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L’importanza di chiamarsi Giovannino (2)

di Biagio Vitiello

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Dopo il racconto del lieto evento della nascita di Giovannino (leggi qui) è il caso di ricordare una storiella sui suoi antenati che pochi conoscono.

Giovannino è  nipote della somara che io acquistai, nell’anno 1995 nei pressi di Roma, per la “società  del Monte Guardia”, per un milione e duecentomila lire.
Di quella società restiamo (vivi) attualmente in tre: il sottoscritto, Zefferino e Antonio Albano.
La bestia fu acquistata per portare i carichi pesanti al Monte Guardia, dove ognuno di noi aveva “interessi personali” da curare.
Io avevo una chiesetta, intitolata a San Venerio protettore dei fanalisti, cui, purtroppo, una tempesta di forte vento ha portato via il tetto, oggi ancora lì in attesa di restauro, in quanto né l’attuale Amministrazione né la precedente mi hanno dato la possibilità di provvedere alla sistemazione delle doghe sulle travi per non farvi entrare l’acqua delle piogge. E ciò, nonostante ci sia stato anche l’interessamento di don Ramon a perorare la causa.

La chiesetta del Monte Guardia il giorno della celebrazione della prima messa

Ritornando alla storia della somara della “società  del Monte Guardia”, questa  soggiornava libera sul pianoro della Guardia, dove i proprietari provvedevano solo ad assicurarle l’acqua da bere. Dopo molti anni la somara si innamorò di Tonino (un asino del Fieno, che frequentava sovente il Monte Guardia). Dalla relazione, in un freddo giorno di dicembre, nacque una bella somarella, l’attuale mamma di Giovannino, cui venne dato il nome di Ortensia.

La nascita di Ortensia fu un parto molto difficile. Per fortuna c’era in zona la compagna di Giovanni Califano che, essendo competente in quanto proprietaria di cavalli, assistette la puerpera e, grazie alle amorevoli cure, riuscì a farle superare le difficoltà post partum.

Dopo questo evento, venne invitato a prendersi cura degli animali Emiliano del ristorante Monte Guardia, che sull’omonima collina ha dei terreni coltivati a vigna.

2 commenti per L’importanza di chiamarsi Giovannino (2)

  • Luisa Guarino

    Carina questa piccola saga familiare ispirata dalla recente nascita dell’asinello Giovannino. Conoscevamo la mamma, Ortensia, conosciamo il nonno, Tonino. Ma Biagio ricorda anche il nome della nonna ‘trapiantata’ sull’isola venticinque anni fa? E’ stato dato un nome anche a lei, o l’asina venuta dal continente è rimasta anonima? La chiamo asina, sì: somara mi sembra un termine spregiativo. Ma forse così non è.

  • Biagio Vitiello

    L’asina venne a Ponza assieme al suo piccolo, di pochi mesi. Giuseppe Conte (chiamato Geppino dagli amici), poiché si recava tutti i giorni al monte Guardia avendo lì una vigna, poi venduta, le diede il nome di Gelsomina, lo stesso della sua precedente asina, mentre il somarello, dopo pochi mesi, lo vendemmo ad Aniello Scotti, lo zio di Liberato Mazzella. Ricordo che con il ricavato della vendita facemmo un pranzo in cui la portata più nobile fu un’aragosta a testa.

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