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Epicrisi 293. Non si tratta solo di scirocco

di Rosanna Conte

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Settimana calda e afosa, attraversata da quello scirocco che, per la sua ricaduta negativa sull’umore delle persone, è scivolato nel termine che si attribuisce a chi è instabile e si comporta in modo confuso, stordito: “sciroccato”.

E questo non facilita l’ancoraggio ai fatti.

Nonostante ciò, sul nostro sito la riflessione sulle problematiche della vita quotidiana e collettiva della comunità, continua e, come spesso accade in questi casi, si intreccia con quanto irrompe su Facebook dove l’alimentazione della polemica e l’arrovellarsi degli animi è molto forte.

Così, per comprendere bene il senso di uno scritto, le considerazioni vanno fatte guardando anche ai fili intrecciati sul social più frequentato e penso, in questo caso, a Pietà l’è morta a Ponza, dove solo con uno sguardo più ampio si riesce a cogliere il filo sottile che separa il rispetto delle leggi anche per chi è in condizioni di disabilità e la possibilità di ignorarle da parte di chi dovrebbe farle rispettare, ma si appella proprio alla condizione di disabilità per ignorarle. Problema certamente rilevante e dirimente che necessita di essere affrontato con saggezza, non con superficialità o astiosa competitività.

A volte dai social, perle rare, arrivano anche scritti in cui il ragionamento si sviluppa in maniera pacata e, pur dicendo pane al pane e vino al vino, espongono chiaramente l’essenza di alcune situazioni. E’ il caso dello scritto di Matteo Berlucchi, Commenti di un amante di Ponza per il sindaco Ferraiuolo, che si rivolge all’Amministrazione locale per suggerire interventi non onerosi, ma necessari se si vuole dare una svolta all’economia dell’isola, partendo da una scelta di fondo sul tipo di turisti che vogliamo a Ponza.
La necessità di fare interventi finalizzati a un certo target di ospiti è una riflessione ricorrente su Ponzaracconta e ci fa piacere che la faccia in maniera pacata e articolata Matteo Berlucchi che, per quanto sia ponzese nell’animo, non potrebbe essere considerato tale se guardiamo al sistema valoriale utilizzato dal ponzese medio per decidere chi ha diritto a parlare e chi no. La dimensione specifica della nostra insularità, purtroppo, tende a vanificare in campo applicativo tutti i buoni consigli da chiunque vengano perché le dinamiche sociali, economiche e politiche locali inficiano qualsiasi visione prospettica che possa giovare alla comunità nella sua interezza. Quindi, anche se si dimostra appartenenza con la presa in carico di un’idea di futuro tarata sul benessere collettivo, il discorso viene recepito come giusto, ma senza possibilità di risvolti pratici.

Leggendo Piana d’Incenso: un’altra bellezza e un’altra opportunità per Ponza ci rendiamo conto che qualcosa viene pur fatto. Il recupero  al percorso di trekking in sicurezza del sentiero che da Cala Caparra porta sulla piana dell’Incenso, è un piccolissimo tassello nel quadro di un eventuale ampliamento dell’offerta nel settore turistico. Oggi, diventato un percorso affascinante, con squarci di panorama da godere con tranquillità, è un’attività proponibile ai turisti che non si vogliano fermare al mare e a chi verrà in altre stagioni dell’anno. Bisogna solo provvedere a mantenerlo pulito.

E questo non è un tema da poco per il futuro dell’isola considerato che i settori economici tradizionali non riusciranno mai a decollare senza un’azione cooperativa da sviluppare intorno ad un’idea forte. La collaborazione invece che la concorrenza più spietata favorisce la vita di una comunità,  come scrive Riccardo Luna in Cosa ci rivela della vita una intelligenza artificiale” che gioca a poker, riportato nell’articolo Il poker rivisitato:  – “Ma la vita non è sempre un gioco a somma zero, anzi: alcune cose non prevedono la sconfitta dell’altro per vincere. Molte cose implicano la collaborazione di tutti per vincere assieme”. Purtroppo, a Ponza, si può anche trovare l’idea forte, ma la volontà cooperativa lascia molto a desiderare e questo offre spazio a chi ha più forza economica.

