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Dissalatore a Cala dell’Acqua: le ragioni dei fornesi

La Redazione

Martedì 4 agosto presso la sede comunale c’è stato un incontro sul dissalatore previsto a Cala dell’Acqua fra i rappresentanti delle associazioni locali, i dirigenti di Acqualatina, ATO 4 ed esponenti dell’Amministrazione comunale.
Acqualatina e ATO 4 hanno aperto la discussione presentando il nuovo progetto del dissalatore definitivo che sostituisce tout court quello del provvisorio di cui si è parlato finora.
Probabilmente, avendo considerato che le critiche apportate a questo progetto avevano un buon fondamento di verità, hanno aggirato l’ostacolo con la mossa a sorpresa che richiede una strategia diversa da parte delle associazioni che avversano la costruzione del dissalatore nella zona della miniera a Cala dell’Acqua.


A loro dire, il dissalatore definitivo non presenta assolutamente tutti gli inconvenienti di quello provvisorio poiché verrà interrato. Non ci saranno i rumori né l’impatto visivo, non si vedranno i tubi anch’essi interrati e comunque farà tesoro degli errori commessi a Ventotene utilizzando le migliori tecnologie. In aggiunta Acqualatina si farà carico, nel costruire la porzione di rete idrica che afferisce al dissalatore, di costruire anche una rete fognaria per incanalare gli scarichi che si immettono nella Cala in questione. In più, viste le osservazioni sul problema energetico, ci sarà anche il collegamento con la centrale di monte Pagliaro. Tutto ciò sarà interrato.
Alle osservazioni sul fatto che la centrale di monte Pagliaro è provvisoria e insufficiente per soddisfare le esigenze energetiche del dissalatore, è stato risposto che anch’essa diventerà definitiva con il potenziamento necessario. La piccola centrale che domina la miniera dovrebbe essere eliminata appunto perché si potrà fare assegnamento sull’altra.
Ovviamente, hanno aggiunto, si farà una strada che conduca giù con illuminazione e abbellimenti vari per consentire la funzionalità dei servizi.
Alla richiesta dei presenti sull’esito delle attività che danno vita all’economia fornese una volta finiti i lavori, è stato risposto che vi si potrà fare tutto: bagno, ombrelloni, pontili e così via.
All’osservazione che la zona manca di un piano regolatore che la inquadri in un progetto complessivo, è stato risposto che il dissalatore è un bene di pubblica utilità e che già sulla stessa zona insiste l’area sportiva costituita dalla tensostruttura del pallone. Il nuovo intervento non sarebbe una violazione della zona, quindi, ma ne migliorerebbe l’accesso.
Per la verità ci potrebbe essere una differenza di non poco conto nel considerare la fruizione della zona in assenza di Piano regolatore, visto che il pallone è asportabile, mentre gli impianti non lo sono.
All’osservazione che il dissalatore si potrebbe realizzare altrove è stato risposto che, pur essendoci la volontà, non è possibile a causa delle condizioni franose delle nostre coste, quasi tutte rientranti nelle zone rosse del PAI, e che l’impatto ambientale di un dissalatore a Capo Bianco è piuttosto terrificante.
Il sindaco Ferraiuolo ha detto che, se la cittadinanza è disponibile ad accettare il nuovo progetto, l’Amministrazione ritirerà il ricorso messo in atto contro Acqualatina.

Dissalatore a Ventotene

Ma cosa chiedono i cittadini di Le Forna?
Il loro ragionamento parte da un dato di fatto: da quando 45 anni fa è stata chiusa la miniera di bentonite nessun risanamento ambientale è stato fatto sull’area.
Colpisce l’occhio anche dei più distratti vedere, mentre si fa una passeggiata verso il Forte Papa, i tanti cumuli di terra bianca che, a distanza di così tanti anni dall’abbandono dell’area, non vedono crescere un filo d’erba.
Quella terra è avvelenata da tutti i composti chimici usati ai tempi della Samip, per lavorare la bentonite.
E’ un dato di fatto; se si vuole recuperare l’area della miniera bisogna avviare una seria azione di risanamento.
Non si può pensare di scrivere il futuro di quell’area senza considerare questo passaggio.
Ad oggi, di fatto, non esiste ancora una destinazione urbanistica di quella che per la comunità di Le Forna rappresenta la più importante opportunità di crescita.
Sembra ci sia una sorte di maledizione che vede sempre La Piana (area della miniera) e Cala dell’Acqua al centro delle vicende della nostra isola.
O meglio di una parte della nostra isola.
Intorno a quel luogo si combatte una battaglia di civiltà.
Vigorelli, nella passata Amministrazione, aveva provato a spostarvi tutta la centrale elettrica.
Fu grazie ad una incisiva denuncia che il progetto è stato ridimensionato e, speriamo, prossimo all’eliminazione completa di quella che è definita la centrale elettrica d’emergenza.
E’ sempre sua l’idea, nel 2016, con un’ordinanza contingibile urgente, di installare il dissalatore in quella zona.
Sempre Vigorelli ci voleva fare il porto turistico, senza considerare l’area alle spalle e tutto il discorso del risanamento.
Il progetto del porto, al momento, sembra non sia più all’ordine del giorno.


