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Il Premio Strega. La sestina di quest’anno

di Paola Di Mambro; presentazione di Tano Pirrone

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Guido Alberti è stato attore in tanti film, guidato da ottimi registi quali Fellini, Polanskj, Pasolini, De Filippo, Monicelli e al fianco di leggende del cinema internazionale come Alain Delon, Al Pacino, Marcello Mastroianni, Antony Quinn, Orson Welles, Virna Lisi, Massimo Girotti, Claudia Cardinale, Silvana Mangano.
Era anche rampollo dell’alacre stirpe degli Alberti, da cui nel 1860, grazie alla creatività di Giuseppe, avo del nostro Guido, nasce a Benevento, il “Liquore Strega”, la cui bontà, notorietà e successo commerciale sono sommi e persistenti.

Guido attore a Roma non poteva non incontrare Goffredo e Maria Bellonci con cui sperimenta che “ogni tre perfetto è”: insieme danno vita ad un premio letterario destinato ad autori (ed autrici, naturalmente) italiani. Guido fa sponsorizzare alla distilleria l’iniziativa, e il premio diventa, ça va sans dire, Premio Strega.

La giuria avrà una caratteristica: sarà “ampia e democratica”, costituita quindi da sodali – Gli amici della domenica – così detti perché il gruppo di appassionati, scrittori, letterati, attratti dalla bravissima Maria Bellonci, si riuniva di domenica, dando vita ad uno dei cenacoli culturali più attivi d’Italia. Oggi la giuria è composta da quattrocento persone. L’ambìto premio è assegnato ogni anno al termine delle letture delle opere candidate e delle selezioni effettuate di norma fra giugno e luglio.
Il luogo in cui avviene la premiazione è Villa Giulia, sede del Museo Etrusco. Nei suoi giardini, la giuria e gli autori danno vita ad un appuntamento che ogni anno rinnova il suo fascino e la sua attrattiva.

Parlare del Premio Strega senza segnalare alcuni premi è impossibile. Comincerò col citare il primo autore premiato: Ennio Flaiano per il suo unico romanzo Tempo di uccidere. Era il 1947 e l’eco della guerra su Roma non era ancora del tutto spenta. Nel 1957 è la volta della prima scrittrice: viene premiata Elsa Morante per L’Isola di Arturo. Due anni dopo, nel 1959 vince Giuseppe Tomasi di Lampedusa con Il Gattopardo. Negli anni sessanta ricordiamo i premi assegnati a Carlo Cassola(La ragazza di Bube, 1960), a Natalia Ginzburg (Lessico famigliare, 1963) e a Lalla Romano (Le parole fra noi leggère, 1969). Nel decennio successivo la vittoria di Primo Levi (La chiave a stella, 1979). Due anni dopo il premio è assegnato a Umberto Eco (In nome della rosa, 1971). Nel 1986 a riceverlo è Maria Bellonci per Rinascimento privato.

La decimazione intollerabile continua e cogliendo fior da fiore mi soffermo alla data del 1990, in cui vinse un libro che ho amato molto: La chimera di Sebastiano Vassalli. Segnalo, ancora, il libro dello storico Alessandro Barbero (Bella vita e guerre altrui di Mr. Pyle, gentiluomo), vincitore nel 1996 e quelli di Claudio Magris (Microcosmi, 1997), di Domenico Starnone (Via Gemito, 2001). Le ultime due citazioni le ho riservate a Antonio Pennacchi (Canale Mussolini, 2010) e Antonio Scurati (M. Il figlio del secolo, 2019).

