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Si parla di… turismo a Ponza

di Biagio Vitiello

 

Qualche giorno fa abbiamo pubblicato nella rubrica della posta dei lettori la lettera aperta di Corrado Guida, una delle tante persone, non di Ponza, che conosciuta l’isola tanti anni fa ne è rimasto talmente affascinato e legato da soffrire per tutti i problemi in cui si dibatte l’isola e che ben conosciamo. In maniera accorata, confermando la sua fedeltà all’isola, li ha denunciati nel suo “lamento d’amore”.
Oggi gli risponde Biagio Vitiello
la Redazione

Caro Corrado,

Chi ti scrive è ponzese “indigeno”. Condivido tutto quello che hai scritto. Purtroppo nessuno ti ascolterà, perché la maggioranza dei ponzesi è interessata solo al turismo di massa per ovvi motivi: lavorare poco e incassare molto. Ognuno di noi si occupa solo del proprio orticello. Purtroppo anche i nostri amministratori, passati e presenti, non sono stati e non sono interessati ad un cambiamento in meglio delle politiche turistiche a livello locale.

Io aborro il turismo attuale, soprattutto perché non vi è più la tranquillità d’un tempo, quando potevi fare un bel bagno in santa pace in una bellissima cala, non circondato da miriadi di barche a motore, come avviene ora. Allora potevi fare pesca subacquea, senza correre il rischio di essere tranciato dall’elica di qualche natante.

Ricordo con molta nostalgia i soggiorni a Palmarola con gli amici, quasi alla maniera di Robinson Crusoe. Ora non è più possibile, perché anch’essa è superaffollata e preda della “tecnologia”. Però mi chiedo: dove vanno a finire gli scarichi fognari?

Da un po’ d’anni mi sono disamorato del mare durante il periodo estivo, soprattutto a causa delle tante imbarcazioni e dell’inquinamento, anche acustico, che producono, specie quando entrano o escono dal porto; se poi ci mettiamo i continui sorvoli degli elicotteri militari e civili, a meno di cento metri dalle nostre teste (alla faccia delle leggi che regolano la materia) raggiungiamo il colmo.

Pur essendo un’isola piccola e con un turismo non di “elite”, abbiamo purtroppo due eliporti e quattro piste di atterraggio private: uno spreco… e per chi?

Sebbene ci siano tutte queste brutture, devi sapere che da moltissimi anni ho trovato dei “rifugi di pace” che consiglio agli amanti di Ponza: andare nelle campagne dell’isola e restarvi almeno mezza giornata in compagnia di amici, immersi nel verde e nella tranquillità della natura incontaminata, con la possibilità di gustare i prodotti tipici locali, frutto del lavoro quotidiano dei nostri contadini  (vini, legumi, pomodori, melanzane, zucchini e frutta di stagione, oltre alle carni di conigli, galli, galline, colombi e maiale).

Spesso mi ristoro l’animo andando a Punta Incenso nella campagna di Salvatore Rispoli, ai Faraglioni  nei terrazzamenti di Danilo Conte, a Frontone nei terreni di Silverio Mazzella, al Fieno nei vigneti di Liberato Mazzella. Spero che questo patrimonio naturale non venga distrutto da qualcosa, al momento “ignota”. Ma se dovesse succedere… bisogna “andare in guerra”.

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