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Le tre volte degli inglesi (2)

di Francesco De Luca

 

per la prima parte leggi qui

La seconda volta fu nel 1815, ma il suo ricordo è dominato dalla figura di lord William Bentinck.

A rendere tempestosa la vita dell’ Europa ci pensava l’espansionismo egocentrico di Napoleone Bonaparte. Da quando prese in mano gli sviluppi della rivoluzione francese mise a soqquadro l’intera Europa, sovvertendo le alleanze fra le monarchie, instaurandone e cancellandone altre. Il regno di Napoli viveva di un potere debole e ciò lo rendeva appetibile per le mire napoleoniche. Non solo. Il Borbone aveva come fedele alleata la monarchia inglese, odiato nemico di Napoleone che ne soffriva il potere in mare.

Lord William Bentinck

La colonizzazione a Ponza, scossa ma non travolta dall’episodio della repubblica partenopea, culminata sull’isola con l’impiccagione di Luigi Verneau, avrebbe avuto bisogno di tranquillità per consolidare le strutture statali presenti sull’isola, per confermare certi orientamenti esistenziali dell’adolescente comunità.

E invece Ponza divenne sede dove si preparava la guerra, o si medicavano le sue ferite. Nel 1814 a Ponza si approntò un ospedale militare, poi un  ‘lazzaretto’  per ospitare i malati di una epidemia; nel 1816 re Ferdinando fuggì di nuovo da Napoli per rifugiarsi a Palermo, sotto la protezione inglese. A Ponza fece la comparsa Domenico Pezza (frà Diavolo) per mettere ordine a schiere di uomini (detti ‘massisti’), mandati dalla regina Maria Carolina al fine di fronteggiare l’attacco dei francesi. Ai quali mancava soltanto di far capitolare la fortezza di Gaeta, vero baluardo del regno borbonico, per diventarne padroni.

A Ponza dal 1814 al 1817 si vissero gli anni dell’autorità del principe di Canosa, don Antonio. Anni di dispotismo, di paura, di miseria nera. Ma ancor più nero fu l’anno dell’insediamento di Gioacchino Murat sul regno di Napoli. Il 1808. Ponza fu abbandonata completamente a sé. Tutti aspettavano l’arrivo dei Francesi, e intanto le comunicazioni erano interrotte e con esse anche i viveri scarseggiavano. Non solo per i  ‘coloni’  ma ancor più per le truppe ammassate (gentaglia di ogni risma) che avrebbe dovuto, nel disegno borbonico, contrastare i francesi. I quali nel gennaio 1810 finalmente presero possesso dell’isola. Lo tennero fino al febbraio 1813. Tre anni non malvagi per gli isolani, ma insicuri perché il regno di Gioacchino Murat viveva forti contraddizioni. Figlio dell’espansionismo imperiale di Napoleone, Murat pensò anche di sottrarsi a quella dipendenza.

Gioacchino Murat

L’Inghilterra proteggeva le persone dei reali borbonici ma manovrava per sottrarre ad essi territori strategici, come appunto erano le isole. Si brigò fra Murat e gli Inglesi. Ne è prova il fatto che il 29 febbraio 1813 le navi inglesi sbarcarono guarnigioni sulle spiagge di Frontone e di Santa  Maria, in Ponza. Occuparono l’isola ed ottennero dalle truppe francesi, asserragliate sulla Torre, che si arrendessero. Nessun morto.

Al comando della flotta che controllava le operazioni di riconquista delle isole c’era lord Bentinck. Egli venne personalmente a Ponza per trattare del passaggio di Murat nella parte anti-napoleonica: la Sicilia sarebbe rimasta al Borbone, le isole agli inglesi, il territorio peninsulare da Napoli allo stretto a Murat. La trattativa non andò in porto ma lord Bentinck ci credette e nei 28 mesi di occupazione inglese fortificò l’isola. Sul pianoro detto Campo Inglese costruì un campo trincerato per il soggiorno delle truppe; sullo scoglio della Ravia costruì un abitacolo per una postazione militare munita di cannoni (chiamato fortino di lord Bentinck).

Il 2 luglio 1815 avvenne la consegna di Ponza a re Ferdinando, da poco ritornato a Napoli.

[Le tre volte degli inglesi (2) – continua]

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