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“Sul dissalatore l’Amministrazione non fa ‘balletti’ ma marcia dritto”

Riceviamo in Redazione dal Comune di Ponza e pubblichiamo

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Il Comune di Ponza risponde con una circostanziata analisi sulla “questione dissalatore”. Ringraziamo per le precisazioni. Da parte del nostro sito, come del resto è stato riconosciuto dalla stessa attuale Amministrazione, non vi era nessun intento diffamatorio, ma la manifestazione di varie perplessità su come si sta sviluppando la faccenda, che ci auguriamo trovi una soluzione idonea per gli interessi della nostra isola e che noi continueremo a seguire con grande attenzione.   

Nell’articolo “il balletto del dissalatore” la Redazione di Ponza racconta, in alcune sue parti, è incorsa in una insolita caduta di stile che, con sommo disappunto, non possiamo non rilevare e vivamente deplorare.

Veniamo ai fatti!
Come è noto il TAR Lazio ha rigettato il ricorso presentato dal Comune di Ponza contro la determinazione con cui l’Ente d’Ambito Territoriale Ottimale n. 4 – Lazio meridionale – ha concluso positivamente la conferenza di servizi decisoria (con il solo parere contrario del Comune di Ponza) per la realizzazione dell’impianto di dissalazione provvisorio (modulo SKID) a cala dell’Acqua e precisamente nella zona mineraria ex SAMIP.

Alla luce di quanto sopra, la Redazione di Ponza Racconta nel suo articolo “Il balletto del dissalatore” giudica il “ricorso impostato male e gestito peggio, tanto da sembrare una messinscena, così “per far vedere” che l’Amministrazione cercava di assecondare le aspirazioni dei fornesi ad essere trattati come cittadini portatori di diritti”.

Inoltre afferma che il Comitato Samip si era costituito ad adiuvandum perché “conosceva le pecche con cui era stato preparato il ricorso e sapeva che il Tar sarebbe stato impietoso col Comune di Ponza che non si era presentato alle Conferenze di Servizio quando c’erano decisioni da prendere o da contestare. Del resto l’avvocato Scipioni non si è presentato in tribunale, la mattina del 4 novembre, perché, probabilmente sapeva che era perfettamente inutile”.

Ma la Redazione non si ferma qui e dice ancora: “E l’attuale Amministrazione? Non ne parliamo. Non solo ha assunto un comportamento suicida verso Acqualatina, ma ha tenuto un comportamento sprezzante (come definirlo altrimenti ?) verso le richieste del Comitato Samip per un confronto pubblico con la cittadinanza. Certo c’era l’emergenza Covid, ma durante l’estate ne sono stati fatti di incontri pubblici per altre motivazioni e al chiuso. Un’Amministrazione propensa ad ascoltare i suoi concittadini poteva ben organizzarla all’aperto e con tutte le regole previste”.

Orbene, ci preme ribadire che tali affermazioni ci appaiono del tutto gratuite ed insolite per una testata che si è sempre contraddistinta per la sua correttezza anche sul piano formale e ciò non ci esime di esprimere il nostro biasimo.

A parte il riferire alcune cose inesatte, la gravità più rilevante sta nel fatto che si adombra la scarsa professionalità del legale del Comune, l’Avv. Luca Scipione, il quale si sarebbe prestato per mettere su una messinscena con un ricorso pieno di pecche “così per far vedere” e non si sarebbe presentato all’udienza perché sapeva di perdere il ricorso.

E’ un quadro diffamante quello che si dipinge perché dalle righe traspare che l’Amministrazione avrebbe fatto una “pastetta” con l’Avv. Scipione per favorire Acqualatina.

E’ una sortita alquanto infelice dal momento che l’Avv, Luca Scipione è una persona seria ed un esimio e stimatissimo professionista universalmente riconosciuto per la sua valentia, al quale diamo tutta la nostra solidarietà e riconfermiamo la nostra fiducia.

Del pari, questa Amministrazione ha sempre dimostrato dalla sua nascita ad oggi di non essere d’accordo con la costruzione del dissalatore, ad esempio producendo alla conferenza dei servizi decisoria il suo parere negativo, adeguatamente motivato, alla sua costruzione e da ultimo la diffida ad Acqualatina a non iniziare i lavori.

L’articolo contiene circostanze che distorcono la vicenda giudiziaria e la strumentalità della ricostruzione emerge in modo palese nell’aver riportato il fatto che il legale non abbia partecipato all’udienza del 4 novembre scorso, cosa non rispondente al vero atteso che il legale è intervenuto in udienza con le modalità previste dal Presidente del TAR con il decreto 14/2020, il quale regolamenta la partecipazione dei difensori alle udienze durante l’emergenza Covid 19.

Peraltro, oltre il ricorso, sono state presentate nel corso del giudizio tre memorie, l’ultima delle quali quella per l’udienza del 4 novembre scorso.

