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L’agitazione di un’isola

di Nazzareno Tomassini

 .

Qualcuno dice che le isole sono tutte uguali… Dal nostro corrispondente dalla Francia alla ricerca di analogie…
S. R.

 

L’agitazione di un’isola

È il titolo di un articolo apparso recentemente sul supplemento mensile de Le Monde e che fa il punto su un fenomeno che in questi ultimi mesi ha toccato un po’ tutte le piccole isole europee, sia quelle mediterranee che quelle oceaniche.

Nel caso in questione si tratta di un’isola francese, l’Île de Ré, situata a poca distanza dalla costa oceanica settentrionale e che a partire da metà marzo ha visto un afflusso straordinario di parigini proprietari di seconde case e desiderosi di tenersi più alla larga possibile dal Covid-19; un afflusso facilitato peraltro dal fatto che l’isola è da tempo collegata alla terraferma da un lungo ponte e dunque non pone problemi di traghettamento.

L’arrivo di questi cittadini metropolitani, sospettati di portare contaminazione, è stato ovviamente vissuto male dagli abitanti dell’isola e la coabitazione è stata da subito molto difficile.
Un primo segnale d’allarme lo ha dato Jeremy, un diciannovenne a cui hanno squarciato le ruote anteriori della sua Volkswagen parcheggiata davanti casa, ovviamente con una targa diversa da quella degli isolani. Quando ha telefonato alla madre per darle la notizia, lei si è arrabbiata e gli ha urlato: “Ma perché non hai messo sul parabrezza il nome di tuo suocero, che vive all’Île de Ré da quando è nato e tutti lo conoscono!?”
Al commissariato hanno confermato le difficoltà della situazione così come si era venuta creando; tra marzo ed aprile sono stati una ventina i veicoli danneggiati, tutti ovviamente provenienti dal continente, mentre quattro facciate di seconde case sono state vandalizzate.
Un negoziante locale ha commentato che la stampa ha contribuito ad alimentare l’animosità dei locali. Titoli come “l’Île de Ré accaparrata dai parigini” o “I migranti del coronavirus che fanno tremare l’Île de Ré” non hanno certamente aiutato a ragionare. Perché comunque una cosa era vera: l’area metropolitana di Parigi era già nota per essere quella più contaminata di tutta la Francia.

A ben guardare però, non c’è stata una vera invasione. Si calcola che ad attraversare il ponte siano stati al massimo 5.000 residenti secondari, mentre la popolazione locale è di 18.000 unità e d’estate si può arrivare anche a 180.000 presenze. Il fatto è che a primavera non veniva mai nessuno e dunque vedere sul ponte la fila di auto piuttosto lussuose, che poi avrebbero riempito i parcheggi dei supermercati, ha innervosito molto.
Un’infermiera ha detto di essersi molto preoccupata, quando ha visto raddoppiare il numero delle chiamate. Per non parlare poi dei messaggi violenti che hanno riempito le reti sociali. Ma anche per la strada, quando i “parigini” incontravano qualcuno, venivano guardati male e fatti oggetto di smorfie e parolacce.

Ora da qualche settimana qualcuno ha cominciato a capire che si stava confondendo il confinamento con la vacanza e che c’era comunque una cosa che accomunava gli isolani ai parigini: la paura. Il sindaco si è preoccupato di vietare le piste ciclabili, gli sport nautici e gli accessi alle spiagge, ma questo importava poco ai parigini; non era per questo che erano venuti.
Ciononostante, c’era sempre qualcuno che diceva: tutto questo per colpa loro; ignorando peraltro che divieti del genere avevano toccato tutta la Francia.
La polizia ha aggiunto peraltro che ha dovuto multare comunque non pochi giovanotti che facevano surf o giocavano a palla a volo sulla spiaggia, ma erano tutti dei locali!

Alla fine, chi ha contribuito a pacificare in qualche misura gli animi sono stati i commercianti di prodotti alimentari.
“Noi abbiamo bisogno dei parigini – ha dichiarato recentemente un negoziante che lavora a l’Île de Ré da tre anni – Senza di loro tutta un’economia affonda e io non mordo la mano che mi nutre”. E ora sono proprio i commercianti a temere che i parigini ripartano per non tornare più nemmeno d’estate.
Nell’attesa che la situazione si chiarisca una volte per tutte, è comunque sempre meglio chiudere la propria auto in garage…

NT – 19/06

Nota della Redazione
Sul sito altri articoli su l’Île de Ré, di Sylvie Morra (2012): leggi qui, qui e qui

 

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