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L’anfora neopunica

di Silverio Lamonica

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Qualche giorno fa, dal giornale on line ho appreso che a Ponza è stata rinvenuta un’anfora “neopunica”. Il termine in sé lascerebbe intendere che si tratti di una testimonianza delle guerre puniche, tale periodo storico interessò anche la nostra isola: parte della flotta romana diretta nell’Africa settentrionale indubbiamente vi approdava.
Però nulla di tutto questo.


Si tratta di un tipo di anfora di fattura nord-africana (da qui il termine “neopunica”), ma il prezioso reperto – assente tra quelli attualmente custoditi nel nostro istituendo museo – risale ad un’epoca compresa tra il II e I Sec. a. C., come risulta anche dalla scheda che allego, fornitami gentilmente dalla dott.ssa Delpino della Soprintendenza ai Monumenti del Basso Lazio.

(cliccare sulle immagini per ingrandire)

E che traduco dall’inglese:

Van der Werff  (1)

Tipologia

Il tipo comune è costituito da un lungo corpo cilindrico con due piccole maniglie ai fianchi e con un’imboccatura svasata.
Mana (1951) distingueva due tipi, come descritti in C1 e C2. Ma Van der Werff (1978) ha riesaminato i reperti, dividendo la tipologia in tre categorie. La tipologia I ha un’ampia imboccatura svasata, ispessita nella parte inferiore e talvolta con una flangia pronunciata sulla faccia esterna del bordo. Le maniglie sono attaccate sulla terza parte superiore del corpo. Il piede tubolare è allungato e vuoto. Questa tipologia corrisponde alle caratteristiche descritte da Martin-Kilcher (1999) A1-6 e da Ramon T-7,4 (1995)
(v. le caratteristiche – in inglese – NdT)

Periodo storico
Principalmente risalente al secondo secolo a. C. (Ramon 1995), ci sono altre varianti, risalenti al primo secolo a. C. (Ramon, Tipi T- 7_4.3.3 ). Alcune sono di produzione africana (Van der Werff 1986, Martin-Kilcher (1999) e altre non africane (Ramon 1995).
Ricerca: [II Sec. a. C.] [ I Sec. a. C. ] [I Sec. d. C. ]

Origine
Probabilmente: regione cartaginese. Imitazioni successive si riscontrano intorno allo Stretto di Gibilterra (Kouas, Banasa, Cadice )
Ricerca: [Libia] [Marocco] [Nord Africa] (nel testo originale – NdT)

Distribuzione
Distribuzione abbastanza ampia nel Mediterraneo occidentale, incentrata nei siti spagnoli, portoghesi, marocchini, algerini e tunisini, essendo la tipologia Van der Welf 1 la più comune (Ramon 1995 dove sono pubblicate le mappe della distribuzione). Siti principali: Cartagine, Baelo, Luni e Ostia (Martin-Kilcher 1999 )
Ricerca: (v. testo originale)

Contenuti (nel tipo di anfore – NdT)
Sugo di pesce? ( Martin-Kilcher 1999 )

Commenti
Tra i più importanti: Michael Bonifay

Classificazione
(v. testo originale, anche per gli altri riferimenti, per ricerche ulteriori. – NdT)

N. d. T.
Tra i siti archeologici principali, dove questo tipo di anfora risulta presente, c’è Ostia.

È facile dedurre che si tratta di un’anfora, imbarcata assieme a tante altre e di diverse tipologie, su una nave romana partita da uno dei porti del Nord Africa e diretta ad Ostia. Purtroppo, nei pressi della nostra isola la nave naufragò con tutto il suo carico. Ciò avvenne tra il II e il I Sec. a. C.

1 commento per L’anfora neopunica

  • la Redazione

    Inserita, su richiesta di Silverio che l’ha inviata, una seconda scheda riportante l’immagine sezionata dell’anfora secondo la ricostruzione di Van der Werff

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