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Di certe isole e dell’impero romano (seconda parte)

di Patrizia Maccotta

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Per la prima parte, leggi qui

Tiberio (*) lasciò ugualmente morire suo figlio Druso e trascinò nel suo stesso processo il suo primogenito, Nerone Cesare (**) che dopo un esilio a Ponza, fu costretto a darsi la morte nel 31 d.C..

Busto raffigurante Nerone Cesare (Museo Archeologico Nazionale, Tarragona, Spagna)

In altre due isole furono costretti a soggiornare e a morire altri due figli di Giulia: Giulia Minore e Agrippa Postumo.
Per loro ritorneremo indietro nel tempo, quando Augusto era ancora vivo e Livia tramava, pare, per assicurare l’impero al suo ormai unico figlio, Tiberio, cercando di eliminare – così si pensa – ogni parente dello sposo.

Giulia Minore (Iulia minor o Iuliola, nata all’incirca nel 18 a.C., era come la madre bella e spontanea, forse anche ingenua e volubile. Certo non possedeva le doti politiche della sorella (Vipsania Agrippina – vedi nella prima parte). Anche lei fu comunque una pedina nelle decisioni di suo nonno e fu data in sposa al console Lucio Emilio Paolo. Ma la storia si diverte a ripetersi (anche se per la povera Iuliola in modo più sbiadito: meno fulgore, un marito meno celebre ed amato dal popolo, un solo amante, un’isola selvaggia, nessun palazzo) e suo marito Emilio Paolo partecipò anche lui ad una congiura e fu costretto a darsi la morte, come ci raccontano gli storici Svetonio e Cassio Dione.

Testa di Giulia Minore. Museo Velia. Paestum

Giulia che aveva una relazione adulterina con Decimo Giunio Silano, con la stessa accusa mossa alla madre, fu esiliata in un’isola ben più lontana, un posto aspro e senza agi, nell’Adriatico, la seconda isola per grandezza delle attuali Tremiti, chiamata allora Tremerus.

Prima di lei fu esiliato il poeta che lei frequentava, Ovidio, a Tomi, sulle rive del mar Nero. Appena arrivata nell’isola che ora si chiama San Nicola, Giulia Minore partorì un figlio di padre ignoto che venne dichiarato “illegittimo” e per volere dell’imperatore, condannato all’expositio (***).
Avendo come unica compagnia qualche pescatore ed il grido del Diomedee, uccelli selvatici che abitano le Tremiti, senza una Scribonia per alleviare le sue angosce, non si sa in quale dimora, la povera esiliata visse venti anni reclusa in mezzo al mare. Morì nel 28 o 29 d.C.


Sono sicura che pochi villeggianti conoscono la sua storia e vanno a visitare la nicchia scavata nella pietra dov’è stata seppellita.

Una prigionia più breve, ma molto più dura e soprattutto ingiusta, toccò all’ultimo figlio di Giulia Maggiore, Agrippa Postumo. Il suo nome annunciava già una vita infelice. Agrippa nacque dopo la morte del padre, nel 12 a.C.. Fu privato dalla madre anche lui molto presto, ma la sorella Agrippina cercò sempre di proteggerlo.

Busto di Agrippa Postumo (Museo del Louvre, Parigi)

Di aspetto rude, di carattere introverso, poco socievole e con qualche mania (stava ore a pescare e si faceva chiamare Nettuno) non era molto amato da Augusto e da Livia. Il nonno, comunque, lo adottò insieme a Tiberio, dopo la morte dei suoi due fratelli maggiori, nel 4 d.C. Ma i favori di cui godette durarono poco. Livia temeva quest’ultimo erede diretto del marito. Non avendo egli né tradito né cospirato, nel 7 d.C. fu esiliato, con la sola scusa di essere – pare – violento, in primo luogo a Sorrento dove si possono oggi visitare i resti della villa dove visse; in seguito, dopo cinque anni fu trasferito, pure lui, in un’isola, a Pianosa, allora chiamata Planasia, perché dichiarato pazzo.
Il ragazzo soffri molto della sua immeritata reclusione. A nulla servì un tentativo di riconciliazione, tenuto nascosto a Livia, tra Augusto, che lo andò a trovare sull’isola, ed il nipote. Al momento della morte dell’imperatore, nell’agosto del 14 d.C., Agrippa venne ucciso per mano del tribuno militare che lo custodiva (Svetonio racconta che Tiberio dichiarò la morte dell’imperatore solo dopo la sua uccisione). Aveva passato sette anni della sua breve vita in esilio.

