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Epicrisi 286. Uno scoglio amato, ma impervio

di Rosanna Conte

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Ormai siamo nel pieno della stagione estiva.
Abbiamo sperimentato i primi pienoni di turisti di cui sentivamo la mancanza e ci ritroviamo con gli stessi problemi estivi degli ultimi anni, dai divieti ai punti di accesso al mare, al depuratore che, con gli inconvenienti che un impianto del genere può comportare, ammorba l’aria se non sporca il mare, al problema delle incerte o mancate concessioni per le attività connesse alla balneazione, alla pulizia delle strade come delle poche spiagge frequentabili, e parecchio altro ancora.

Non è facile vivere su questo scoglio e la sua bellezza mal si concilia con la sofferenza di chi l’abita.
Possiamo raccontarla in diversi modi, ma la sostanza è la stessa.

Sandro Vitiello, in  La questione Le Forna, nel mettere in evidenza i problemi più impellenti della sua contrada sottolinea l’impoverimento complessivo a cui la destina l’assenza di decisioni dell’amministrazione. Il Comitato SAMIP, in Il ponte di Genova e il crollo di cala Fonte. Similitudini e confronti, suggerisce che si possa guardare al rifacimento rapido del ponte Morandi di Genova, opera enorme se confrontata con  gli interventi pubblici necessari sull’isola, per un’opera di risanamento e riattazione che apra a fruizioni della costa e delle emergenze architettoniche dimenticate.

Silverio Lamonica in L’avvio dell’anno scolastico 2020/21. Il ritorno in classe, ricorda all’amministrazione gli interventi necessari per un avvio sicuro a settembre per le scuole di Ponza.

Martina Carannante, nel Siparietto estivo per attente riflessioni, con tono scherzoso, pone l’accento sull’animo infingardo e fortemente egoistico dell’isolano,  portando sul terreno locale alcuni comportamenti umani che Nel regno animale di Pasquale Scarpati si diramano in una rete molto ampia in cui c’è poco spazio per la speranza.

Il nocciolo della questione è sempre quello: sulla superficie di questo scoglio il rapporto tra etica, scelte individuali e politica è cristallizzato in comportamenti che danneggiano la comunità nel suo insieme e l’isola non riesce a trovare una via di uscita dal decadimento che si intravede all’orizzonte.

Il Giggino di Sang’ ‘e Retunne almeno non si sceglieva un partito o un’ideologia coerente da sbandierare essendo completamente disinteressato alle vicende politiche. Nella realtà, invece, assistiamo a scelte partitiche che, come sulla scacchiera di una dama, sono dettate da strategie di spostamento finalizzate  alla vittoria, cioè alla gestione del potere.

Tutto questo, però, avviene in un ambito che politicamente possiamo definire di destra,  perché per  il ponzese la sinistra, con i suoi valori, non fa testo.
La stessa libertà, valore rivendicato da aree ideologiche diverse, e perciò  definita con attributi diversi, viene percepita e vissuta nella  interpretazione anarcoide-liberista , mentre è vanificata, svuotata di senso nella interpretazione democratica.

Se Alex Langer fosse vissuto a Ponza, la sua etica dei limiti avrebbe subito un contraccolpo tale da accelerare la sua decisione di suicidarsi.

Gran parte dei ponzesi aspira a vivere in un contesto in cui la propria libertà va tutelata anche danneggiando quella altrui, con una ricaduta in campo economico che si  avvicina al più esasperato liberismo dove la legge del libero mercato impera e si rafforza,  mietendo vittime.

E’ la visione del mondo dei repubblicani  americani più retrivi come Trump, i quali a parole esaltano la libertà, ma nei fatti adorano il potere economico, anche se acquisito in maniera “sleale”, caso mai schiacciando il concorrente.

A Ponza si assiste spesso a questo tipo di lotta concorrenziale che vede coloro che hanno strumenti economici tali da poter irrompere sul mercato per impadronirsene, riuscire a prevalere sui più deboli. E’ la legge del mercato! Così si dice, e si pensa ad una legge che è ben diversa da quella che costituisce i regolamenti del mercato alla luce del sole.

Purtroppo la concentrazione della ricchezza significa maggiore impoverimento per gli altri.

La nostra isola, quindi, per quanto decantata come in Un amore autentico per Ponza, dal Corriere della Sera e in Cinquanta sfumature di isole, e reclamizzata come in Gianni Morandi in vacanza a Ponza, rimane  teatro di una lotta fratricida (il memorabile homo homini lupus) che, per chi ci vive, ha sempre un sapore amaro e doloroso.

