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Lettera ai non lombardi

segnalato da Sandro Vitiello

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Luca Paladini è un attivista milanese, portavoce dell’associazione “i sentinelli di Milano”. E’ stato contagiato dal corona-virus e ricoverato per diversi giorni in ospedale, come pure suo padre, ancora positivo al virus.
Il suo scritto è pienamente condiviso da chi, come me, vive in Lombardia e sente la responsabilità di potersi muovere liberamente per l’Italia tra qualche giorno, come da ultime disposizioni del governo.
C’è da augurarsi che, dopo aver sconfitto il virus, non ci si debba misurare con una malattia ben peggiore; la diffidenza.
S. V.

Lettera ai non lombardi
di Luca Paladini

Mi rivolgo a tutti quelli che non campano di campanilismo becero. Con loro non avrebbe comunque senso confrontarsi.
Scrivo a chi è solo spaventato all’idea che da domani una delle zone che continua ad avere uno dei tassi di contagiosità da Covid più alta del mondo sarà senza vincoli di movimento. Da domani noi lombardi potremo incredibilmente andare dove vorremo.
Come gli abitanti di altre regioni che da settimane hanno un numero di positivi che non arriva a due cifre.
Io la vostra paura e diffidenza la capisco.
Mi è evidente che non c’è nessun sentimento anti-lombardo preconcetto. C’è piuttosto la preoccupazione che noi si possa essere dei soggetti a rischio in grado di vanificare il sacrificio di questi mesi.

Però spero non vi sfugga che noi non siamo dei cinici untori. Noi per primi sulla pelle di tanti nostri cari abbiamo pagato l’inettidudine di chi ci amministra. Noi più di qualcunque altro siamo le vittime, in balia di una politica regionale allo sbando.

Certo, poteva pensarci il Governo a tenerci ancora chiusi. Ma non è mai stato il coraggio la dote principale di Conte di fronte a questa emergenza.
Da domani quando ci chiederete da dove veniamo, forse lo diremo con un filo di voce “Milano, Bergamo, Brescia…” consapevoli che non sarà una risposta rassicurante per le vostre orecchie.
Ma prima di guardarci come possibili untori, pensate a quanto dolore ci è toccato e ci tocca vivere quotidianamente.

Difficilmente un lombardo che incrocerete, non è stato in pena o addirittura ha perso almeno un parente, un amico, un conoscente.

Certo poi starà al nostro grado di responsabilità tenere sempre comportamenti che non espongano nessuno a rischio.
Ma almeno per me i vostri timori sono umani e assolutamente comprensibili.
Piuttosto è ridicolo fare i piccati (ogni riferimento al Sindaco di Milano non è per nulla casuale) a fronte delle vostre paure.
Paure che mi auguro solo non diventino ragione per alimentare il pregiudizio fra di noi.
In un Paese che ha pianto 33.000 morti risparmiamoci almeno la pena di farci la guerra fra innocenti.

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