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Meniéll’ e gli ami

di Silverio Guarino

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Il suo negozio “Tutto per la pesca”, unico nel suo genere, si trovava allocato alla punta bianca, proprio all’inizio di quel tratto di Corso Pisacane quando finiscono i vasoli e comincia il percorso lastricato a cemento, rigorosamente imbiancato con la calce. Era il primo a destra.
Un piccolo ambiente dove c’era di tutto e per me era il negozio dove potevo rifornirmi degli ami necessari alla mia pesca estiva.


La Punta Bianca, oggi piazza Gaetano Vitiello Sindaco. Il negozio “Da Totonno tutto per la pesca”
 sta oggi subito dopo l’androne ad arco del palazzo di Cristina Coppa. Di fronte, nella foto, un altro negozio storico dell’epoca, quello di Mastuppaule (Mastro Paolo Laddomada) oggi situato più avanti in Corso Pisacane

Uomo di grande pazienza, Miniello Paesano (papà di Totonno Paesano) mi istruiva sull’argomento che per me, “pescatore stagionale estivo” era praticamente sconosciuto: gli ami.
C’erano ami di ogni forma e grandezza, per ogni tipo di pesca e per ogni tipologia di preda; per il pesce che lo voleva “storto” e per quello che lo gradiva “dritto”.
Ogni volta Meniéll’, che era anche molto amico di mio padre, mi istruiva con tanto tanto affetto.

Alto e robusto, anche se un po’ ricurvo sulla schiena, aveva un aspetto che incuteva soggezione ed anche un po’ timore; pantaloni arrotolati alle ginocchia, sandali e canottiera; ricordo che portava occhiali (un po’ sghimbesci) e che da un occhio lacrimava sempre.
La sua voce cavernosa ed il suo parlare italiano slang americano per i suoi trascorsi negli USA diventavano un ritornello ed una musica per le mie orecchie.

Ma dopo tante spiegazioni ecco che Meniéll’ arrivava alla fine dei suoi pensieri dedicandosi alla preparazione delle mie lenze con gli ami giusti scelti da lui, allestendole con i giusti nodi che le mie mani non si sarebbero mai sognato di fare.
Insomma, la lenza era pronta, allestita da Meniéll’ in prima persona. E per me era motivo di vanto poter dire che era stata preparata direttamente dalle sue mani.

Certo è che per trovarlo disponibile era necessario che non ci fossero altri clienti; ma se così capitava, mi invitava a passare in un altro momento.
I pesci potevano aspettare.

3 commenti per Meniéll’ e gli ami

  • silverio lamonica1

    Una precisazione alla didascalia della foto d’epoca.
    Il negozio “Da Totonno, tutto per la pesca” si trova nel Palazzo Tagliamonte a partire dalla metà degli anni ’70. Prima di quell’epoca, nel medesimo locale, c’era il fotografo Biagio D’Arco (Biasiello) e sua figlia Teresa che furono pure citati da Vermaseren nel suo saggio sul Mitreo, che si trova nel retro di quel locale. Se non erro, verso la metà degli anni ’70 Carmine Paesano (Miniello) padre di Totonno, era già morto, per cui non poteva vendere ami e lenze in quel locale (non mi ricordo di averlo mai visto lì).
    Piuttosto, Miniello (padre di Totonno) aveva il negozio quasi di fronte all’attuale salumeria “Da Gesuino”, dove ora c’è una boutique di indumenti estivi, gestita da Eugenia Ferraiuolo, figlia dell’attuale sindaco.

  • Sandro Russo

    Sono stato “ragazzino” negli stessi tempi di Silverio Guarino (l’autore dell’articolo) e ricordo benissimo dove stava la vecchia bottega di Miniello; dove appunto precisa Silverio Lamonica!
    Ma nessuno ha scambiato il negozio di Miniello (padre), con quello di Totonno (figlio). Silverio G. lo spiega molto bene nel suo scritto.
    Solo che una foto della vecchia bottega non esiste sul web; se la troviamo, la sostituiamo volentieri.

  • Pasquale Scarpati

    Di Miniello dico che era cugino di papà. Della punta Bianca ricordo che c’erano i fotografi Bafarone e Biasiello (da Biasiello si facevano le foto importanti: matrimoni, comunioni…); dall’altra parte c’era Rasemìn’ con la cantina e vicino alle scalette che portano giù alla banchina c’era il negozio di frutta di Peppenella ‘u prèvet’. Proseguendo c’era il negozio di Nanninell’ ’i parabula. Ricordo che Miniello aveva qualcosa (forse un deposito o negozio) anche giù alla banchina (vicino alle scalette che scendono da punta bianca , immediatamente sulla sinistra, all’incrocio tra la banchina vecchia e quella che sarebbe divenuta la banchina nuova). Davanti a questo locale c’era sempre un minuscolo (piccolo piccolo), canotto di sua proprietà. Era sfizioso perché ci poteva andare una sola persona. Ovviamente qualche volta ne ho fruito… stev’ semp’ lanza-lanza: papà ne era nemico perché soffriva il mal di mare; anch’io soffrivo il mal di mare ma solo quando partivo per il collegio; sulle lanze o ’ncopp’ ’u vuzz’ mai! Per cui o stavo sulle barche di Giggino Parisi ancorate vicino a Gennarino a mare oppure prendevo la barca di Franco il fruttivendolo che aveva il negozio vicino dove oggi c’è Il Timone).
    Ricordo che Miniello aveva il negozio proprio di fronte dove la signora Sofia ci faceva ripetizione; ora mi sembra che quel locale sia occupato da un’agenzia di affitta camere di Maria Pagano (dico mi sembra perché è da molto che ci manco).
    A sua volta la signora Sofia per andare a casa sua entrava nel portone di fronte al locale dove faceva ripetizione. Lì se, non erro, abitava anche quella signora vestita di nero molto devota alla Madonna Addolorata di cui in questo momento mi sfugge il nome, che aveva con sé anche “Gennarino” (Cialì) che andava sempre in giro con la borsa della spesa e che noi prendevamo in giro… A quei tempi ciò era sinonimo di gay (chiunque lo facesse). Ricordo Totonno e la figlia Rosetta che aveva sposato uno di Ventotene. Mentre con Totonno ci salutavamo con piacere.

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