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Passeggiare a Roma con Montaigne. 1580-1581

di Patrizia Maccotta

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In questo strano periodo, in quest’anno dal numero doppio in cui è successo quello che non avremmo mai creduto potesse succedere, ho scelto di viaggiare a Roma, la mia città, indietro nel tempo, scegliendo come compagno di scoperte Montaigne che è arrivato proprio ora, all’inizio di questo mese di dicembre del 1580. Ma è estate, mi direte! Sì, ma è un’estate sospesa, pertanto tutto mi è lecito, in questa passeggiata.
Ci siamo incontrati a Porta del Popolo; Montaigne arrivava, infatti, da Viterbo.


G. A. Dosio. 1561. Porta del Popolo

L’ho conosciuto in un momento di pessimo umore, il mio nuovo amico, Michel Eyquem, più noto  come Montaigne, dal nome del castello nel Périgord, dove era nato nel 1533.
La dogana papale gli aveva appena confiscato tutti i suoi libri e, soprattutto, l’opera a cui teneva tanto , i suoi “Essais” che lo avrebbero reso celebre, per controllare se non vi fossero pensieri sovversivi. Si era forse scordato che il re di Roma non era Henri III, figlio comunque di un’italiana, Caterina dei Medici, ma un papa, Gregorio XIII? E che Roma temeva le guerre di religione che imperversavano in Francia?

Gregorio XIII (1502 -1585) ritratto da Lavinia Fontana

Si lamentò  con me del “bollettino di salute” che aveva dovuto esibire: era uno straniero ed era ancora in corso l’epidemia di peste iniziata a Genova un anno prima. Gli dissi che lo capivo: eravamo appena usciti anche noi da una pandemia con uno strano nome in codice, Covid 19! Dimenticavo… si lamentò pure dei dolori che gli avevano procurato i calcoli renali di cui soffriva.

Aveva comunque fretta di buttarsi dietro le spalle tutti questi inconvenienti e mi chiese di accompagnarlo all’Osteria dell’Orso, all’angolo della via dell’Orso e della via Monte Brianzo. Non gli dissi che l’osteria era diventata, oggi, un ristorante. Conoscevo il posto, che mostra ancora l’orso di marmo che gli dette il suo nome, e lo condussi subito lì per liberare il mulo dai suoi bagagli.


Aveva scelto quella precisa locanda perché frequentata dai suoi connazionali, ma vi si trovò stretto; mi chiese, pertanto, dopo due notti, di accompagnarlo in un alloggio più grande, proprio lì vicino, al numero 25 di via Monte Brianzo. Anche questa volta gli ho nascosto la demolizione del palazzo nel 1900.
Eravamo pronti, a questo punto, per cominciare il nostro vagabondaggio a Roma, scoperta nello spazio per lui e scoperta nel tempo per me!

Si stupì subito del gran numero di prelati e di…Francesi che incontravamo ovunque, girando per le vie. Osservò che la città occupava pienamente le due sponde del fiume, contrariamente a Parigi, grande uguale, ma con la sua “ rive gauche” ancora poco abitata.

Sebastiaan Münster – Lutetia Parisiorum urbs – 1561-1580

“La ville est, à cette heure, toute plantée le long de la rivière du Tibre, deçà et delà” – seppi che scrisse nel giornale del suo viaggio in Italia. I palazzi ed i giardini gli ricordarono la rue de Seine e il quai des Augustins della sua Parigi, ma trovò che le botteghe erano poco numerose e questo gli fece concludere che Roma era una città oziosa!

Si meravigliò nel vedere quanto fossero state saccheggiate le rovine della città imperiale  per trovare materiale edile e costruire questa nuova Roma per lui così moderna; notò il dislivello del terreno delle due città soprattutto a Porta Maggiore.

Le campane delle numerose chiese che incontrammo e visitammo erano tutte silenziose e lui mi raccontò che in Francia, perfino nei più piccoli villaggi, il suono delle campane scandiva la vita degli uomini.  Non seppi dargli alcuna spiegazione  per questa differenza, ma lo trovai “sciovinista” ante litteram quando osservò che le nostre chiese erano meno ricche delle chiese del suo paese. Forse mi ero scordata che erano state saccheggiate nel 1527 e spogliate dunque delle loro statue e delle loro immagini. Ma non poté che ammirare e lodare San Pietro (fu ricevuto dal papa il 29 dicembre insieme all’ambasciatore francese, M. d’Albain. Ammirò molto la figura del reverendo vegliardo), e  San Giovanni in Laterano. Prima di recarsi a San Pietro , desiderò che lo accompagnassi al Gianicolo per godere del panorama dell’intera città.

Una cosa certo non mi sarei aspettata: i suoi commenti sulle donne! Paragonò le romane alle parigine ed osservò che “leur contenance a plus de majesté, plus de mollesse et de douceur”. Ma mi confidò, un po’ sornione, che la loro vita era più stretta, perché serrata in un corsetto, e la loro carnagione più chiara perché uscivano sempre protette da una mascherina nera chiamata “loup” per il suo colore, mentre le romane uscivano a viso scoperto. Avrebbe dovuto osservarci oggi… nel 2020!
Aveva comunque creduto di trovare donne più belle e meno ricoperte da gioielli. Non pensavo che un filosofo come lui si sarebbe interessato alla bellezza muliebre, ma sempre un  uomo era e così umano in fondo.

Ovviamente i libri erano la sua passione ed andammo insieme a visitare la Biblioteca Vaticana fondata più di cento anni prima dal papa Nicola V. Conservava un vero tesoro: più di 22.000 volumi. Grazie a lui presi in mano un’opera di Seneca ed una di Plutarco, un manoscritto di Virgilio ed una Bibbia stampata da Plantin. Gli sarò sempre grata per questo privilegio.

Abbiamo avuto la fortuna, nel mese di febbraio, di assistere ai festeggiamenti  per il  Carnevale, tra i quali una corsa di cinque bambini ebrei e di cinque vegliardi nudi sul Corso, di cui mi vergognai, seguiti da cavalli, asini e muli. Preferisco il traffico di oggi a questo crudele divertimento.

Ma l’aspetto di Roma che lo colpì di più e che portò con se al suo ritorno un po’ frettoloso in Francia perché eletto sindaco della città di Bordeaux, furono “le vigne”, i giardini d’ozio delle famiglie patrizie. Fu uno degli aspetti della città che lo incantò insieme alla capacità dei giardinieri romani di sfruttare un terreno spesso irregolare. Visitammo così, prima della sua partenza, in quell’aria di Roma che trovava così piacevole e buona,la vigna d’Este a Montecavallo sul colle Quirinale, la vigna del cardinale Riario a Trastevere, le vigne dell’Aventino e della Villa Medici, i giardini Farnese e la vigna Cesi. Roma era tutto un giardino!

È partito il 19 aprile del 1581, un mercoledì, avendo recuperato i suoi preziosi Essais e lasciando un gran vuoto nella mia mente e nel mio cuore.

Edizione originale degli Essais: 1° gennaio 1588

Sarebbe brevemente ritornato dal 1° al 15 ottobre, per una breve sosta, dopo un soggiorno termale a Bagni di Lucca, ma non ci saremmo incontrati.

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