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Jean-Baptiste Carpeaux e la Palombella. Una storia romantica

di Patrizia Maccotta

 .

Sì, una storia d’amore che potrebbe entrare – o uscire – dalle pagine di alcuni romanzi del ciclo dei Rougon-Macquart. Chi nega il lato romantico di Emile Zola non ha letto “Una pagina d’amore”!

Jean-Baptiste Carpeaux nacque l’11 maggio 1827, à Valenciennes, nel Nord-Pas-de-Calais, regione di miniere carbonifere che fece da sfondo all’opera “Germinale” (1885) negli anni 1866-69. Figlio di un muratore, poté seguire la sua vena artistica frequentando prima la bottega di uno stuccatore e in seguito, l’Ecole des Beaux-Arts.
La sua carriera di artista tormentato – fu un grande scultore – lo avvicina al personaggio di Claude Lantier dipinto in un altro romanzo di Zola, “L’Oeuvre” (1886), tradotto indifferentemente “Il Capolavoro” o “Vita di Artista”.
La fanciulla italiana che lui amò e che chiamò Palombella, sarebbe invece potuta nascere nell’opera “La Terra” (1887) perché legata al mondo contadino. Barbara Pasquarelli, questo è il suo nome, nacque infatti in una famiglia di contadini sabini nel 1842.

‘La Palombella au collier’ – Musée des Beaux Arts. Valenciennes

Questi due mondi, il nord della Francia industriale e la campagna che circonda Palombara Sabina, paese della festa delle ciliegie a giugno, fanno pure – stranamente – parte della mia vita.

Nel Nord ho passato i mesi di agosto della mia infanzia, ospite in un “Coron” (1), a casa del padre – minatore in pensione – della mia tata francese. La miniera dove aveva lavorato era una delle miniere che Zola visitò per descrivere Montsou nel suo “Germinal”, la miniera di Denain, nell’Alta Francia. Il suo casco con la pila incorporata stava in bella vista in cucina e lui mi raccontava i pericoli del “grisou”. A Palombara Sabina, invece, il nonno di mio marito comprò delle terre sulle quali fece costruire un casale del quale mi occupo oggi. Strana coincidenza vero? I fili della vita si annodano tra di loro in modo spesso sorprendente.

Ho saputo tardi della storia d’amore tra Jean-Baptiste Carpeaux e Barbara Pasquarelli, ricordata in una targa posta, nel 1955, su quella che fu la sua abitazione (ne dette notizia il Messaggero del 10 giugno del 1955).

Ma quando e come lo scultore francese incontrò quella che chiamò la sua Palombella?
Avvenne nel 1858, in Trastevere, a Roma dove Carpeaux aveva finalmente vinto (nel 1854) il prestigioso Prix de Rome che è, a tutt’oggi, un premio assegnato ad artisti meritevoli per dare loro l’opportunità di studiare i grandi nomi del Rinascimento italiano. è stato fondato nel 1666 da Colbert, Le Brun e Bernini. La sua sede si trovava allora a via del Corso. Fu trasferita in seguito a Villa Medici. L’Académie de France ospitò, nel corso del XIX secolo, artisti come Berlioz, Bizet, Debussy e Gounod.
1858… siamo sotto il Secondo Impero, epoca storica nella quale evolvono tutti i personaggi del ciclo di Zola.

Palombella. Busto ‘a’ l’antique’ – Accademia di Francia a Roma

Ma veniamo ora alla storia romantica. Il primo incontro avvenne una mattina, nel mese di maggio, il mese dell’amore per eccellenza. Barbara aveva sedici anni e veniva con la madre ed altre giovani a sarchiare delle vigne che si trovavano, a quei tempi, a Trastevere, per un compenso di otto baiocchi. Il viaggio da Palombara a Roma iniziava all’alba e durava sei ore di carro. In quella stessa vigna Carpeaux si recava spesso per cercare volti “tipici” per i suoi schizzi a matita e fu colpito dalla bellezza austera di Barbara. Ne fece il ritratto e le propose di posare alcune volte per lui per un compenso di dieci baiocchi a seduta. La madre subito accettò! I due giovani, giorno dopo giorno, si innamorarono ed è così che il volto di una contadina sabina fu impresso per sempre nella creta.
Ma Carpeaux non aveva il diritto di contrarre matrimonio prima della fine del suo soggiorno all’Accademia; chiese a Barbara di aspettarlo e preso dal fervore della creazione del suo gruppo dantesco “Ugolino ed i suoi figli” non andò più a trovarla e forse se ne dimenticò.


La Palombella au pane. Muséee des beaux arts de Valenciennes

La fanciulla, rimasta senza notizie, fu costretta dalla famiglia a sposare un pastore abruzzese benestante, Bernardino Palmieri. Nel dicembre del 1861, pare che Barbara, malata di tisi e sul punto di partorire, di nascosto dal marito e dalla madre, scrisse un biglietto a Jean-Baptiste pregandolo di venire a salutarla per l’ultima volta a Palombara. Il biglietto fu consegnato ad un vetturino.

Noi vogliamo credere a questo momento della storia anche se ci chiediamo se fosse possibile che una giovane contadina in quegli anni sapesse scrivere e, malata e incinta, conosciuta da tutti nel paese in cui viveva, potesse consegnare una lettera ad un vetturino. “Io sto per morire. Vieni domani”: Carpeaux corse, finalmente, dalla sua Palombella per abbracciarla un’ultima volta insieme al bambino a cui fu messo il suo nome, Giulio Giovanni Battista, e che morì poco dopo la madre.

Ora, lo sguardo di Barbara ci osserva nei busti che la ritraggono e che si trovano a Villa Medici a Roma, al Musée d’Orsay di Parigi, al Musée des Beaux-Arts di Valenciennes ed in alcune collezioni. Una copia di uno di questi busti è stata posta a Palombara ed io mi soffermo spesso a guardarlo pensando alle coincidenze della vita e mi sembra, allora, di sentire la voce di Barbara chiedermi: “Non trovi che la mia sia stata una storia triste e molto romantica?”

Carpeaux. Palombella Musée d’Orsay. Paris

Note
(1) – Agglomerato di case operaie (nei distretti minerari).

Immagine di copertina. Carpeaux. Busto di Barbara Pasquarelli a 16 anni di età. Ca 1761. Musée de la Vie romantique Paris

 

1 commento per Jean-Baptiste Carpeaux e la Palombella. Una storia romantica

  • Sandro Russo

    Analogia per analogia, questa storia è straordinariamente simile (e altrettanto letteraria) all’amore di Alphonse de Lamartine per la ragazza procidana Graziella, che diede vita – fu pubblicato nel 1852 – ad un romanzo dal titolo omonimo – “Graziella” -, ispirato al primo viaggio in Italia del poeta (nel 1811).
    Rosanna Conte (mezza ponzese e mezza di Procida) ci potrà raccontare della tradizione isolana della Graziella che ancora oggi celebra annualmente la ragazza più bella dell’isola.

    P.S. Ce l’ha già raccontato (Rosanna, nella sua monografia sull’isola): leggi qui e qui

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