Contrariamente a quanto riportato nell’articolo, il ricorso ha sollevato tutte le questioni “possibili” e proponibili dinanzi al TAR (infatti, nella sentenza risultano le uniche eccepite dal giudice a differenza di quelle ad adiuvandum, che non sono state prese in considerazione) e, pertanto, ogni polemica in proposito è sicuramente sterile e priva di contenuti.

Quanto al non aver potuto consentire l’assemblea pubblica richiesta da due cittadini, si riconferma che tale circostanza è stata dovuta non ad un atteggiamento “sprezzante”, che è cosa lontanissima da questa Amministrazione, bensì al rispetto delle norme anti – Covid, più restrittive, previste dagli ultimi DPCM ed emanate in conseguenza della recrudescenza della pandemia (circostanza prontamente fatta presente attraverso un comunicato pubblicato anche da Ponza racconta il 26 ottobre scorso, con il quale è stata ribadita la posizione dell’Amministrazione Comunale di Ponza contraria al dissalatore); gli incontri pubblici che si sono potuti effettuare la scorsa estate, sono avvenuti all’interno di un quadro di norme molto più permissive e tra di essi ricordiamo anche quello appositamente dedicato al dissalatore in un confronto tra l’Amministrazione, i rappresentanti dell’ATO4 e di Acqualatina nonché dei rappresentanti del Comitato Samip e di altre Associazioni locali, tra le quali anche quella di Ponza racconta.

Avremmo desiderato per Ponza l’approvvigionamento idrico attraverso la condotta sottomarina cercando di riprendere il vecchio progetto regionale ancora in piedi nel 2003 e pronto per essere attuato.

Ma da quell’anno le cose presero un andamento diverso fino ad attestarsi sull’idea, largamente sostenuta dalla Regione e dalla Provincia, del dissalatore a Ponza, la quale si è poi concretizzata con atti ed impegni sottoscritti dal Comune di Ponza, precedenti all’attuale amministrazione, che ci hanno messo di fronte ad un quadro legalmente consolidato e difficilmente agibile per mutare le cose.

L’ex Sindaco Vigorelli, acquiescente alla politica regionale e provinciale, nel 2015, portò la sua maggioranza a votare in consiglio comunale, dapprima, un protocollo d’intesa tra Comune di Ponza, Regione Lazio, Ato4, soc. Acqualatina e Comune di Ventotene per la costruzione del dissalatore e, poi, il relativo progetto ubicato a “Capobianco”.

Senonché, dopo aver votato per l’impianto di “Capobianco”, inopinatamente, egli fece un’ordinanza contingibile ed urgente spostando, con tale atto, la costruzione del dissalatore (qualificato per la circostanza provvisorio) a cala dell’Acqua, nella zona dell’ex miniera SAMIP.

Vale a dire che lo spostamento avvenne con una semplice ordinanza, infondata in quanto basata su discutibili presupposti motivanti la contingibilità e l’urgenza, e non con una ulteriore deliberazione del consiglio comunale cui sarebbe spettato decidere, avendo esso la piena competenza circa la programmazione e l’assetto territoriale.

Quell’ordinanza, nonostante fosse stata dal successivo Sindaco Ferraiuolo motivatamente annullata, ha finito per essere, nella sentenza del TAR, il titolo per la scelta del sito di cala dell’Acqua.

Stante i presupposti contrattuali pregressi ormai consolidati e vincolanti per l’Ente Comunale, su consiglio legale, l’attuale Amministrazione ha dovuto obtorto collo accettare la costruzione del dissalatore ma considerando iniqua la duplicazione di spesa dovuta alla realizzazione di un dissalatore provvisorio che successivamente sarebbe stato smontato per costruirne uno definitivo, si è orientata ad agire per ottenere direttamente quest’ultima soluzione, ubicata, però, in altra sede; diversa, cioè, da quella di cala dell’Acqua, in accordo con le preoccupazioni e le rimostranze della popolazione locale.

Come detto, abbiamo anche espresso il nostro voto contrario con apposita ed argomentata nota in seno alla conferenza dei servizi conclusiva ma non c’è stato niente da fare.

Il TAR ha ribadito che l’art. 158 bis del D.Lgs. 152/06 prevede che i progetti definitivi delle opere presentati dagli ATO, laddove approvati nella conferenza dei servizi decisoria, risultano dichiarati di pubblica utilità, titolo abilitativo nonché variante agli strumenti di pianificazione urbanistica e territoriale.

In soldoni, la legge espropria i comuni delle loro prerogative e dà agli ATO un potere sovra-comunale che consente loro di costruire il dissalatore dove vogliono, com’é dimostrato, nel nostro caso, dal fatto che il sito non è stato scelto dal consiglio comunale bensì con un’ordinanza sindacale, oltretutto, successivamente, annullata ben prima della conferenza dei servizi decisoria.
Questa sentenza è per noi inaccettabile e continueremo la nostra battaglia!

Non vogliamo essere espropriati della nostra sovranità sul territorio e, pertanto, come Comune di Ponza abbiamo immediatamente dato mandato al valente avv. Luca Scipione di costituirsi in Consiglio di Stato contro la sentenza del TAR.

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