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Il cinema di Gianni Amelio (2). La città del sole

di Patrizia Montani

 .

In qualche modo con Ponza ci deve entrare Tommaso Campanella (1568 – 1639) – grande filosofo nativo di Stilo in Calabria che descrisse la sua idea di città nell’opera “La Città del Sole” – se è stato citato da Martina (settembre 2019) come modello della sua isola ideale (con i ricchi commenti di Vincenzo Ambrosino e Silveria Aroma). E continua ad attrarre. Ne scrive Patrizia a proposito di un film di Gianni Amelio (anche lui già conosciuto dai lettori del sito) e del suo film intitolato appunto La città del sole

 

Se in vari film di Gianni Amelio viene evocata in qualche modo la Calabria (come ne Il ladro di bambini (leggi qui), sua terra di origine, soltanto in due film La città del sole  e Lamerica, essa viene rappresentata in primo piano e in modo assolutamente originale.

Realizzare un film su Tommaso Campanella  era stato un sogno del regista fin dagli studi liceali e universitari.
L’opera del filosofo calabrese tra XV e XVI secolo teorizzava una società senza ingiustizie sociali, si prestava quindi a rappresentare uno dei tre leit motiv  cari ad Amelio: conflitto fra adolescenti e adulti, tra cinema e realtà e, in questo caso, tra utopia e storia.
Il film fu realizzato nel 1973 dalla RAI, in quegli anni impegnata in produzioni sperimentali.

L’azione si svolge a Napoli, nella prigione dove il filosofo è detenuto e in una spiaggia calabrese.
Campanella, accusato di insurrezione contro i dominatori spagnoli, si finge pazzo per evitare la pena di morte; contemporaneamente in Calabria, un monaco ed un giovane pastore analfabeta dialogano di utopia e di storia.

E’ del tutto evidente l’allusione del regista alla Calabria contemporanea, all’insopprimibile esigenza di giustizia sociale, al fascino eterno dell’utopia, in anni nei quali Marcuse pubblica L’uomo a una dimensione (uscito nel 1964 ma diffuso poi in tutto il mondo negli anni della contestazione giovanile).

Gianni Amelio si guarda bene dal fare un film biografico, né fa esporre le idee del filosofo da lui stesso.
La forza e la bellezza del pensiero utopico traspaiono direttamente dai testi, tratti direttamente dal libro, dall’interpretazione dei due personaggi (il filosofo e il monaco) da parte dello stesso attore, nonché dallo stile asciutto, austero, potremmo dire pasoliniano e dalla fotografia ispirata alla pittura napoletana del ’600.


Note

L’attore che interpreta i due ruoli è Giulio Brogi, interprete di vari film di Bertolucci, col quale Amelio ha molte affinità.
Le analogie con Pasolini invece sono più complesse. Pasolini sostiene che il cinema poesia è quello che muove molto la macchina da presa (mdp), Amelio fa soprattutto film di prosa, con mdp quasi immobile. Ne la città del sole invece vi sono molte carrellate e molti piani sequenza (*).

(*) -Il piano sequenza è una tecnica cinematografica che consiste nella modulazione di una sequenza (un segmento narrativo autonomo) attraverso una sola ripresa (generalmente piuttosto lunga), senza soluzione di continuità, ovvero senza stacchi di montaggio

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