Voci di Ieri

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0034-034 lamonica-05 ss06 15 Cunicoli semisommersi nei pressi delle cosiddette grotte di Pilato Ctenoforo

Epicrisi 305. Bisogna avere la forza di sperare

di Sandro Vitiello

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Siamo arrivati a metà novembre e sembra sia passata una vita dalla stagione calda, dalle spiagge piene di bagnanti, e lo struscio lungo il corso, e i ristoranti pieni.
Quasi una sorta di maledizione ci è caduta addosso; anzi una ripetizione, come tragedia.

Chi d’aust’ ‘n’z’è vestut’ malu viern’ c’è venuto.
Era un proverbio che si sentiva un po’ dappertutto dalle nostre parti.

Erano i vecchi che ci consigliavano di essere parsimoniosi perché sarebbe arrivato per tutti l’autunno.
Eppure abbiamo messo da parte il buon senso di antica memoria perché c’era bisogno di ritornare a vivere, perché le attività legate al turismo non sarebbero sopravvissute ad una estate senza lavoro, perché i giovani avevano diritto a godersi l’estate così come sempre è stata.
Allegria, mare, innamoramenti e tutto il resto.

Purtroppo siamo atterrati in un pesante autunno e i numeri ci raccontano la realtà che stiamo vivendo.
I numeri però non raccontano abbastanza; tira una brutta aria, fatta di rancori e di solitudine.

Otto mesi fa la parola solidarietà è stata declinata con mille sfumature diverse.
Ricordiamo le tante manifestazioni concrete che hanno dato speranza a chi non aveva di che vivere?
Ricordiamo la musica o gli striscioni dai balconi per darci coraggio tutti insieme?
Ricordiamo la vicinanza ai medici e agli infermieri?
Oggi vedo poco di questo.

Io vivo in una regione definita rossa – la Lombardia – e da queste parti il silenzio è ritornato padrone del nostro tempo.
L’efficientismo lombardo, scandito anche dal rumore continuo del traffico, si è ridotto all’essenziale.
In primavera si vedevano le file di camion che portavano altrove i morti della provincia bergamasca e ci sentivamo scampati ad una tragedia. Pochissimi tra i nostri parenti e conoscenti avevano contratto il virus.
Oggi è un bollettino di guerra: il figlio di, il cugino, il collega di lavoro, il vicino di casa…
E’ così tutti i giorni e in lontananza si sentono le sirene delle ambulanze.
A volte la sirena si sente sempre più distinta e se si spegne vicino a casa ci si affaccia con discrezione dal terrazzo a vedere dove si è fermata.

Si vive così e si aspetta il bollettino del Ministero della Salute alle diciassette, sperando che i numeri incomincino ad abbassarsi. Siamo diventati tutti esperti di indice RT, di zone rosse, arancio o giallo.
Abbiamo smesso di seguire le telenovele dei sindaci o presidenti di regione che facevano i fenomeni con lanciarazzi ed altri accessori.
Così come guardiamo con sempre maggiore rabbia alle scelte scellerate di regioni come quella lombarda, arrivata addirittura impreparata a gestire l’influenza stagionale.
Il vaccino antinfluenzale non c’è ancora e non si sa se e quando ci si potrà vaccinare.

Luisa Guarino analizza le parole che appartengono ormai a questo argomento, italiane o straniere che siano.
Intanto la contabilità della pandemia ci aggiorna che anche a Ponza i numeri incominciano a crescere; ad oggi siamo a sette.
Da quel che si sa nessuno di loro necessita di cure ospedaliere e il decorso della malattia viene seguito con attenzione dai medici.
La Protezione Civile ci fa sapere che queste persone e le loro famiglie vengono costantemente seguite nei loro bisogni quotidiani.
Nessuno è lasciato a se stesso e questo ci fa pensare al meglio.
A queste persone il nostro grande abbraccio perché, giovani o anziani che siano, sono un bene prezioso per la nostra isola.

Speriamo, rimaniamo ottimisti.
Anche perché la multinazionale Pfizer insieme ad una società tedesca – BionTech – ha comunicato che il vaccino sul quale stanno lavorando sta dando ottimi risultati. Forse il nuovo anno arriverà portandoci in dote questo importante risultato.
Speriamo e riflettiamo.

