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Ora (3)

di Francesco De Luca

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Ritornano sui banchetti della pescheria rotondi e naselli, il pasto invernale dei Ponzesi. Di quei pochi rimasti a macerarsi l’animo per la rilassatezza imperante nell’isola. Che non è in letargo, no. Il letargo è un processo fisiologico non del tutto passivo, e poi è preparatorio alla fase del risveglio. Quello che vive Ponza in inverno è un periodo di tacito livore, di compressa rabbia perché è negata la manifestazione insostituibile della socialità ossia la partecipazione.

Il confinamento sociale imposto dalla pandemia insuffla il risentimento, l’acrimonia.

Beato chi può allontanarsi dal porto e guadagnare quelle opulenti secche dove i pesci si ritrovano per la fecondazione. Chi va in barca dimentica il virus e, insieme, gli attriti insiti nella convivenza. L’immersione nella cornice naturale del mare calmo, della sera dolce seppur umida, del silenzio proprio di questo periodo dell’anno, dona, a loro, serenità d’animo.

Sono fortunati, i pescatori, a non risentire della stranezza del distanziamento, del fastidio della mascherina.

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Ora, ancor di più l’isola ha bisogno della luna che impreziosisca il cielo e dia brillore alle onde. Che almeno l’insieme della natura manifesti bellezza, in questa carenza di umanità.

 

NdR: foto di Rossano Di Loreto (la barca) e di Enzo Di Fazio (la luna)