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Una favola antica

di Pasquale Scarpati

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Sulle pareti di uno studio medico pendono tre poster di isole.
Nel primo si vede Capri vista dall’alto che sembra una piattaforma adagiata sul mare. In un altro c’è uno scorcio di Ventotene: Cala Nave con sullo sfondo la famigerata isola di Santo Stefano, protomartire.
In un altro la sinuosa isola di Ponza, dove c’è scritto “L’isola lunata”.
Il nipotino, sempre attento, non può non chiedere: – Nonno, perché isola lunata?

Poiché mi piace scherzare con le parole ho subito pensato a… lunatica. Ma bandito questo pensiero assurdo, gli ho risposto:
– Devi sapere che tantissimi anni fa, su quest’Isola viveva una fanciulla bellissima, dagli occhi azzurri e dai capelli turchini. Era una ninfa che abitava una grotta che aveva l’apertura rivolta per raccogliere il primo bacio del Sole. Questo, appena si affacciava ad oriente, non pensava che a correre da lei e le inviava il suo bacio attraverso un forellino posto in alto sulla grotta. Una cascata di colori al suo interno. Intorno tutto rideva e la ninfa si svegliava contenta.

Ma, non appena usciva fuori dalla grotta, un mostro, invidioso della sua bellezza, lanciava così tanto fuoco e fumo per non farla uscire da annerire tutta la parete di una montagna. Impaurita rimaneva nella grotta e, per non farsi vedere, usciva solo di notte, quando il mostro andava a dormire.


Così la vide la Luna che subito se ne innamorò. Ogni sera essa sorgeva sempre un po’ più tardi così da poterla vedere anche di giorno. Quando appariva all’orizzonte era molto grande e di colore rosso, poi diveniva bianca in modo da rischiarare il suo cammino. Ma la ninfa era restia: non si curava della Luna. Un giorno, mentre lei stava seduta su uno scoglio, la Luna si presentò con un fascio di luce talmente bianco da rimanere impresso sulla roccia. Lei velocemente si allontanò. Ma la roccia rimase bianca per cui oggi la chiamano la“Piana Bianca”.

Allora il satellite, per dimostrare il suo amore, scolpì in alto sulla grotta dove abitava la ninfa un cuore sanguinante. Ma neppure questo bastò.

Anzi la ninfa, infastidita da tutte quelle avances e per la paura del mostro pensò di cambiare dimora. Se ne andò ad abitare dall’altra parte dell’Isola, quella che affaccia ad occidente, in certe grotte non solo più lunghe ma che avevano anche più di un’apertura così da poter fuggire da una parte o dall’altra.

Ma la Luna, che circondata dal buio riesce a scrutare tutto, presto individuò la nuova dimora e per dimostrare il suo amore le offrì, ancora una volta, un fascio di luce talmente luminoso da imprimere il bianco nientemeno che nella roccia  dove sono situate le grotte che  oggi porta il nome di Capo Bianco.

A questo punto la ninfa si arrese, ricambiò il suo amore e si lasciò cullare in un luogo magnifico, multicolore, che oggi per l’appunto si chiama Chiaia di Luna.

Questo luogo, a causa della sua sacralità, è oggi interdetto al genere umano perché esso tende a fare scempio di tutto ciò che tocca. Poi, però, andarono a sposarsi nella “cattedrale” che si trova nella solitaria ed aspra Isola dirimpettaia ma dall’altro versante perché ambedue erano schivi e silenziosi.

Dopo la cerimonia, gioiosi e contenti, tornarono all’isola madre e passarono, per buon auspicio, sotto l’arco naturale.

– E poi? – Chiede il nipotino –
– Ecco perché si chiama Isola lunata. Però, devi sapere…”

Ma a questo punto si apre la porta ed entra il “titolare” dello studio.
Sottovoce: – Te lo racconterò la prossima volta…

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