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Epicrisi 295. Mi chiudo come un riccio

di Sandro Russo

 .

“Si nasce sempre sotto il segno sbagliato e stare al mondo in modo
dignitoso vuol dire correggere giorno per giorno il proprio oroscopo
(Umberto Eco)

Alcune frasi si incidono nella memoria, anche inconsapevolmente, per poi venire fuori quando meno te le aspetti (…oppure anche quando è il momento giusto).
Così questa che ho registrato e (apparentemente) dimenticato. Qualcosa che devo aver letto in occasione della morte di Umberto Eco (1932-2016). La moglie ha detto che le sue ultime parole sono state “Mi chiudo come un riccio”.
Venivano da Umberto Eco; per questo credo mi sono riaffiorate, data la mia immensa ammirazione per lui. Ma sono anche rivelatrici di un momento, di una difficoltà che non si riesce ad affrontare in altro modo: il freddo dell’inverno per i ricci; un momento difficile nella vita di relazione (in una coppia, in un gruppo)… Allargando il discorso si può applicare anche alla stasi invernale di un’isola come la nostra, dopo le baldorie e gli eccessi dell’estate.

È in questo stato d’animo che mi accingo a richiamare i diversi articoli della settimana su Ponzaracconta.
È una cosa strana, l’epicrisi. Uno può avere dell’isola l’idea che vuole, ma poi è sui pezzi usciti nella settimana che deve ragionare.

L’impressione è che si ripieghi sui piaceri minimi del vivere isolano – così pur ne La gioia di settembre “l’isola si mostra dimessa, stanca” – e sui ricordi come in Pane e pummatore.
O anche sulle ineffabili consolazioni del dialetto (per qualcuno tutt’uno col ricordo): La mano grassa e altre stranezze.

L’isola affiora in filigrana nelle cronache delle morti e delle nascite.
La nota triste della dipartita: Maria Civita Di Fazio ci ha lasciato e il ciclo della vita che si perpetua nei nuovi nati: I gemellini Pietro e Paolo e Francesca.
Controversie e provocazioni sullo smaltimento dei rifiuti (più pressanti in estate ma reiterate: queste sì “spalmate” su tutti i mesi dell’anno) in: Degrado. Istruzioni per l’uso.

L’isola è fatta anche di polemiche: Boccone amaro (articolo e relativi commenti) e di rievocazione di grandi avvenimenti di cui è stata teatro in passato, come in: Isidoro Feola e Luigi Di Monaco su YouTube per il batiscafo Trieste.

Scrivono di Ponza non ponzesi (ma all’isola legati da un amore ir-ri-pe-ti-bi-le; come Riccardo Freda (leggi qui un suo commento sul miglioramento di alcuni servizi turistici) e Filippo Bucarelli, sulla possibilità di ampliare e ottimizzare lo smartworking sull’isola (numerosi commenti).

Da Ponza al vasto mondo, con una necessaria sosta di acclimatazione nell’isola madre Ischia, e gli articoli sul Parco Naturale di Zaro e i dolori di un democratico repubblicano sessantottino.
E poi via d’un solo balzo agli articoli di interesse generale.

Intendiamoci. Il ‘parco’ dei redattori e collaboratori è ampio e composito e se ci arrivassero più articoli su tematiche isolane, da ponzesi residenti, certo non li disdegneremmo. In effetti qualche volta i temi della settimana hanno un’impronta più localistica; qualche settimana meno; anche perché le problematiche generali premono e chiedono di essere rappresentate. Che fare allora?
Nutrire i nostri lettori solo a pane e ricordi, odori di sugo tra i vicoli e beghe amministrative? O provare ad ampliare gli orizzonti su argomenti comunque attinenti al vivere insieme?


Così il sindaco pescatore, ucciso dieci anni fa dalla malavita organizzata, era “fuori tema” rispetto a Ponza? Ma i problemi che si è trovato ad affrontare sono gli stessi di qualunque piccolo comune del sud; tanto che Vincenzo Ambrosino al riguardo ha ricordato la vicenda umana e politica di Beniamino Verde, il compianto sindaco di Ventotene.

Dovevamo passare sotto silenzio l’importante scadenza elettorale a due settimane da oggi?
Considerare i nostri lettori non adatti/interessati a certi temi penso sia una larvata forma di offesa nei loro confronti.
Al Referendum abbiamo dedicato tre articoli (forse altri seguiranno, di qui al 20 settembre!):
Referendum confermativo sul taglio dei parlamentari domenica 20 e lunedì 21 settembre 2020 (1)
Sul referendum del 20 settembre (2). La maschera del nuovo establishment
Il Referendum del 20 settembre (3). Il dibattito interno alla sinistra


L’armistizio il giorno dopo: sul Corriere della sera del 9 settembre 1943

Infine l’anniversario di una data importante: quella dell’8 settembre 1943. Tra qualche giorno. Richiamando alla memoria gli eventi di quegli anni troviamo fatti e personaggi ben conosciuti; come la destituzione di Mussolini da parte del Gran Consiglio del Fascismo il 25 luglio del ’43 e l’inizio della sua odissea da prigioniero politico che lo portò anche a Ponza dal 28 luglio per dieci giorni; ma questa è un’altra storia.

