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Ricciolino, non farlo: ripensaci

di Luisa Guarino

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Da Ponza arrivano solo brutte notizie da qualche tempo a questa parte: e nella black list si colloca sicuramente l’annunciata chiusura per qualche mese dell’edicola di Ricciolino, al secolo Antonio Vitiello. Il lavoro è pesante e i giornali si vendono sempre meno, soprattutto nei mesi invernali: da qui la decisione del gestore storico, che a suo tempo ha raccolto l’eredità della madre.
Personalmente, e non solo perché sono in qualche modo parte in causa, solo l’idea mi fa stare male, anche perché dà un’altra grande batosta alla qualità della vita sull’isola. D’accordo, si legge sempre meno, specialmente i quotidiani, visto che le notizie ci bombardano on line ventiquattr’ore su ventiquattro, sempre che la connessione funzioni (un altro tasto dolentissimo per l’isola): ma vuoi mettere un quotidiano da scorrere e poi rileggere, piegarne le pagine, ritagliare un servizio che ti piace particolarmente o potrai assaporare meglio più tardi, un’opinione, un approfondimento; e poi le riviste, i magazine, i programmi tv, lo sport, le parole crociate?

Come si fa a stare senza edicola? A me fa già grande tristezza quando vedo la saracinesca abbassata con gli orari ridotti, quando non è più estate e la gente è di meno; per non parlare quando, in inverno e con il brutto tempo, la nave non arriva e neanche i giornali. Non c’è tv, non ci sono social che possano sostituirli. Ricordo ancora quel misto di spavento e disorientamento che mi colpì una sera di quasi venti anni fa dopo un’intera giornata senza mezzi di trasporto: giunta finalmente la notizia che la nave stava attraccando in porto con il suo prezioso carico, sono scesa dalla Dragonara nonostante la pioggia, per poi risalire tutta felice con le copie sotto il braccio: era buio pesto, ma per me è stato come se in quel momento fosse spuntato il sole.

Le vendite sono calate, lo dicevamo e ce ne rendiamo conto. Inoltre in una comunità piccola come quella ponzese con gli anni sono scomparse due autentiche colonne tra i consumatori di carta stampata: penso a Peppe Tricoli e Ernesto Prudente. Certo, non bastavano loro a sostenere le finanze di Ricciolino, ma erano un bell’esempio e magari qualcuno per imitazione acquistava qualche copia. Come faranno ora i pochi habitué che sono rimasti: il cancelliere Giosuè Coppa e l’ex sindaco Silverio Lamonica, quando è a Ponza? Attualmente inoltre le edicole sono diventate una sorta di emporio/negozio di giocattoli, dove soprattutto i più piccoli trovano qualcosa per trascorrere il tempo… con grande gioia di genitori e nonni. Non potrebbe bastare il loro supporto?


In terraferma, a parte che nelle edicole, i giornali si vendono anche nei supermercati o nei tabacchi. Chissà se a Ponza si potrebbe trovare una soluzione simile? Negozi di tabacchi sono sia a Sant’Antonio che in Piazza Pisacane; in quanto ai supermercati, temo che il Conad di Giancos sia già saturo nei suoi spazi.
Poi… c’è la terza soluzione: Ricciolino ci ripensa e tutto resta come adesso.
Sveglia ragazzi, è stato solo un brutto sogno.

 

3 commenti per Ricciolino, non farlo: ripensaci

  • silverio lamonica1

    E’ un’altra notizia che mi procura tristezza, dopo l’annunciata chiusura dell’unica libreria isolana “Al Brigantino”. Si sta perdendo il gusto di leggere, dannati tablet e diavolerie varie.
    Veramente l’amico cancelliere Giosuè ed io non siamo i soli “habitué”, perché ci tengono compagnia anche altri amici: Paolo Greca, Rossano, e altri che acquistano giornali specializzati nello sport. E’ rimasto un “nocciolo duro” che resterebbe profondamente deluso.
    Per quanto mi riguarda, la mattinata non è bella senza l’acquisto del giornale all’edicola, seguito dal caffè o dal bitter al bar, in compagnia di Giuliano Massari e qualche altro amico; è un rito. Sarebbe un vero peccato se questo “rito” venisse malauguratamente dimezzato.

  • Rosanna Conte

    Credo che sia molto difficile far capire a chi è nato con le “diavolerie” – come le chiama Silverio – e con quelle vive, l’importanza particolare dell’informazione articolata del giornale cartaceo.
    I piaceri esposti da Silverio e Luisa non sono comprensibili alle nuove generazioni che viaggiano sull’onda della notizia in pillole, abituate ai “confronti” TV che costruiscono alterchi senza argomentare, che creano tifoserie invece che ragionamenti.
    Figuriamoci se riescono a comprendere il piacere di maneggiare la carta e i riti connessi al giornale quotidiano. Ai loro occhi risulta strano chi addirittura manifesta segni di sofferenza per astinenza forzata dall’informazione cartacea. E’ un mondo in rapida trasformazione che, però, insieme al supporto dell’informazione sta travolgendo la qualità dell’informazione stessa.

  • Roberto Landolfi

    Luisa, ti invito a continuare a tener viva la discussione sulla chiusura dell’edicola. Anche per me, che sono sovente a Ponza anche d’inverno e consulto due o tre quotidiani al dì (non riesco a fare a meno della carta), è un vero problema. Dovrebbe interessarsene il Comune. Non so come. Ma immagino che, in situazioni d’emergenza, si possano individuare soluzioni originali. Perché ad esempio i soli quotidiani e settimanali non possono, d’inverno, essere venduti presso una tabaccheria che si rendesse eventualmente disponibile? Mica i giornali fanno più male delle sigarette. Scarsi o nulli sarebbero i guadagni. Ma grande sarebbe il ritorno d’immagine dell’isola. A proposito: come sono organizzati, in quanto a edicola, a Ventotene, la piccola isola cugina dove, come anche Ponza Racconta non perde occasione di ricordare, hanno una buona capacità di resilienza? Un cordiale saluto.

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