Molto ci sarebbe da apprendere dalla lettura dell’articolo proposto da Sandro Vitiello sulla pesca del tonno, Il tonno rosso del Mediterraneo, una ricchezza in mano a pochi.
Cosa può fare il singolo pescatore di fronte a forme organizzate di sfruttamento del mare che lo escludono dall’esercizio del suo mestiere nei settori più redditizi?
Il lunghissimo articolo, che lascia molto amaro in bocca, spiega chiaramente quali sono le problematiche connesse alla pesca del tonno e getta molta luce su quanto è accaduto, accade e minaccia di accadere nei nostri mari e ai nostri pescatori. Senza considerare che, pur se non pescatori, non possiamo sentirci estranei al tema in quanto siamo un po’ tutti consumatori di tonno, fresco o in scatola.

E veniamo agli articoli divulgativi di fatti storici che nelle ultime settimane hanno intensificato la loro presenza sul sito.

Premesso che la Storia è una disciplina che pone domande al passato tenendo i piedi ben piantati nel presente e che, invece, viene spesso considerata come una narrazione variegata di fatti che furono e che non hanno granché da dire oggi, fa sempre piacere che ci siano persone interessate al passato e abbiano voglia di narrarlo.

Una data da non dimenticare: 14 agosto 1861 ci riporta una pagina dolorosa legata alla repressione di quel fenomeno complesso definito “lotta al brigantaggio” e che a Ponza non ebbe conseguenze nonostante l’isola avesse  una forte impronta ideologica clericale-borbonica. Il voltafaccia delle famiglie potenti come quella dei Vitiello, garantì loro la prosecuzione nella gestione del Comune anche dopo l’unità, e la corruzione imperò in tutte le sue forme per mantenere il potere nelle mani di chi già l’aveva. Ci dice qualcosa oggi quella esperienza?

L’orgasmo fascista (2). Le case chiuse. Riguarda il fenomeno della prostituzione di alto bordo durante il fascismo. La concezione dell’uomo come maschio era stata esasperata dall’idea di forza, potere e razza latina e, di conseguenza quella della donna come femmina, a sua volta, in maniera poliedrica, riceveva l’impronta che più faceva comodo all’uomo. La senatrice Merlin con la sua legge voleva solo aiutare le sorelle prostitute o voleva combattere l’idea della frammentazione e stigmatizzazione della figura della donna a seconda dei ruoli? A distanza di poco più di sessanta anni, siamo in grado noi donne di vivere a tutto tondo noi stesse per quello che vogliamo essere senza subire etichette? La presenza di donne in posizioni apicali nel mondo della politica, ma anche dell’imprenditoria, della ricerca scientifica, della letteratura, dell’arte, della difesa dell’ambiente, a cui guarda Il IX  premio Pavoncella di Sabaudia, ci fa ben sperare, ma la mentalità comune è ancora dura da scalfire.

La storia, a seconda di cosa si chiede, dalle premesse da cui si parte e come si va a cercare, può dare tante risposte.

In Ponzesi nella Storia, dopo aver ripercorso la vicenda, sempre affascinante e tutta ponzese, dell’amore tra Rita Parisi e Mario Magri, Franco De Luca, guardando dal presente alla loro storia, ricava alcune riflessioni piuttosto amare. Forse, guardando nel complesso la storia della nostra isola, non sono gli isolani di oggi quelli che hanno derogato, ma quelli di quel momento che sono stati diversi.

La settimana non poteva tralasciare il grande tema attuale del Covid-19 e dei giovani della movida che, tra l’altro, è molto presente anche nella Rassegna stampa. Attendiamo l’esito dei tamponi nostrani per capire se Ponza è sempre Covid free, ma bisogna chiedersi se le briglia sciolte di questa estate possano essere la caratteristica costante del nostro turismo.

Collegato al tema è anche il resoconto de La festa dell’Assunta a Le Forna che si è svolta come le precedenti feste religiose dell’epoca Covid-19, col furgone che porta la sola statua della madonna, mentre la gente ne attende il passaggio sui bordi della strada.

Dalla Rassegna stampa apprendiamo che la piccola Ventotene continua imperterrita lungo un percorso che le dia la maggiore visibilità possibile e si candida giustamente ad essere considerata luogo della memoria europea  in Europa, mentre a livello mondiale richiede che il penitenziario di Santo Stefano e il Manifesto di Ventotene siano assunti a patrimonio dell’umanità dall’UNESCO.

Noi abbiamo la spocchia sotto il naso. Non ci importa niente della cultura né della nostra storia. Abbiamo il nostro bellissimo mare sul quale oggi sono puntati i guadagni dei ponzesi in una lotta spesso fratricida, ma un domani questo stesso mare non riuscirà a trattenere nemmeno un epitaffio, per coloro che ci vissero, cancellando il loro ultimo addio alla vita. Con buona pace di Sandro Russo  che ama gli Epitaffi.

No, non è questione di scirocco!

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