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‘U summariello

di Francesco De Luca

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‘U summariello torna ad essere visitato dai gabbiani. Cosa sta avvenendo?
E’ l’isola che indossa di nuovo i panni consueti. Tutti quei natanti che per l’intera estate hanno annullato lo specchio d’acqua d’u summariello sono scomparsi. Non è il mare di levante che lì sfrigola, si involve, si arrotola, schiuma e rompe sulla spiaggia, rendendo precario ogni attracco, perché agli ancorotti nella rena toglie l’aggrappo. E’ la normalità autunnale che mostra ‘u summariello sgombro di gommoni, motoscafetti, barchette a vela… e i piccoli gabbiani rovistano nella sabbia che l’onda ora bagna e ora no.

La spiaggia di Sant’Antonio negli anni ’60

Seguendo il percorso di questi pensieri c’è il rischio di lasciarsi andare, a quando ‘u summariello era luogo prediletto dai ragazzi che gravitavano su Sant’Antonio per giocare a palla, per i bagni sotto l’occhio attento delle mamme. Da un lato il ricordo nostalgico e fatuo perché non più sorretto dalla realtà fattuale e dall’altro lato la pressione economica attuale, che su quel fazzoletto di rena cerca di impiantare attività commerciali, di coltivarle, di farle diventare imprese. C’è chi affitta gommoni, chi barche a motore, chi fa la guardia ai motoscafi lì ancorati. Sono tante le persone che si sono inventati lavori estivi su quella spiaggetta, e traggono da essi il sostentamento annuale. Fondato su una assoluta precarietà.

Foto di Annalisa Sogliuzzo

Anzitutto quella che viene dal mare di levante che, quando spira non ammette nessuna presenza. Bisogna sloggiare, e in fretta, perché le onde, non ostacolate, per il basso fondale si inarcano e si scaraventano sulla spiaggia, mentre il vento concorre a sollevare la rena, a portarla sulla strada, a intrufolarla nelle case prospicienti. Quando il levante comanda non c’è chi può disobbedire.
Ma la precarietà è insita anche nella natura demaniale del territorio. E dunque niente può essere impiantato stabilmente: nessuna struttura può ergersi, nessun approdo può disporsi, nessun deposito. E poi ancora, il tutto insiste nello scenario portuale ingolfandolo, ammassandolo, imbruttendolo.
Bellezza contro denaro, paesaggio contro economia.


Questa contrapposizione, me ne avvedo da me, è viziata, giacché la bellezza di cui ho ricordo infantile, per essere ripresa andrebbe curata, controllata. Il caos attuale e il rigetto che genera si originano sull’incuria del territorio, sulla incontrollata fruizione.

Foto di Annalisa Sogliuzzo

Se vi fossero principi e regole concordati da rispettare l’ordine e la piacevolezza del luogo (evidenti ora) accrescerebbero l’attrazione dell’isola.
L’opposizione a questo sistema economico deriva dal fatto che non ci sono regole concordate da rispettare. Tutto questo in sintonia con quanto sta accadendo a livello mondiale.
Lasciar libera l’economia di muoversi a suo piacimento sta producendo:
a) contrasti sociali, giacché il livello di povertà aumenta in conseguenza dell’aumento della ricchezza. Più ricchezza a pochi, più povertà a molti;
b) il degrado del territorio. Lasciato allo sfruttamento degli utenti, il territorio si impoverisce e si abbrutisce.
Il controllo dell’economia e il controllo dell’ambiente: sono due impegni dai quali dipende il futuro.
Anche a Ponza occorrerebbe coltivare questi obiettivi.

 

Immagine di copertina: foto di Silveria Aroma (NdR)

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