In due articoli sul sito di Fabio Lambertucci (leggi qui e qui) e negli articoli correlati in link, vengono rievocati i giorni intercorsi tra la firma dell’armistizio di Cassibile (il 3 settembre, tra il generale Eisenhower e il generale italiano Castellano) e l’effettiva divulgazione della notizia (da parte dello stesso generale Badoglio per radio l’8 settembre): forse i giorni più sanguinosi dell’intera guerra, per un’Italia stremata e confusa. Quindi la mancata difesa di Roma e la fuga del re e di alti ufficiali italiani verso Brindisi su cui precisamente si interroga l’articolo riportato, da La storia illustrata, in una lunga intervista al dirigente comunista Antonello Trombadori.


In appendice al secondo articolo, le foto di Roma nei giorni successivi all’armistizio, nelle mani dei tedeschi, per i quali a tutti gli effetti gli italiani erano diventati, da alleati, nemici. Immagini impressionanti, senza essere truculente.
Sono pagine non esaltanti della storia patria, rievocate con precisione dagli storici, dalla letteratura e dal cinema, che non si possono non conoscere.

Alla fine di questa settimana in cui le notizie dall’Italia e dal mondo portano ciascuna una nota in più di preoccupazione e di ansia, anche il sito riflette la stanchezza di un’estate difficile che sta andando verso il suo epilogo. Ripiegamento su se stessi, ripensamento critico dei grandi eventi del passato secondo gli anniversari che il calendario propone, coinvolgimento tiepido nelle prossime scadenze elettorali. Non si registrano grandi passioni né fughe in avanti. Come se il Covid 19 avesse fiaccato oltre che i polmoni, gli entusiasmi e la gioia di vivere.
Ci chiudiamo come ricci in attesa di tempi migliori.

Appendice del 15 settembre (Cfr. Commento di Sandro Russo)


Quando c’era lui
by Sang’ ’i Retunne

Giggino – Sient’a mme, tu che saie quase tuttecose, secondo te addo’ po’ sta’?
Sang’ ’i Retunne – Giggi’, forse potrei pure saperlo, ma mi dovresti dire chi.

Gg – Uilloche! ’U solite precisine scazzelluse communista russe e verde.
SR – Ma certo che sei forte!

Gg – I’ quanti mmosse, cammi’! Ccà ’u stann’ cercanne tuttuquante e tu nun saie niente?
SR – Io non cerco proprio nessuno, sei tu con gli amici tuoi che cercate sempre guai.

Gg – M’hanne ditte, prova fore ’u bbar: niente. Prova dint’ ’u bbar: niente
SR – Non sarà lontano…

Gg – So’ ghiute a’rete i bidune d’a munnezza: niente! Chille, tiempe fa, steve sempe appustate llà.
SR – Aaah! Credo di aver capito chi cerchi.

Gg – E finalmente! Se hai accapisciuto me dice addò sta?
SR – Ma se non lo potevi vedere! …Lo odiavi definendolo amico mio, e mo lo cerchi?

Gg – Io non lo potevo vedere? Ma quanne mai! Dicite sempre cattiverie, vuie frastieri-punzisi… p’accalunnia’ a nuie, ponzesi veraci.
SR – E certo! Mo accussì va a finire. Gli hai mandato ogni improperio e adesso lo neghi.

Gg Pensa ca pe’ fall’ asci’ aggie tirate ’na busta ’i munnezza ’a luntane. S’è pure rotta… ma niente. Nunn’è asciuto. Addo’ cazze sta? È ’nu mistero.
SR – Non ho capito perché pure ora dovrebbe stare di guardia alla monnezza. Mah! 

Gg – M’hanno ditte: prova a vede’ ’nd’i cisterne ’i Romano ca Iss’ e chill’ati quatte matte i vvote s’annasconnene llà: niente. Sule ’munnezza e zocchele.
SR – Ma perché lo stai cercando con tanto interesse? Dai dimmi!

Gg – Eh perché!? Chelle ca sape fa Iss’ ca nisciuno ’u sape fa. È chiaro?
SR – Addirittura? Sei arrivato a questo livello di stima? Mamma mia!

Gg – È ’na cosa malamenta?
SR – Cosa?

Gg – Chesta stipa che dice tu.
SR – Giggi’, lasciamm’ a perde e dimmi a cosa ti serve. Forza!

Gg – Uggesù!! Ma tu ’u vvide come stamm’ cumbinate? Nun se capisce chiù niente. Ccà stamme arruinate. Cca ce vo’ sule Isso. È l’unica speranza nosta.
SR – Effettivamente quando c’era lui…

Gg – Perciò ccà l’avimma truva’ a tutti i costi! Accussì, ca l’uocchie ’i pazze e a cap’a bomba ca tene, ’i mmètte appaura e ’i fa scappa’ tutte quante. Cca stanne p’arriva’ i marevizze e chiste stanne ancora cca!. Sciò sciò… iatevenne i case voste!

1 commento per Epicrisi 295. Mi chiudo come un riccio

  • Sandro Russo

    Nelle eterne diatribe tra maggioranza e opposizione si inserisce con un particolare punto di vista – diciamo così “pre-politico” – una nostra vecchia conoscenza.

    L’opinione di Giggino Sangu’i Retunne nell’articolo di base

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