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Punta Bianca, da quest’estate è anche un ristorante

di Luisa Guarino


E’ l’ultimo nato nel campo della ristorazione ponzese, non ha neanche due mesi: per questo ci piace parlarne e farlo conoscere anche a chi non ha potuto farlo di persona in quest’estate strana, complicata e semplicissima, almeno a giudicare dalle presenze e dai riscontri. Il 23 luglio ha aperto in pieno centro storico dell’isola il ristorante Punta Bianca, il cui nome da solo ne racconta la location: un nome antico e un punto di riferimento nodale per Ponza, dove peraltro un tempo era collocata la falegnameria del nonno degli attuali giovani proprietari, Salvatore Coppa, meglio conosciuto come ‘Tore ‘i Caramella’.

Attualmente infatti le ‘colonne’ del nuovo esercizio commerciale sono Flavio e Salvatore Coppa, nipoti di nonno Tore e fierissimi di esserlo, che hanno dato vita a una società, affiatati ed entusiasti, nonchè sostenuti da una famiglia molto unita. Nessuno dei due ha ancora quarant’anni, e hanno pochi anni di differenza tra di loro, il che lascia presumere una totale unità di intenti.

Da sinistra Flavio e Salvatore

Entrambi sono nel settore da giovanissimi, da quasi vent’anni, e si sono ‘fatti le ossa’ con il noto chef Oreste Romagnuolo, nei suoi ristoranti ponzesi ‘Orestorante e Oresteria: Salvatore in cucina come cuoco, Flavio nel servizio al pubblico, che ha esercitato anche in un altro famoso ristorante storico dell’isola, l’Eea, nonché fuori Ponza.

Da qualche anno accarezzavano l’idea di mettersi in proprio: così quando il contratto della loro struttura è giunto a scadenza (fino all’estate 2019 ospitava la storica boutique La Rada della signora Anna), alla fine dello scorso anno hanno potuto comiciare a lavorarci sopra, anche materialmente. L’architettura dell’interno è spettacolare, tutta in pietra chiara e con il soffitto altissimo liberato dal soppalco che vi era stato costruito. “Abbiamo chiesto consiglio a diversi architetti – dice Flavio – però sinceramente i loro progetti non ci convincevano: alla fine abbiamo fatto a modo nostro, lasciando a vista le colonne e puntando su colori chiari e naturali, come la pietra e il legno. Anche il bancone lo abbiamo voluto bianco, pur sapendo che così è più difficile da mantenere sempre impeccabile”.

All’interno possono trovare posto 30/40 persone, e così è stato anche in questo primo periodo di apertura, rispettando le distanze e tutte le misure anticovid. Certo, la parte del leone la fanno i tavolini all’aperto nell’ampia spazio che ospita anche la trattoria la Lanterna e il bar pasticceria Gildo. Perché proprio grazie alla possibilità dettata dall’emergenza di occupare uno spazio pubblico maggiore, in questo punto dell’isola come altrove gli esercenti hanno potuto allargarsi più di quanto solitamente è loro consentito.

Qual è il bilancio di questi neanche sessanta giorni? Ne parliamo con Flavio, che è anche il pr della famiglia: “Contavamo di aprire i primi di maggio, ma la pandemia ha allungato notevolmente i tempi. Sinceramente siamo molto contenti: i nostri ospiti hanno apprezzato cucina e servizio, e con il passaparola ci hanno mandato amici e conoscenti”. Lo staff è giovane e affiatato, in cucina Salvatore può contare su un ottimo supporto, tra i tavoli tutto fila tranquillo. Naturalmente l’apprezzamento è legato soprattutto alle pietanze: basta scorrere il menu per rendersene conto, e spaziare tra antipasti, primi, secondi e contorni, per soddisfare la curiosità dei palati più esigenti.

Non ci vuole molto a lasciarsi sedurre dal cheescake di ricciola, dai bignè di mare, dai plin ripieni di burrata e alici su crema di vongole, dalla zuppa di cicerchie locali o dal pescespada in pasta fillo su crema di ceci: portate tutte molto buone e molto belle. Prima un abbraccio con lo sguardo, e poi il gusto a dare la conferma. Un discorso a parte meritano i dolci, il cui elenco non è riportato nel menu: ce ne sono almeno sei/sette varietà al giorno, e descriverle e prenderne le ordinazioni è il compito specifico di una delle ragazze della ‘crew’. Per non parlare della carta dei vini, che spazia dalle bollicine ai bianchi ai rosati e ai rossi, attingendo alle migliori produzioni della Penisola, dal Friuli alla Sardegna, con la dovuta attenzione alla produzione del territorio, dal Moscato Oppidum di Terracina e Capolemole Bio di Cori di Marco Carpineti, all’Antinoo e Anthium Bellone di Casale del Giglio di Latina, al Faro della Guardia Biancolella di Ponza tra i bianchi; Shiraz sempre di Casale del Giglio tra i rossi. Perdonate il campanilismo.

A questo punto non resta che fare un bel brindisi a Flavio e Salvatore, e soprattutto al loro ristorante Punta Bianca, nuovo di zecca.

 

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