Possiamo consolarci col ricordo di momenti piacevoli vissuti sull’”amato scoglio”, come fa Silverio Guarino in Buccaneer, oppure cerchiamo di vederci migliori come fa Franco de Luca nel riportare l’esperienza di naufragio di un marinaio ponzese. In ricordo di Silverio De Luca. Se poi torniamo col pensiero alle tradizioni della propria gioventù, come fa Maria Conte in La festività della Madonna delle Grazie, cerchiamo le radici di un mondo migliore che in realtà ci sembra tale perché legato al mondo della nostra innocenza, ma forse tale non era.

In realtà ogni comunità può sembrare come il palazzo Donn’Anna,  Il gigante incompiuto, dove ogni generazione avverte la mancanza di qualcosa che le era caro ed è scomparso, dove si aggirano ombre non identificabili, dove la natura prevarica la cultura.

Ma al pessimismo della ragione, ancora oggi, possiamo opporre l’ottimismo della volontà.

La nostra isola magica, come viene definita Ponza da Franco De Luca in Il sapore dell’estate, potrebbe riprendersi con una guida sana, che viva l’etica come chiave di volta, una guida che parta dalle necessità dei meno abbienti, che non svenda l’isola a forze economiche, esterne o interne che siano, che abbia la capacità e la forza di fare scelte di svolta.

Ma ecco tornare il pessimismo della ragione.

Questa guida c’è? È identificabile? E, qualora ci fosse, il grosso della comunità la riconoscerebbe e l’accetterebbe? Tra sang’ ‘e retunni e saraghe ‘i puort’ – come non troppo scherzosamente Martina chiama i ponzesi in piena attività estiva -, non credo che circoli minimamente l’idea dell’esistenza della mosca bianca. Del resto i “retunnisti”, come scrive Sandro in Il segreto di Sang’ ‘i Retunne, scelgono secondo convenienza e la convenienza va valutata sempre all’ultimo momento.

Ma c’è anche una buona percentuale di isolani, quelli che hanno meno interessi, che si fa trascinare dagli arruffa popolo che arringano puntando al ventre delle persone, alla loro rabbia o alla loro voglia di riscatto.
Quando questo accade poi nell’ambito nazionale, cadono le braccia perché pare che la storia non abbia nulla da dire. Tante volte la prevaricazione è stata usata come arma di riscatto e le guerre che ne sono derivate hanno lasciato catastrofi, stragi e dolori anche fra gli aggressori.

Le immagini del Film Luce, Mussolini e Hitler. Due dittatori a confronto (4) L’ultimo incontro, ci dovrebbero ricordare gli esiti terribili di una guerra scatenata sollecitando gli istinti di sopraffazione del proprio popolo che ha seguito i grandi banditori come i topini dietro il pifferaio magico, senza riflettere e senza porsi problemi riguardo agli altri.

Ma forse c’è ancora qualche speranza. A leggere I drogati d’amicizia, la giovane voce di  Federico Menichelli ci parla di solidarietà, un bellissimo valore che è il collante delle relazioni positive e costruttive fra gli individui.

Ci sono altri giovani che come Federico credono nell’amicizia e sono disposti a dedicarsi anche agli altri?
E’ a loro che ci auguriamo di poterci rivolgere in un prossimo futuro per tentare di rendere possibile una vita più serena su questo scoglio, in sintonia con la magica bellezza che tutta l’isola promana.

 

2 commenti per Epicrisi 286. Uno scoglio amato, ma impervio

  • Biagio Vitiello

    Della lettura di questa epicrisi mi ha suscitato interesse la parte in cui si capisce che a Ponza c’è una lobby economica che “ha strumenti economici tali da poter irrompere sul mercato per impadronirsene e riuscire a prevalere sui più deboli”.
    Consiglierei a Rosanna di fare esempi più specifici, altrimenti nessuno ci crede e la cosa viene considerata solo come “una battuta politica di sinistra”

  • Rosanna Conte

    Caro Biagio, secondo te la gente non vede in giro lobby che possano agire sul mercato per impadronirsene e riuscire a prevalere sui più deboli? Bada che non sto parlando di azioni illegali: chi ha strumenti economici, ha una larghissima agibilità per ostacolare l’avversario di scarse risorse. Ad esempio, un comportamento abbastanza diffuso è quello, pienamente legale, dell’accesso facile a percorsi giudiziari poco praticabili dai più deboli per i loro costi e la lunghezza dei tempi.
    Se è così, allora o si è ciechi o non si vuol vedere o si è proprio di destra, cioè pienamente convinti che sia giusto e nella natura delle cose che ciò avvenga. Le lobby esistono in tutti i luoghi dove convivono il liberismo e il liberalismo e il loro potere è inversamente proporzionale alla capacità del potere politico-amministrativo di regolamentare il mercato. Non sto, quindi, demonizzando il mercato: sto dicendo che deve essere “governato” in modo che non si arrivi a cartelli o alleanze che possano nuocere ai più deboli lasciando anche a loro la possibilità di essere “imprenditori”.

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