Voci di Ieri

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Epicrisi 294. Finita la festa (?) restano i problemi. Solo la cultura ci potrà salvare

di Giuseppe Mazzella

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Ponza sta vivendo in affanno. Dopo l’apparente “festa” estiva, che è agli sgoccioli, i problemi decennali di cui soffre si manifestano ancora una volta nella loro terribile urgenza. E questo è dimostrato questa settimana anche dal numero degli interventi accorati affinché la nostra isola non muoia. Non muoia non solo nella memoria di chi l’ha conosciuta e frequentata da decenni, ma riacquisti l’antico splendore di luogo del cuore che non è limitato alla sola bellezza paesaggistica.

Al di là delle critiche che piovono a pioggia – in questo noi isolani siamo particolarmente attrezzati – una cosa è certa: bisogna cambiare passo e affrontare il futuro con una mentalità diversa. E’ necessario soprattutto un salto culturale. E quando parliamo di cultura intendiamo mentalità. Ci saranno gli uomini all’altezza della nuova sfida? A leggere le veementi e intolleranti dichiarazioni da una parte e dall’altra, come ad esempio la risposta di D’Amico ad una dichiarazione social di Vigorelli (leggi qui) e le notizie riportate dallo stesso redazionale del sito (leggi qui), sembrerebbe proprio di no. L’antico modulo, stantio e improduttivo, resta purtroppo quello di dare la colpa di tutto all’avversario politico di turno.

Ma ci domandiamo mai veramente cosa ognuno di noi fa individualmente per la nostra isola? Questo obbligo che riguarda tutti ce lo ricorda ancora una volta Luisa Guarino (leggi qui), che stigmatizza l’abbandono di rifiuti in ogni angolo, salvo poi, aggiungo io, addossare la colpa esclusiva alla carenza dei servizi. A poco valgono i buoni propositi e l’impegno di pochi volenterosi, che pure sono meritevoli: è necessario acquisire la coscienza della tutela del luogo nel quale viviamo, per poterci assicurare un futuro migliore.

Sulla questione burocrazia, nello specifico delle normative europee, che hanno raggiunto livelli inimmaginabili, ci intrattiene Martina Carannante (leggi qui), sottolineando l’assurdità dei parametri societari per partecipare ad un’asta di ristorazione. Nello specifico di un servizio scolastico per una popolazione di poco più di cento alunni, sono abilitate quelle società che abbiano almeno oltre un milione e mezzo di fatturato! Tutto lascia pensare che questa nostra amata Europa continui a favorire attraverso una complessa ragnatela creata ad hoc la concentrazione in poche mani dei capitali, completamente dimenticando quelle che sono le piccole e medie imprese, che in particolare in Italia sono la spina dorsale della nostra economia. La stessa burocrazia, e questa volta riguarda Ischia, come ci racconta il “cugino”Giuseppe Mazzella di Rurillo (leggi qui) che a tre anni dal terremoto vede ancora bloccata la fase della ricostruzione.

Questo fine settimana di fine agosto, con l’ansia del Covid-19 che non molla e con le preoccupazioni per un autunno che si annuncia particolarmente problematico, non fa che acuire lo stato di incertezza. Franco De Luca (leggi qui), ci parla ancora una volta con passione della fragilità del nostro territorio, della sua “isolitudine”, per superare la quale sarà necessario utilizzare le più moderne tecnologie per garantire un minimo di socialità soprattutto nei lunghi e tristi mesi invernali. E’ lo stesso Franco (leggi qui) che ancora si domanda come migliorare il turismo e la vita a Ponza, bene comune in cui tutti più o meno siamo interessati e coinvolti.

Settimana resa triste dalla scomparsa di Lorenzo Guarino (leggi qui) e (leggi qui), una figura ben nota, positiva, della vecchia “razza isolana”. Con il suo addio scompare un altro tassello della nostra memoria. Ieri, poi, arriva la notizia anche dell’addio di Lina (leggi qui), la “veneziana” che seppe dare tanto in stile e spontaneità alla nostra isola, lavorando sempre con un sorriso assieme al marito Tony Farese nel negozio di souvenir di Corso Pisacane. Erano gli anni felici del primo boom turistico.

