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i-21-h-21 i-24 p-18-4di4 c-2-20 c1-16 Una colonia di Cladocora caespitosa

Una piccola avventura a bordo (2)

di Admeto Verde

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Per la prima parte dell’articolo, leggi qui

Proprio l’Abbazia il 31 ottobre 1952 fu protagonista di un drammatico evento, per fortuna conclusosi a lieto fine. Quel giorno la nave era partita da Napoli per Capri alle dieci, con mare mosso e un impetuoso vento di ponente – libeccio, con circa 450 passeggeri. Al comando c’era Romano Petrani, che aveva stabilito la sua residenza a Capri, come avevano fatto altri dei marittimi- esuli dell’Abbazia (tra cui il primo ufficiale Antonio Petrani), in quanto nel 1946 la nave era di base sull’isola.

Il nostromo dell’Abbazia, Giuseppe Esposito, protagonista del salvataggio della nave a Capri, con un cappottone di chiara foggia militare

All’entrata del porto di Capri il capitano Petrani, proprio al momento di iniziare la manovra d’attracco, fu colto da un grave malore e si accasciò sul ponte. Il primo ufficiale si era già portato al suo posto di manovra a poppa, così in quel momento in plancia assieme al comandante c’era solo il marinaio al timone, Cristoforo Budicin, istriano, di Rovigno, il quale era giunto esule a Napoli con la famiglia nel 1948, e dove prontamente aveva trovato imbarco con la SPAN. Egli, quindi, non faceva parte dell’originario equipaggio della nave.

Budicin ebbe la prontezza di chiamare subito macchine indietro al telegrafo, per evitare che la nave finisse in banchina, dopodiché invocò l’aiuto del nostromo che stava al suo posto a prua.

Da parte sua il nostromo, Giuseppe Esposito, di Sorrento, si era accorto che la nave non virava a sinistra per portarsi all’ormeggio ma proseguiva la sua rotta contro la banchina, e alzando lo sguardo al ponte di comando aveva visto Budicin che invocava soccorso. Fendendo la folla, il nostromo si arrampicò per le scalette, raggiunse in un attimo il ponte di comando, impugnò il telegrafo di macchina e completò la manovra, portando la nave felicemente all’ormeggio. Esposito in guerra era stato maresciallo di marina e aveva comandato dei Mas, e quindi fortunatamente aveva una buona abilità nel manovrare. La maggior parte dei passeggeri non si accorse di nulla. Fu così possibile portare anche gli immediati soccorsi al capitano Petrani.

Sia Budicin sia Esposito ricevettero una lauta gratifica dalla società per aver salvato la nave. Anche se Esposito dovette fronteggiare un’assurda accusa da parte delle competenti autorità, con rischio di procedimento disciplinare, per aver assunto il comando di una nave senza averne i titoli. Pochi anni dopo anche il figlio di Budicin, Giacomo, fu ingaggiato dalla SPAN, addetto al servizio di camera. L’ictus che aveva colpito Petrani, già cinquattottenne, comportò una lunga convalescenza che purtroppo pose fine alla sua carriera sul mare, anche se da pensionato poté dedicarsi felicemente alle sue passioni, la pittura e la fotografia.

Il comandante Romano Petrani e il primo ufficiale Antonio Petrani

Poco dopo, nel dicembre 1952, l’Abbazia fu ribattezzata Città di Abbazia in ottemperanza alle disposizioni del nuovo Regolamento del Codice della Navigazione, che vietava che ci fossero due navi con lo stesso nome. L’altra Abbazia era un vecchio piroscafo della Soc. Adriatica.

Nel 1954, assieme al Capri, vi fu ambientato il film di Luigi Capuano «Ballata Tragica», con Teddy Reno e Beniamino Maggio.

Nella famiglia marinara della SPAN si era intanto venuto a ricreare un pizzico di Venezia Giulia, perché oltre i fiumani dell’Abbazia e l’istriano Budicin, una delle figure più importanti era il capitano Vittorio Filbier, triestino sposato a Napoli, che però era impiegato con la compagnia già dagli anni trenta, e ne era uno dei comandanti più apprezzati. Filbier era stato colto dall’armistizio in Germania, dove era stato inviato come ufficiale di collegamento, e dovette superare parecchie disavventure prima di ricongiungersi alla famiglia della SPAN. Proprio sulla Città di Abbazia nell’aprile 1955 si tenne una simpatica cerimonia per festeggiare il pensionamento del cap. Gabriele Cacace, capo marittimo della società, e la nomina di Filbier a suo successore.

La Città di Abbazia in uscita da Amalfi negli anni sessanta, dopo essere stata rimodernata; si notano alcune modifiche tra cui la chiusura con finestrature delle passeggiate del ponte di coperta

Anche la comunità fiumana e dalmata di Napoli, che aveva nell’Abbazia il legame con la perduta terra, ogni anno, il 15 giugno, in occasione della ricorrenza di San Vito, patrono di Fiume (nonché di Forio), si ritrovava a bordo in una sorta di pellegrinaggio ideale.

La Città di Abbazia proseguì la sua carriera con la Società Partenopea fino al 1975, quando fu venduta all’armamento libero; navigò ancora fino al 1991 e fu infine demolita a Napoli nel 1999.

 

La nave ormeggiata a Napoli nel marzo 1951; il capitano Petrani è affacciato alla passeggiata di prua

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