L’amministrazione Ferraiuolo in campagna elettorale si spese per annullare le scelte di Vigorelli relative al dissalatore.
Però bisogna dire che non ha le idee chiare su quell’area.
Vogliamo ricordare la vicenda degli scarrabili che ha tenuto banco un paio di anni fa?
Altra sollevazione popolare e il rischio che parte di quell’area diventasse una pattumiera è stato fermato.
Oggi siamo al dissalatore.
Al di là delle leggi che vanno comunque rispettate – se non c’è una destinazione d’uso dell’area nessuno può deciderne cosa fare – decidere di mettere il dissalatore a Cala dell’Acqua significa incominciare a scrivere il futuro di quell’area mettendo la comunità davanti al fatto compiuto.
Ancora una volta il cosiddetto “stato di necessità” va a pregiudicare il destino di una comunità.
Facendo quella scelta di fatto si creano i presupposti per fare della contrada della Piana un’area a servizio dell’isola e si perde la possibilità di ridare a Le Forna una sua armonia.
Qui invece si chiede di chiudere una ferita aperta da troppo tempo.
Nella giornata di lunedì 10 agosto alle ore 18 ci sarà un incontro ulteriore tra i comitati dei cittadini e l’avvocato che la comunità di Le Forna ha scelto per tutelare i propri diritti.
L’incontro si terrà a “casa di Civitina”, dietro al ristorante “da Angelino” a Cala Caparra.

4 commenti per Dissalatore a Cala dell’Acqua: le ragioni dei fornesi

  • Emilio Iodice

    Ricordiamo le tante promesse fatte in passato sull’area dall’era della SAMIP da un’Amministrazione dopo l’altra.
    Da piu’ di mezzo secolo, tutti hanno promesso di creare un’area pulita e confortevole con strade, luci e spazi per la balneazione e il turismo. Il motivo per cui la popolazione è così scettica è a causa delle false promesse del passato.
    Il porto, con lo sviluppo ecologicamente corretto dell’area, potrebbe essere un ottimo progetto, se fatto con saggezza e logica moderna.
    Non dobbiamo dimenticare che Cala dell’Acqua è l’unico posto a Ponza dove una persona con disabilità può essere portata a fare il bagno.
    È una delle poche aree rimaste aperte per il nuoto aperta al pubblico.
    Chiuderemo anche questo posto?
    Non dimentichiamo le false promesse del passato, prima di fidarci e lamentarci del futuro.
    Fidarci è bello, non fidarci è meglio.

  • Sandro Russo

    A parte tutte le altre considerazioni e le mirabolanti affermazioni di Acqualatina, da cui sembra che il problema della salamoia non sia mai esistito, chiederei più informazioni al riguardo. Se l’acqua viene dissalata, che fine fa il sale? Viene versato in mare o dove? Viene stoccato e portato via? (Come e dove?)

  • Sandro Vitiello

    Questa mattina il ministro dell’ambiente Sergio Costa era all’isola d’Elba.
    Questo scritto è suo e ci riguarda:

    Al mio arrivo nella sede del parco nazionale dell’Arcipelago Toscano, nell’isola d’Elba, ho ricevuto questa accoglienza: cittadini, in protesta, contro il progetto della costruzione di un dissalatore.
    Oltre a ringraziare loro e tutti i cittadini che con tenacia e costanza lottano ogni giorno con tutte le forze a disposizione per la tutela del territorio, voglio dire che il nostro incontro non è avvenuto invano.
    Il dissalatore è un impianto che tra l’altro rilascia un’alta quantità di salamoia, e oggi non esiste una gestione coordinata a livello nazionale e la loro regolamentazione è di competenza delle regioni, e quindi ognuna ha emanato una propria norma. Abbiamo promesso, e lo stiamo già facendo, delle regole nazionali che costruiscano una cornice di tutela per tutto il territorio nazionale, dopo aver acquisito tutte le informazioni tecnico scientifiche. Inoltre sta partendo una sperimentazione per realizzare impianti ecosostenibili. È un tema che accomuna molte isole, dall’Elba a Pantelleria, a Ponza. Le linee guida saranno pronte entro l’autunno.
    I problemi del Paese sono tanti, saper ascoltare il territorio deve essere una prerogativa di ogni politico, inteso come gestore del bene comune, come servitore dei cittadini.

  • L’amministrazione Ferraiuolo è stata votata anche perché era contro il dissalatore. Non capisco perché oggi abbia dei dubbi. Ma per vincere le elezioni si promettono mari e monti, case di riposo e potere ai ponzesi residenti. Ma si sa che le promesse non sono debiti per la ” casa degli ex ponzesi”.

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