Proprio sull’onda di questa volatilità, e del tempo che passa inesorabile,  che sul sito si stanno  recuperando pagine della nostra storia perché non vengano dimenticate, come l’impresa del batiscafo Trieste (leggi qui). Sul filo doro di questa azione, si è tenuta la presentazione del volume “La Colonia Confinaria di Ponza 1928-1939”, a cura di Rosanna Conte (leggi qui), e la proiezione del mediometraggio “Confinati a Ponza” (leggi qui) dell’attore e regista  ponzese Francesco Maria Cordella, alla cui proiezione seguiranno nel mese di settembre altre tre pièce teatrali.

In sostanza una intensa attività culturale che chiude in bellezza un’estate difficile e piena di problemi, culminata quasi con un incidente anche simbolico che poteva essere ben più grave, quello dell’incendio di una barca da diporto ancorata alla banchina a fianco di una nave di linea (leggi qui), dove solo la prontezza e il coraggio di un giovane ponzese, Giuseppe Cristo, ha evitato una tragedia.

Quello che più sorprende, però, è che in queste ultime settimane stanno arrivando sempre più numerosi attestati di affetto e testimonianze di chi conosce, vive ed ama la nostra isola dalla propria infanzia (leggi qui), come la struggente lettera del giornalista Fabrizio Castellani, in margine alla precedente lettera ospitata sul sito di Matteo Berlucchi. I loro messaggi ci raccontano di una Ponza deliziosa, accogliente, di isolani ospitali, educati e rispettosi. Tutte qualità che hanno fatto diventare la nostra isola la loro terra del cuore. Il loro è un invito accorato non a tornare quelli che si era prima, cosa impossibile,  ma a recuperare le nostre belle radici e a farle rigerminare in tutti noi.
Questo sarà possibile solo con una rivoluzione culturale, è bene che ce lo ripetiamo, che comprenda il rispetto della natura, della libertà degli altri, dello spazio necessario da dare a tutti perché maturino le loro attività a favore di tutta la collettività. Ponza non potrà cambiare veramente in meglio, se non maturerà un senso civico che purtroppo non ha mai attecchito adeguatamente, ma che è assolutamente necessario per poter progredire.
Bisogna convincerci che abbiamo bisogno dello sviluppo di tutte le attività in maniera armonica e per tutto il territorio e che queste vanno favorite, non penalizzate, ricercando le soluzioni possibili. Il sistema dei divieti – un artifizio legale che a volte finisce per favorire solo i “predestinati” – sta uccidendo l’economia e anche la nostra socialità e solidarietà. Cambiare diventa una una scelta non più procrastinabile e che deve vederci tutti impegnati.

Vorrei aggiungere solo un’ultima considerazione sul nostro sito. Ponza Racconta ha accompagnato questi ultimi dieci anni la vita dei ponzesi e di quanti hanno amato ed amano la nostra isola. Un servizio gratuito reso da pochi ostinati, che hanno voluto dare testimonianza, con analisi, critiche, approfondimenti della vita sociale e culturale. L’invito che rinnovo a tutti, e in particolare ai giovani ai quali spetteranno le scelte del futuro, di vivere in maniera propositiva per il miglioramento sociale, economico e culturale di Ponza, abbandonando l’inutile spreco di risorse a sostegno di una visione di parte. Lo so è difficile sfuggire alla propria “visione” politica; Ciò è inevitabile, specie per chi è stato impegnato una vita in battaglie che lo hanno visto in prima fila. Il mondo però cambia. Restano i principi, ma resta soprattutto l’accresciuta consapevolezza di far parte di un unico sistema.

Il sito è una voce aperta ai contributi di tutti, soprattutto a quanti hanno a cuore le sorti della nostra isola, e che ha maturato sul campo, in mezzo a mille problemi, una longevità di iniziativa culturale grazie alla carica di passione e di servizio che i redattori, ahimè sempre più vecchi, e gli oltre trecento collaboratori, hanno profuso senza riserve e senza nessun tornaconto.
Ancora e sempre grazie a tutti. Continuiamo così!

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