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Cala dell’Acqua… quale futuro?

di Silverio Lamonica

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Chiedo venia al mio carissimo amico Franco De Luca, se ho “preso in prestito” il titolo di una sua illuminante pubblicazione su Ponza: “Ponza, quale futuro?”, per l’appunto.
Con questa mia breve riflessione, io intendo solo mettere in evidenza la necessità di prevedere progetti globali quando si intende intervenire su un territorio dissestato o “vergine” che sia, di una certa consistenza, qual è appunto la zona ex- SAMIP che si estende da Cala dell’Acqua fino a Calacaparra, con una superficie di circa trenta ettari, se non erro.


In un contesto del genere è dannoso effettuare costanti interventi parziali l’uno indipendentemente dall’altro, specie se – tra un intervento e un altro di carattere generale – vanno ad inserirsi (magari abusivamente) costruzioni da parete di privati di edifici o quant’altro con varie destinazioni. Nel giro di un decennio verremmo a trovarci di fronte ad un paesaggio non solo caotico, ma anche poco o per nulla funzionale dal punto di vista umano e sociale.
Gli enti e le società varie che intendono realizzare impianti su quel territorio: un dissalatore, una centrale elettrica, un porto o quant’altro non possono prescindere da una pianificazione globale di quel territorio, definito “Comparto 13”. Ciò vale anche per i privati cittadini, s’intende.
Facciamo un balzo indietro di circa 250 anni. Il centro storico di Ponza avrebbe quell’armonia architettonica e la piena funzionalità che tuttora possiede, se Carlo III di Borbone e i suoi successori avessero autorizzato esecuzioni parziali delle varie componenti del foro borbonico, senza tener conto di una visione globale del territorio? Magari al posto dell’attuale palazzo comunale sorgerebbe la chiesa, oppure l’ex infermeria (oggi caserma della Guardia di Finanza) costruita nell’area attualmente occupata dalla Caserma dei Carabinieri e viceversa. Tralasciando gli interventi dei privati con case, casette, catapecchie e così via, tra un edificio pubblico e l’altro. Di certo non avremmo avuto l’attuale complesso urbanistico tanto affascinante e funzionale, anche dal punto di vista igienico: i Borbone previdero una soddisfacente rete fognaria, contestualmente a tutte le altre opere.


Se in quel comparto si procede “a spizzichi e bocconi”, non solo ricaveremo una bruttura architettonica nel suo complesso, ma anche una scarsissima funzionalità dei vari servizi connessi, riguardanti innanzitutto la viabilità.
L’unico intervento urgente, oggi plausibile, è appunto la rete fognaria che a Le Forna manca e che rischia di creare seri inconvenienti igienici, anche gravi, di cui i responsabili dei vari enti preposti sarebbero tenuti a rendere conto, in primis sul piano penale; com’è già stato giustamente rilevato da altri.

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