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Giornata antiviolenza a Latina: la stanza Soroptimist e il video Shutdown

di Luisa Guarino

 


In occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, che verrà celebrata in Italia e in tutto il mondo domani, mercoledì 25 novembre, il Soroptimist International Club di Latina, presidente Celeste Redi, e le sue socie, presenteranno l’evento “Orange the world. Decido io”. L’iniziativa si svolge in collaborazione con il Comune di Latina, il sindaco Damiano Coletta; l’assessorato alle pari opportunità coordinato da Patrizia Ciccarelli; l’assessorato alla cultura guidato da Silvio Di Francia; con il fattivo supporto di Fabio D’Achille, delegato alla promozione dell’arte contemporanea. Per la circostanza, alle 17.30 sarà proiettato grazie a Mixintime Group dal terrazzo del Museo Cambellotti sulla parete di un alto palazzo di Corso della Repubblica la video installazione “Shutdown”, realizzata dall’Istituto Luce e dall’associazione Roma Fotografia sulle violenze durante la pandemia da covid. Esso sarà in pratica visibile da tutta Piazza San Marco.


Contemporaneamente sarà illuminata di arancione la caserma dei Carabinieri in Piazza della Libertà, presso la quale lo stesso Soroptimist di Latina si appresta a realizzare “una stanza tutta per sé”, in cui le donne vittime di violenza possano rifugarsi e denunciare sotto la massima protezione: al momento sono 170 le stanze realizzate in Italia dai 159 club sul territorio. La “stanza” nasce da un protocollo d’intesa tra il Soroptimist International e il Comando generale dell’Arma dei Carabinieri. Per aver concesso di illuminare la caserma del capoluogo, il Soroptimist di Latina ringrazia il colonnello Lorenzo D’Aloia, comandante provinciale dei Carabinieri. Sarà illuminata con lo stesso colore anche la Torre del Palazzo Comunale.

Per quanto riguarda il video che verrà proiettato, “Shutdown”, a cura di Serenella Scuri, le foto in esso contenute provengono dalla call “Life in the time of coronavirus”, promossa da Roma Fotografia in collaborazione con la rivista Il Fotografo, il Festival della fotografia etica di Lodi e The Walkman Magazine.

Le fotografie selezionate sono una novantina, ciascuna di un autore diverso. Esse parlano di vuoti, silenzi, incomunicabilità. Tra le oltre diecimila inviate al concorso ci sono numerosi primi piani di donne sofferenti, in lacrime, corpi nudi arresi: il richiamo a una brutale violenza fisica o mentale – affermano gli organizzatori – è immediato, tanto che gli scatti sembrano quasi più una richiesta d’aiuto che semplici fotografie.


Sono questi gli elementi fondamentali per la creazione del progetto “Shutdown” che racconta realtà celate in cui l’assenza di una denuncia è causata dalla paura, dalla vergogna e dall’impossibilità di agire.
Esso è un esperimento visivo che accosta immagini suggestive tratte dall’Archivio Storico dell’Istituto Luce, a fotografie di donne costrette, come tutti, a fare quel “piccolo sforzo” di restare a casa. Ognuna di loro però con il proprio aguzzino.

 

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