L’aver segnalato solo quattordici vincitori su settantatré mi è parsa una vigliaccata, dettata soltanto da necessità “editoriali”. Mi sento come un killer, ma “è un lavoro sporco e qualcuno dovrà pur farlo”. Come rivalsa, mi aggiudico l’autorità di citare altrettante opere non premiate, che poi hanno avuto giustizia dai lettori: Il compagno di Cesare Pavese (1948); La pelle di Curzio Malaparte, 1950; Il visconte dimezzato di Italo Calvino, 1952; Il sergente nella neve di Mario Rigoni Stern, 1953; Ragazzi di vita di Pier Paolo Pasolini, 1955; Le parrocchie di Regalpietra di Leonardo Sciascia, 1956; Il giorno della civetta di Leonardo Sciascia, 1961; Una vita violenta di Pier Paolo Pasolini, 1961; La tregua di Primo Levi, 1963; A ciascuno il suo di Leonardo Sciascia, 1966; Un bellissimo novembre di Ercole Patti, 1967; La diceria dell’untore di Gesualdo Bufalino, 1971; La stagione della caccia di Andrea Camilleri, 1992; La ragazza del secolo scorso di Rossana Rossanda, 2006.
T.P.

La sestina 2020
di Paola Di Mambro .

Il 9 giugno 2020 nella Sala del Tempio di Adriano messo a disposizione dalla Camera di Commercio di Roma sono stati annunciati i finalisti della 74a edizione del Premio Strega.
Quest’anno la classica cinquina è diventata una sestina perché il regolamento prevede tra i concorrenti la presenza di una piccola casa editrice.

Il premio è arricchito di riconoscimenti riservati a giovani artisti; infatti nell’ambito della VII edizione del “Premio Strega Giovani”, per la miglior recensione di uno dei libri in concorso ha vinto Claudia Teti studentessa del liceo classico T. Mamiani di Roma; per il concorso di un’opera di scultura ispirata al mestiere di scrivere e all’importanza della lettura ha vinto Sofia Felice studentessa dell’Accademia delle Belle Arti di Roma. Copia dell’opera sarà donata ai canditati dello Strega 2020 nella serata conclusiva.

La giuria è composta da 400 “Amici della Domenica”, 200 studiosi, traduttori, intellettuali italiani e stranieri, 20 librerie indipendenti , 20 voti collettivi espressi da scuole, università, gruppi di lettura, 15 circoli di lettura delle Biblioteche di Roma. Dei 660 aventi diritto i votanti sono stati 592 che tra la dozzina selezionata hanno scelto:

1. “Il colibrì” di Sandro Veronesi (La nave di Teseo) con 210 voti è in testa alla classifica. Il titolo del romanzo è dovuto al soprannome che la madre del protagonista dette al figlio per la piccola statura che aveva da bambino, ma il colibrì è un minuscolo uccello che impegna tutte la sue forze per stare fermo, proprio come fa il protagonista del romanzo per fronteggiare i fatti dolorosi della sua vita, la narrazione si svolge a partire degli anni ’60 fino a un ipotetico 2030 con sbalzi temporali che a volte disorientano la lettura. Sandro Veronesi che con “Caos calmo” ha vinto lo Strega nel 2006 in cui alla fine di un percorso doloroso c’è l’accettazione finale della natura umana, questa volta tenta la vittoria proponendo una speranza per il futuro con la comparsa di un uomo nuovo che sarà una donna.

2-3. Ex aequo, con 199 voti “La misura del Tempo” di Gianrico Carofiglio (Einaudi stile libero) e “Almarina” di Valeria Parrella (Einaudi). L’ex magistrato oggi autore di successo impegna l’avvocato barese Guido Guerrieri nella difesa, quasi impossibile, del figlio di una sua vecchia fiamma una volta bella e misteriosa oggi opaca e triste. La parte del romanzo che riguarda il processo è svolta con maestria e competenza dall’autore, ma ciò che rende il libro speciale sono le note che riguardano il tempo che passa, consuma e cambia le persone. “Almarina” è il nome di una sedicenne rumena relegata nel carcere minorile di Nisida , con un bagaglio di abusi e solitudine alle spalle e condannata per furto, la professoressa di matematica Elisabetta Maiorana , che è la vera protagonista del libro, è una donna sola che non ha metabolizzato il lutto per la morte del marito, instaura con lei un particolare rapporto di affetto attraverso il quale cercheranno insieme una rinascita. L’autrice, che è stata insegnante volontaria a Nisida, ha rappresentato bene la privazione di libertà della vita carceraria vissuta dai suoi studenti a confronto con la vivacità propria della città di Napoli.

