggiungeva: “guardate che schifo di uomo, giura pure il falso sulla salute dei figli!”.

Osservavo quella triglia come in futuro avrei guardato Naomi Campbell, cioè senza alcuna forma, neanche larvata, di razzismo, ma non dico altro perché vorrei che questo libro venisse utilizzato come testo anche nelle scuole elementari.

“Questa triglia grande la mangia tua sorella, che è piccola e deve crescere!”
A parte il fatto che, all’epoca dei fatti, se mia sorella aveva 4 anni io ne avevo 7 e, pertanto, “dovevo ancora crescere pure io” (in futuro avrei fatto il liceo classico, ma 4 + 3 riuscivo a farlo già allora, per cui mi sembra anche fuori luogo ostentare la mia parentela

A questo punto le feci garbatamente notare che lo standard usuale delle triglie era di piccola taglia, mentre quella che fuoriusciva (sia di testa che di coda!) dal suo piatto era del tutto “fuori misura”, dal che si evinceva che le triglie piccole erano le “nipoti” e quella grande era la “nonna” delle triglie; per maggiore correttezza precisai: «…sarà certamente morta di vecchiaia!».

Fui così convincente da sembrare l’on. Gianfranco Fini quando disse subito che della casa di Montecarlo non ne sapeva niente, al punto che la “Fontana del Nettuno”, iniziando nella sua copiosa e quotidiana occupazione, sospinse il piatto verso di me con una frase magica: “non la voglio, è morta di vecchiaia, è la nonna delle triglie!”

L’Economia ti spiega che è conveniente commerciare droga, la Giurisprudenza ti ricorda che ciò è assolutamente vietato!

Comunque sia, l’amore per i pazienti e l’ambizione sfrenata mi hanno portato, comunque, a conseguire l’apicalità nella carriera accademica.

Ponza è la “mia” terra, l’isola della mia infanzia, quella dei miei ricordi… dei primi pesci presi con una canna rudimentale dell’epoca, sapientemente innescata da Geppino Vitiello (padre del mio fraterno amico Tommasino), che mi seguiva con sguardo ed affetto paterno!

I Ponzesi si dividono in due categorie: a) proprietari di pontili; b) invidiosi. 

Ed eccoci, finalmente alla fine, così non potrete dire che questo libro “non aveva né capo né coda”!

Per copie di “Vita da Vate” di Luigi D’Angelo inviare mail a: editori@guida.it tel. 081 290768 (www.guidaeditori.it) Via Bisignano, 11 – 80121 Napoli – Costo: 15 euro (di cui un euro alla Rotary Foundation).
Ritirando il libro presso la Casa Editrice si può avere la dedica dell’autore (specificando sulla mail il nome e cognome). La Guida Editori può curare la spedizione postale in tutta Italia oppure sarà disponibile nelle librerie (Feltrinelli, etc.) e nei siti web (Amazon, Ibs, Google, etc.) ISBN 9 788868 667207

 

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