Qualche riflessione si può farla da subito.
La Pfizer negli ultimi anni ha guadagnato parecchi soldi con due suoi prodotti: Xanax e Viagra.
Voi in quale categoria rientrate?
I tedeschi della BioNTech sono – marito e moglie – due immigrati turchi.
Impariamo a rispettare quanti arrivano tra noi da luoghi lontani e che hanno come unico bagaglio se stessi.
Tra loro potrebbe esserci quello che tra un po’ di anni ci tira fuori da una pandemia.

Ma anche se non fosse, dobbiamo portare rispetto a quella gente perché abbandonare la propria casa e mettersi in viaggio come fanno loro è quanto di più tragico e straziante possa esserci.
Chi ne ha voglia vada a cercarsi in rete le urla della madre del piccolo Youssef – sei mesi, annegato nel mare di Sicilia – quando ha capito che il suo bambino era morto.
Era una madre come le nostre madri, come le nostre mogli, come le nostre figlie.
Non dimentichiamolo.
Sandro Russo riprende questo argomento con uno scritto significativo.

Parliamo di cose belle: Trump ha perso le elezioni negli Stati Uniti.
Adesso aspettiamo che se ne faccia una ragione.
Lui farà di tutto per complicare il passaggio delle consegne tra la sua amministrazione e quella di Biden, il vincitore delle elezioni a capo dello stato americano.
E nella popolazione americana – e non solo in quella – rimarrà per chissà quanto tempo il virus trumpista secondo cui le istituzioni sono false, i negri sono cattivi, i latinos sono invasori e le élites di New York e della West Coast eccetera eccetera.
Facciamo gli auguri al nuovo capo dello stato americano e alla sua vice Kamala Harris, la prima donna a ricoprire un così importante ruolo. Donna, di colore, di origine asiatica.
Come si dice: ha sfondato il soffitto di cristallo.
Ne parliamo con uno scritto di Emilio Iodice e una lettera al Corriere che riprende alcune riflessioni dall’ultimo libro di Emilio.

Un altro soffitto di cristallo è stato sfondato in Italia, a Roma. Per la prima volta nella sua storia l’Università “La Sapienza” ha un rettore donna; dopo circa settecento anni.
Alla dottoressa Antonella Polimeni le nostre felicitazioni.

Ripassiamo dalle pagine di Ponza Racconta quanto scritto in questa settimana.
Partiamo dalle belle notizie.
E’ nato a Napoli – famiglia ponzese – il piccolo Pietro Lucarelli.
Si sono festeggiati i centotré anni di Antonietta Aversano

Purtroppo ci ha lasciato Ciccillo Perrotta.

C’è stata una risentita risposta degli eredi di Claus Wallner a proposito dello scritto di Biagio Vitiello; argomento lo scoglio della Ravia.

Il dissalatore a cala dell’Acqua è oggetto di dibattito con due scritti: uno degli avvocati che seguono la vicenda per conto del comitato che si è costituito a tutela dell’area e c’è poi una sentenza del Tar di Latina che segna un punto a favore di Acqualatina.

Franco De Luca fa una appassionata analisi delle opportunità che potrebbe dare questo periodo così strano alla nostra isola.
E sempre Franco ci racconta il significato di una parola usata e storpiata dai ponzesi d’America: sciarapp.

Bella l’analisi sensoriale della nostra isola da parte di Silverio Guarino.
I sommelier spesso usano immagini concrete per definire alcune componenti olfattive nei vini.
Potremmo farci qualche ragionamento in proposito associando alcune caratteristiche dei vini e dei prodotti alimentari di Ponza con sensazioni che si percepiscono durante le diverse stagioni o in luoghi particolari. Risparmiandoci quelle più scostumate.

Pasquale Scarpati invece Ponza la legge utilizzando tre aggettivi: festosa, fruibile, friabile.

Continua e si conclude, con la seconda puntata, il racconto di Sandro Russo di una vacanza a Capri.

E chiudiamo con lo scritto di Rosanna Conte che ritorna a parlarci dell’edicola di Sant’Antonio, a Ponza, che rimane chiusa.

La nostra isola non ha una biblioteca; la chiusura nella stagione invernale dell’attività di Ricciolino e famiglia è il segno di un ulteriore scadimento del tessuto culturale.
C’è comunque una parte della comunità che non utilizza i sistemi informatici per raggiungere le fonti di informazione.
Dove l’iniziativa privata non arriva le istituzioni dovrebbero farsi carico di questo bisogno primario della comunità.

Buona domenica a tutti.

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