4. “Ragazzo italiano” di Gian Arturo Ferrari (Feltrinelli), 181 voti, è un libro, non retorico, sulla scuola italiana del dopoguerra e della ricostruzione, severa e formativa ma classista che metteva ai primi banchi i figli degli industriali e al sesto i più poveri che rimanevano a scuola per la refezione. Il racconto si svolge nell’arco di 14 anni, dalla fine degli anni ‘40 agli inizi dei ’60. La prima parte è ambientata tra il mondo agricolo emiliano, vissuto nelle vacanze estive infantili dalla nonna, e quello della industriosa provincia lombarda invernale; la seconda parte si svolge a Milano dove avviene la vera formazione del protagonista. La città è ancora povera per le ferite della guerra ma in grande fermento e gli offre l’opportunità di frequentare una scuola diretta in modo magistrale, aperto e culturalmente elevato, molla di promozione sociale.

5. “Tutto chiede salvezza”, Daniele Mencarelli (Mondadori) con 168 voti, è la storia di sette giorni di TSO subito dall’autore nel 1994, quando aveva 20 anni. Atterrito da medici assenti e scostanti, da infermieri stanchi e spaventati dai ricoverati, spesso violenti, riuscirà a dialogare coi suoi cinque compagni di stanza, che all’inizio aveva visto con sospetto e paura ma che alla fine chiamerà fratelli. Si intuisce la sofferenza vissuta dall’autore, espressa in modo sensibile e poetico. Una giuria fatta da giovani tra i 16 e i18 anni di 58 scuole superiori italiane e di tre città straniere (Berlino, Bruxelles, Parigi) hanno attribuito a Daniele Mencarelli lo “Strega Giovani”. L’annuncio è stato dato dal presidente della Camera dei Deputati Roberto Fico prima della proclamazione della sestina.

6. “Febbre” di Jonathan Bazzi (Fandango), 137 voti. Quest’anno alla classica cinquina concorrente al premio Strega è stato aggiunto un sesto libro, poiché tra i primi cinque classificati non compariva nessuna piccola casa editrice. Pertanto il libro selezionato è quello di Jonathan Bazzi, che, pur avendo ricevuto meno voti di Marta Baroni autrice di “Città sommersa” (Bompiani), 142. Il giovane autore di “Febbre”, segnato dalla sua infanzia vissuta a Rozzano, degradata periferia milanese, fa nel libro una sincera autoanalisi della propria tormentata vita e con sofferenza ma intelligenza racconta come è riuscito a vincere la paura di vivere riconoscendo pubblicamente la propria sieropositività.

Quest’anno i libri candidati al Premio Strega hanno quasi tutti un carattere autobiografico e da diversi scrittori è stato ricostruito il clima politico e culturale degli anni ’70, anni particolari e spesso tragici ma anche anni di grande rinnovamento.
Io in particolare, forse per il mio passato d’insegnante, ho apprezzato l’attenzione riservata alla scuola e alla cultura in genere. Il tema, molto sentito da tutti gli autori, è stato trattato con garbo da Ferrari; con poesia da Mencarelli; con professionalità dalla Parrella.
Altro elemento comune è l’ambientazione in provincia o in periferie degradate spesso causa di emarginazione, fatta eccezione per il libro di Veronesi che ambienta le vicende del suo protagonista nell’ambiente borghese fiorentino e per quello di Carofiglio che rimane legato alla città di Bari dove è nato ed è stato sostituto procuratore.
La sorpresa più interessante di questa edizione del premio è sicuramente la partecipazione di giovani e promettenti scrittori, in particolare Jonathan Bazzi e Marta Baroni. Il regolamento del premio Strega che vuole promuovere le piccole case editrici ha fatto entrare Bazzi, pubblicato da Fandango, nella sestina pur se Marta Baroni edita da Bompiani aveva avuto un numero maggiore di voti, entrambi hanno dato prova di capacità e sensibilità facendo delle analisi profonde di vicende personali.

Il 2 luglio nella sede storica di Villa Giulia verrà proclamato il vincitore di questa interessante edizione, sperando che il giudizio non sia condizionato dal potere editoriale, ma sia il risultato di una giusta valutazione delle opere in concorso.

P.D.M – 20 giugno 2020

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