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Pertini, i giovani di Ventotene e il progetto di Falomo: un incontro indimenticabile

di Tonino Impagliazzo

 

Nell’articolo di Enzo Di Fazio Coltivare la conoscenza (leggi qui) è stata ricordata   una testimonianza legata al periodo in cui il presidente della Camera Sandro Pertini fu carcerato e confinato a Ventotene. Si accenna ad un incontro avuto nel 1977.  Il brano che segue rievoca in maniera più diffusa quell’incontro nel corso del quale Pertini cita, tra l’altro, il contratto di fitto firmato da Giuseppe Di Vittorio.

Pertini alla mostra dell’archeologo Giovanni Maria De Rossi (al centro con la moglie)
sul patrimonio archeologico delle isole pontine (Roma 1982)

Era l’ottobre del 1977 quando un gruppo di ragazzi dell’isola di Ventotene venne ricevuto dal presidente della Camera Sandro Pertini per la condivisione di  un  progetto finalizzato alla riutilizzo  di un immobile, in disuso da 35 anni, ubicato in Via Granili, un tempo  ex  Caserma della Milizia.

Obiettivo principale del progetto era quello di sostenere la diffusione dei valori espressi nel “Manifesto di Ventotene” e mantenere viva la memoria del “Confino politico sulle isole“.

Pertini ed altri confinati a Ventotene

Il progetto elaborato dall’arch. Giacomo Falomo, per conto della Ventotene -coop- tourist, prevedeva la ristrutturazione di un immobile, dislocato nelle vicinanze dell’ex  Città Confinaria  dei Cameroni ,  da utilizzare per coltivare  la conoscenza e la  diffusione dei principi espressi nel Manifesto per un’Europa Libera e Unita  oltre che come luogo  per custodire  la  storia  e  la memoria del confino politico sulle isole.

Sin da subito trovammo il Presidente favorevole ed entusiasta dell’iniziativa. Ricordo che chiamò il Segretario Maccanico e, con l’intento di rappresentare al riguardo il proprio “pensiero positivo”, gli chiese di sottoscrivere l’elaborato tecnico e di telefonare urgentemente all’On.le Giulio Andreotti (referente politico per la Provincia di Latina) allo scopo di sollecitarne la condivisione.

Sandro Pertini e Antonio Maccanico

In attesa della risposta, si prestò ad un colloquio sincero e cordiale. Volle sapere  dei nostri familiari, ed io riferii di essere il figlio di Vincenzino, la persona che  gestiva, con il  fratello Raffaele, il  Bar in Via Roma nei pressi del quale tutte le mattine si formava una fila di confinati cui si univa Pertini per la degustazione di un buon caffè. Il Bar era adiacente al Circolo Giustizia e Libertà di cui facevano parte Altiero Spinelli e compagni.

E lui, il Presidente, con il suo fare allegro e risoluto, continuando disse “sei stato fortunato ad avere un papà così buono e sempre disponibile con i confinati” e poi continuando “a volte si faceva anche carico di ricevere delle cose (in genere corrispondenza, nda) dai confinati da portare a Napoli”

Il colloquio prese corpo. Aggiunse così di un suo “cruccio”, quello di non aver aderito al Manifesto per un’Europa Libera e Unita. Spiegò che essendo socio del Circolo Fratelli Rosselli in Piazza Castello, riteneva “un’azione poco coerente verso il Circolo  di origine“ la sottoscrizione di un documento partorito nel Circolo Giustizia e Libertà  di Via Roma.

Chiedemmo del perché non avesse desiderato tornare sulle isole “luoghi di confino e di carcerazione“ e lui, risoluto e deciso:  “per non  arrecare  imbarazzo e dolore a  persone  con  le quali  avevo  condiviso  sentimenti affettuosi”.

Continuando nel colloquio, chiedemmo al Presidente se rispondesse al vero che il confinato Giuseppe Di Vittorio, nel periodo del confino a Ventotene, avesse preso in fitto, in località Fontanelle, una piccola stalla ed un campo agricolo.  E lui con piglio determinato, confermò e aggiunse: “Ragazzi, dovete sapere che  il latte che produceva l’azienda, messa su grazie all’iniziativa di Giuseppe Di Vittorio, veniva portato tutte le mattine sul presto alla città confinaria e veniva assegnato al camerone dei tubercolotici, di cui facevo parte anch’io”

Nel frattempo era tornato Maccanico. Rivolgendosi al Presidente disse che l’On.le Giulio Andreotti non era in sede ma, una volta rintracciato, si sarebbero adoperati per farlo mettere in contatto con la Segreteria.

A questo punto, Pertini ritornò sul progetto con parole di incoraggiamento verso i presenti, riservando un ringraziamento più specifico all’indirizzo dell’ arch. Giacomo Falomo. Subito dopo aggiunse: “Ragazzi non desistete, perseverate e proseguite nella realizzazione del Progetto”

E continuando, con tono dolce e conciliante, disse “riservate un camerone a testimonianza e ricordo del “Confino Politico sulle Isole”, perché io, sin d’ora, vi faccio dono del mio cappello, del bastone e di tutta la biblioteca personale”

La targa ricordo a Santo Stefano

Un saluto breve, ci accompagnò all’uscio dello studio e, lasciandoci, ci raccomandò di tenerlo informato.

Cosa ne fu di quel progetto lo descriverò in un prossimo articolo.

 

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