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Breve e fragile isola

di Francesco De Luca

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Che Ponza sia una ‘breve’ isola ossia con un territorio piccolo è risaputo, anche se la popolazione residente non ha una percezione responsabile di tale realtà. Cosa voglio dire con ‘percezione responsabile’? Voglio dire che nei programmi, negli intendimenti, nelle aspettative dei compaesani non avverto la consapevolezza che una piccola isola viva di cure a sua dimensione, di sviluppi a sua dimensione, di ambizioni a sua dimensione. Il che non vuol dire che siano le limitazioni ad avere il sopravvento, perché anche le ambizioni devono e possono essere adattate allo stato reale. Un esempio: l’incremento della rete internet a Ponza dovrebbe essere molto superiore alla media, perché la sua condizione fisica ha un handicap che può essere superato con un potenziamento tecnologico. Tutti i gradi di Scuola dovrebbero essere dotati di strumenti e locali che garantiscano conferenze, incontri, lezioni, trasmissioni ON LINE. Anzi, direi che anche la gioventù, senza distinzioni, dovrebbe godere di un luogo ove poter usufruire di internet a tempo pieno.

Un locale al Porto e uno a Le Forna. Per superare l’isolamento nei contatti, di luogo e di tempo. By-passando il quesito scoglioso: biblioteca: sì o no? Dove? Ma anche l’altro, ancora più ostico: museo sì o no? Con quale indirizzo?

E dunque, che Ponza sia una piccola isola è certo. Ma essa è anche fragile ossia di salute ecologica cagionevole. Lo dimostrano le continue frane alle falesie ma anche i sentieri annualmente sgretolati dalle piogge, gli irrisolti scoli fognari a mare, l’immondizia che avvilisce i fondali, la lamentata morìa di mitili.

Questa ‘fragilità’ evidenziata e deprecata, oggi, agosto 2020, diventa ancora più pesante perché la terra, il nostro pianeta Terra, ha superato il ‘punto di non ritorno’. Nel senso che ha superato i limiti della rigenerazione biologica e vive in uno stato di perenne deficit: il consumo delle sue energie non sarà più colmabile.
Questa notizia, che dovrebbe alzare la pressione sanguigna a tutti, a tutti gli abitanti della terra, viene minimizzata, sberleffata e negata.

Ora, e qui il discorso ritorna alle cose ponziane, questa notizia per noi, abitanti di una piccola isola, dovrebbe risultare di importanza primaria, perché aggiunge alla fragilità (costitutiva dell’isola) la fragilità del globo.

Cosa fare? Piangerci addosso? NO, bensì prendere coscienza che il superiore interesse pubblico (ma anche privato) deve fare i conti con questa realtà e condizionare le sue scelte.

Il territorio andrebbe monitorato con più attenzione, con una considerazione particolare per le stradine interne, i viottoli, i sentieri, gli scoli dell’acqua piovana. L’epicentro del focus amministrativo andrebbe spostato dalle grandi opere al riassetto interno, dai pontili ai muri a secco, dai porti alla vivibilità dei vicoli, a rendere centrale l’ottimizzazione delle scuole. E, nell’ottica di migliorare la vivibilità dell’isola, amalgamare di più la compagine amministrativa, curando di più i rapporti interni fra gli Amministratori e meno i rapporti fra le forze partitiche presenti.

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