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Una falesia scivola a mare

di Tonino Impagliazzo

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È notizia di alcuni giorni fa che al “Moggio di Terra“, sull’isola di Ventotene si è distaccata una grossa falesia. L’ evento suggerisce alcune considerazioni sui crolli e sui distacchi avvenuti con le stesse modalità in questi ultimi trenta/quaranta  anni (il riferimento è a Cala battaglia, Fontanelle, Calanave, Parata grande, Punta Bianca e Cimitero vecchio).
Per quanto riguarda la frana di cui parliamo è opportuno premettere che, circa 55 anni fa, in località “Moggio di Terra” esisteva un terreno che produceva carote per animali (ricche di salmastro), finocchietto selvatico,  bacche ed arbusti vari per “buoi  e animali da cortile”; il terreno era anche dotato di  un sottostante piccolo arenile di ghiaia minuta. Nello stesso  periodo venne consentito, non si sa se per leggerezza o imprudenza, alla ditta Cidonio di prelevare a valle dell’arenile delle “brecce laviche dal fondo del mare” per costruire  la parete foranea  del porto Nuovo di Ventotene. Alla luce dei fatti accaduti,  è opportuno riferire, in via preliminare, che la composizione geologica dell’isola è costituita in parte da “sedimentazione arenaria” (decisamente fragile), in parte da un “tacco tufaceo misto a cisti lavici” (zona Porto Romano, le peschiere e Punta Eolo) ed in piccola parte da basalto lavico (zona  Punta dell’Arco); l’isola di conseguenza subisce da anni una notevole perdita di territorio concentrato nella parte centrale tant’è che negli  ultimi 80 anni sono stati persi circa  otto ettari di superficie.

Soltanto interventi ben coordinati lungo l’intero periplo dell’isola potranno consentire la messa in sicurezza delle pareti rocciose, il recupero degli arenili  ed  il ripristino dei vecchi  accessi agli stessi per una piena fruizione degli spazi destinati alla balneazione ed  una migliore utilizzazione delle piattaforme tufacee ubicate sul mare dell’isola con l’obiettivo di recuperare quel fascino di ambiente solitario e selvaggio, vera ricchezza del territorio.

A tale scopo, è opportuno mettere in campo una pluralità di interventi in grado di assicurare all’isola quella domanda turistica aggiuntiva di grande spessore, stimolare un’offerta ambientale e paesaggistica di ampio spettro e ricollocare il territorio, pena la sua scomparsa, nel solco di una tutela responsabile piena di speranza e amore.

Il risanamento della costa deve essere pensato in termini complessivi perché la messa in sicurezza delle pareti, il recupero degli arenili e degli accessi al mare, richiedono una soluzione complessiva nei diversi luoghi del territorio dell’isola per garantirne la sopravvivenza

Ma, prima di addentrarci nelle scelte tecniche degli interventi, è opportuno pervenire ad  una dettagliata conoscenza dei fenomeni “meteo-marini” che determinano tali eventi ed investono nei periodi invernali, tutta l’isola di  Ventotene.

La conoscenza dei fenomeni meteo-marini, è la condizione cardine per poter indicare scelte adeguate ed efficaci  in grado  di contrastare questi effetti disgreganti e violenti, onde consentire un pieno utilizzo di tutto il territorio.

L’isola di Ventotene, territorio di estensione ridotta, è interessata, in prevalenza nei mesi invernali, da forti mareggiate e da violenti venti che provengono alcuni dal quadrante sud-ovest (scirocco, mezzogiorno)con origine dalla costa libica, dallo stretto di Gibilterra e dalla  Spagna (circa 200 miglia marine), ed altri dal  quadrante di nord-ovest  (libeccio, ponente, maestrale e grecale in parte) con  origine  dalla Spagna, dalla Francia e dall’Italia (circa 120 miglia marine).

Entrambi i venti dei quadranti muovono grosse quantità di liquido marino che associate ad un vento forte, producono violenti impatti sulla costa tufacea dell’isola e sulle piccole barriere tufacee antistanti l’isola.

La combinazione della forza d’urto del mare associata ad un forte vento proveniente dai quadranti di sud-ovest  e nord-est, espone l’isola a danni rilevanti sul basamento delle pareti tufacee producendo escavazioni, vibrazioni  e  crolli.

Il forte vento sulle pareti tufacee accompagnato dal lavaggio a spruzzo (il cosiddetto “luscio di mare”, cioè acqua di mare nebulizzata) e dal riscaldamento successivo dovuto a un sole ardente, determina infiltrazioni capillari sulla crosta delle pareti che vengono così indebolite, subendone lesioni e sfaldamenti.

Lo sgretolamento del materiale tufaceo depositato sul basamento delle pareti proveniente  dai crolli e dagli sfaldamenti, a causa della forma allungata dell’isola verso Punta dell’Arco (a Libeccio), favorisce e produce un movimento anomalo a mo’ di mulinello di acqua, di detriti e sabbia lungo le  pareti e negli anfratti degli scogli dell’isola (sia a sud -ovest che a nord -est), dando origine ad  uno  svuotamento del materiale sabbioso sotto le falesie e trasferendo la sabbia rimossa a metà canale tra l’isola di Santo Stefano e Ventotene.
E così, una volta svuotata della sabbia il piccolo arenile o l’anfratto lungo la costa, si produce un nuovo incavo sul basamento tufaceo ed  il mare, sbattendo, rinnova un  nuovo crollo ed un nuovo arenile.

Non va dimenticato che l’isola è Riserva Naturale Terrestre (RNS) e Area Marina Protetta (AMP) e pertanto gli interventi  devono tendere da una parte alla “tutela della risorsa” e dall’altra a non permettere la ”perdita di un granello” di territorio.

Per contrastare  il fenomeno  del martellamento sul basamento tufaceo dovuto ai forti marosi, è stato ipotizzato, e suggerito da molti, di realizzare delle scogliere di protezione soffuse con interventi circoscritti per zone omogenee al fine di fronteggiare la perdita di materiale proveniente dagli sgretolamenti tufacei, recuperare gli arenili e mettere in sicurezza le pareti rocciose; al tempo stesso migliorare la canalizzazione delle acque meteoriche con la realizzazione di smorzatori di velocità.

Le iniziative indicate hanno come principale obiettivo quello di:
–  ottenere un uso completo e sicuro del territorio, sia via mare che via terra;
–  aumentare notevolmente la capacità di balneazione sul periplo esterno dell’isola;
–  proteggere  e migliorare l’arenile di Calanave, Cala Battaglia e Parata  Grande;
–  recuperare  Punta Bianca fin sotto il cimitero vecchio e rimettere in sicurezza  il Moggio di Terra e la Peschiera Romana.

Tutto per ridare sicurezza ai siti sovrastanti e garantire ai figli di questa terra, baciata dalla storia, serenità e amore.

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