Busto di Tiberio (Museo archeologico nazionale di Venezia)

Avrà tramato Livia contro gli eredi dell’uomo con il quale divise la vita, il potere e certamente un affetto duraturo e saldo? Fu veramente la responsabile di tanta sofferenza? Non abbiamo prove… Comunque, alla morte del suo sposo, fu suo figlio Tiberio ad essere proclamato imperatore.

Ma… Ma… il fato, la Storia, gli eventi, beffardi vollero che alla morte di Tiberio, dopo un lungo regno, nel 37 d.C., l’unico erede vivo che Livia ed Augusto avevano ancora in comune, uno dei figli di Agrippina Maggiore e di Germanico, il loro pronipote Caio Caligola, fosse proclamato imperatore riunendo i due rami delle due famiglie. E che importa se, sicuramente traumatizzato da tanti esili e tante morti, il povero giovane psicologicamente fragile regnò solo quattro anni, divenne pazzo e fu ucciso a sua volta nel 41 d.C.?

Secoli dopo, William Shakespeare, non avrebbe saputo scrivere una tragedia dinastica più fosca.

 

Note

(*) – Tiberio (Roma, 16 novembre 42 a.C. – Miseno, 16 marzo 37) è stato il secondo imperatore romano, appartenente alla dinastia Giulio-Claudia, dal 14 al 37.
Membro della gens Claudia, alla nascita ebbe il nome di Tiberius Claudius Nero. Alla morte di Augusto, suo padre adottivo, il 19 agosto 14, ottenne il nome di Tiberius Iulius Caesar Augustus e poté succedergli ufficialmente nel ruolo di princeps.
Fin dall’origine, la gens Claudia si era divisa in numerose famiglie, tra le quali si distinse quella che assunse il cognomen Nero (Nerone, che in lingua sabina significa “forte e valoroso”), a cui apparteneva Tiberio (sintesi da Wikipedia).

(**)Nerone Cesare (in latino: Nero Iulius Caesar Germanicus; 6 – Ponza, 31). Non bisogna confondere il figlio di Agrippina Maggiore con l’imperatore Nerone, 54-68 d.C., che era il figlio di Agrippina Minore e dunque suo nipote.

(***)Expositio. Secondo il costume romano antico, se non avveniva il riconoscimento del figlio da parte del padre, l’infante veniva “esposto” sulla soglia di casa alla mercè di chiunque volesse prenderlo [Svetonio, Augustus, 65].


Tiberio visse parte della sua vita a Capri (dal 26 al 37 continuativamente, in una delle 12 ville che aveva fatto costruire sull’isola, anche se la sua preferita era villa Jovis). Di una recente visita a Capri e a villa Joviss, leggi qui . Nella foto una veduta dall’alto dei ruderi della villa. Allineata con Capri, punta Campanella; sulla sinistra il profilo dell’isola d’Ischia


Bibliografia essenziale

1) Svetonio, la vita dei dodici Cesari, Garzanti, 2000.
2) Tacito, Annali, Garzanti.
3) Lidia Storoni Mazzolani, Tiberio o la spirale del potere, Rizzoli, 1981
4) Lorenzo Braccesi, Livia, Salerno Editrice, 2016.
5) Lorenzo Braccesi, Agrippina, la sposa di un mito, Edizioni Laterza, 2015.
6) Antonella Tavassi la Greca, la pedina di vetro, Di Renzo Editore, 2014.
7) John Williams, Augustus; Fazi Editore

[Di certe isole e dell’impero romano (seconda parte) – Fine]

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