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0039-039 2009-07-21_18-08-27 2009-07-21_19-18-26 i-04 i-26 Immagini storiche di Ponza

Dal Covid a un piano di sviluppo

di Francesco De Luca

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Se, come sentenziano i detti, le circostanze avverse sollecitano progetti impensati, inusuali, credo che la condizione in cui ci ha imprigionati il Covid sia da utilizzare per progettare un quadro socio-politico-amministrativo innovativo, proiettato verso il futuro.

Il nucleo intorno al quale strutturare tutto il complesso delle condizioni sociali, economiche, culturali, ecologiche è da individuarsi nella  cura e salvaguardia  dello stato ambientale (fisico-umano) dell’isola.

Ponza ha raggiunto un equilibrio fra la condizione fisica e quella umana che va tutelato, se si vuole che il suo stato naturale non peggiori, al modo che il suo stato sociale non si decomponga.

Sta diventando sempre più evidente che l’isola possiede una sua fragilità fisica che ogni anno manifesta dissesti e che soltanto la presenza stabile di una comunità attiva può mitigarne gli effetti nefasti operando affinché gli interventi effettuati e da effettuare diventino Storia, ossia patrimonio di conoscenze saldate con gli eventi del passato e tese ad un programma futuro.

Quali scenari potrebbero vedere l’isola attestarsi negli eventi di questo ventunesimo secolo alla luce degli insegnamenti che la pandemia ha imposto alla coscienza dei cittadini?

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Se il fine ultimo è quello di operare affinché l’equilibrio eco-sistemico natura-società sia salvaguardato occorre che la funzione amministrativa non si limiti a guardare gli esiti di ciò che avviene. Occorre che vi partecipi.

La funzione amministrativa deve intervenire nelle dinamiche dei fatti (economici e sociali) e fungere da controllo. Se si lascia che l’isola sia il campo in cui le forze economiche operano senza regola, il territorio (che è parte del bene comune) verrà depauperato, sfruttato, vilipeso.
In aggiunta, e conseguentemente, anche l’altra parte del bene comune, rappresentato dal patrimonio culturale, verserà in condizioni precarie prima, e poi si disperderà.
Vado a spiegarmi più diffusamente.

Se le forze economiche saranno lasciate libere di operare a loro piacimento l’isola vedrà ingigantirsi questi contrasti:

a) – il contrasto Porto-Le Forna;
b) – il contrasto società adulta-società giovanile;
c) – il contrasto residenza estiva-residenza invernale.

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Sono contrasti i cui segnali sono già evidenti.

a) – Il Porto gode di una preponderanza di vantaggi su Le Forna. Non giustificabili perché la contrada di Le Forna possiede sue caratteristiche per un decollo portuale, turistico, ricettivo, stradale. Un piano di sviluppo complessivo vedrebbe questi fattori, qui accennati, intersecarsi insieme e delineare un quadro degno di rispetto per potenzialità di sviluppo.

b) – I giovani stentano a penetrare nelle maglie del sistema imprenditoriale perché i soggetti già affermati sono privilegiati nell’accaparrarsi autorizzazioni, permessi, licenze, contratti, in forza della superiorità finanziaria. Una incentivazione alla cooperazione, alla ricerca di settori nuovi per un turismo sostenibile e innovativo, darebbe  possibilità di sviluppo alle imprese e all’isola.

c) – La residenza invernale col tempo sta diventando sempre più precaria, minuta e instabile perché monopolizzata dagli anziani i quali hanno bisogno, più di altri, di cure e assistenza. Servizi questi che la Sanità nazionale non garantirà al Comune perché il numero degli assistiti si assottiglia ogni anno di più. A tal proposito occorrerebbe un Piano che mettesse la residenzialità invernale come obbiettivo in cui far convergere l’occupazione, la sanità, il tempo libero, la tesaurizzazione dell’esperienza degli anziani a fini sociali.
Venendo meno la residenzialità continuativa, annuale, il territorio rimane soggetto ai soli agenti naturali. E deflagra ogni anno di più.

E’ il controllo umano che può preservare il territorio.

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Se questo vale per la salvaguardia del territorio fisico rimane ancora in bilico l’altra parte del bene comune ovvero il patrimonio culturale. Il dialetto, le usanze, i riti, le ricorrenze, i modi di vivere. La Storia.
Questa si disperderà perché non ci saranno scuole in cui insegnarla, non momenti in cui celebrarla, non alunni ai quali farla apprenderla, non atti in cui riviverla.

La pandemia sta spingendo tutto l’occidente a rinnovare la sua pratica di vita e la sua visione della vita. E allora?

Allora Ponza dovrebbe gridare forte la sua unicità eco-sistemica e non farsi deturpare da interventi che ne minacciano l’equilibrio (come il dissalatore). Non solo, dovrebbe puntellare questo suo principio con pareri scientifici e tecnici e dunque incentivare scambi con le Università. Conoscere i cicli riproduttivi dei pesci che vi gravitano, evidenziare le endemicità nella flora e nella fauna,  monitorare e propagandare le rotte migratorie degli uccelli.

Tutte queste specificità farle diventare oggetto di attrazione turistica. Una piccola isola come Ponza ha le possibilità, più di altri luoghi, di mirare a questi traguardi. Perché  la dimensione turistica della sua economia ancora non ha stravolto la sua natura di ‘isola’.

E, sulla scia di questa convinzione, immettersi nel  ‘vento nuovo’  che l’Europa vuole produrre per gli stati membri, in risposta alla crisi provocata dalla pandemia, e dichiararsi pronta ad un nuovo ‘piano di sviluppo’.  Pensate che sia pretenzioso coniugare nel nostro piccolo il Next generation Eu? Forse… ma in quale modo si può partecipare democraticamente alle decisioni storiche che le Istituzioni Statali promuovono con enfasi se non provandosi a immetterne i germi nella minuscola dinamica della politica amministrativa?

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Uno sviluppo… non liberisticamente mirato allo sfruttamento bensì al ‘modello sostenibile’, intenzionato ad operare affinché il turismo sia limitato nel numero, più esteso nell’anno, non insensibile allo stato delle cale di approdo, non in disprezzo del vivere civile (con calche di ragazzi scalmanati e vocianti sotto al Mamozio).

Un’isola, una piccola isola, che smaltisca l’immondizia secondo i dettami della differenziata, attenta a tesaurizzare l’acqua piovana, pronta a scaldare l’acqua coi pannelli solari, sollecita alla locomozione elettrica, additata come ‘senza chiusura di sorta’ per la rete internet, ad uso pubblico e privato.

Sono traguardi, non sogni.  Possono essere reali se affrontati con impegno.
Le grandi prospettive, ed anche le piccole, hanno la loro prima forza  nell’idea di base.
Questa potrebbe essere considerata una proposta.

 

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