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Elogio della “democrazia indiretta” e della Repubblica

di Giuseppe Mazzella di Rurillo

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Proprio quando il fondatore di un movimento anti-politica che si trova ad essere forza di governo al tempo del Covid-19 elogia la “democrazia diretta” con assurde motivazioni, forse è necessario per la difesa della “democrazia politica”, un elogio della “democrazia indiretta”, cioè quella vissuta e praticata attraverso rappresentanti eletti democraticamente.

Il prossimo 9 novembre 2020 saranno 50 anni dalla morte di Charles de Gaulle avvenuta per la rottura di un aneurisma dell’aorta addominale, a 80 anni, nella sua casa di Colombay-les-Deux-Eglises, un villaggio francese.
La Francia dedicherà alla ricorrenza molte manifestazioni. Il suo pensiero e la sua vita torneranno sul tappeto. Si discuterà della sua “quinta repubblica”. Della sua rinuncia alla “quarta repubblica”. Della sua ostilità al sistema dei partiti.
Le sue “memorie di guerra” e quelle di “speranza” incompiute – di cui riuscì a completare solo il primo volume: “il rinnovamento” 1958-1962 e di cui uscirono solo i primi due capitoli del secondo volume: “lo sforzo” 1962-1965 – in Francia ritorneranno per il confronto e la riflessione e per adeguare ai nostri tempi una “certa idea della Francia” ed una “certa idea di repubblica”.

Di De Gaulle sono stato un umile biografo. Ho letto e studiato i suoi scritti ed amato la Francia e la sua lingua. Ho dedicato una tesi di laurea alla sua concezione della “democrazia diretta” cioè al potere conferito al capo della stato con l’art. 11 della Costituzione di ricorrere a Referendum per l’approvazione “diretta” di leggi.
De Gaulle si dimise da presidente della repubblica il 27 aprile 1969 quando perse il suo quinto referendum sulla riforma delle regioni e del senato. 53 per cento no e 47 per cento sì.
Quale era in De Gaulle il pensiero sulla “democrazia diretta”? Quale ruolo assegna a al capo dello stato? Quale ruolo al parlamento?

Il dibattito diventa attuale perché rivaluta la “democrazia indiretta” assegna al Capo dello Stato il ruolo esecutivo di governo ma non esclude il parlamento.
Solo in casi eccezionali è il Capo dello Stato che ricorre alla “democrazia diretta” e da essa misura il grado di consenso alle politiche del presidente della repubblica perché è la “repubblica” il bene supremo.
Apriamo il dibattito civile in Italia perché anche da noi la “repubblica” è il bene supremo.

 

Tesi di Laurea


Il referendum popolare nella costituzione della V Repubblica francese

Giuseppe Mazzella, giornalista – Direttore del mensile “Il Continente”

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