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I mughetti per il Primo Maggio

di Luisa Guarino

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Qualche decina di anni fa, in viaggio da Lomè (Togo) a Roma con la compagnia Air Afrique che collegava l’Africa dell’Ovest con l’Europa, appena salita in aereo mi sono vista offrire un mazzolino di mughetti. Avevo fatto diverse volte quel percorso, ma era la prima volta che mi capitava. Un motivo c’era: era il primo maggio. E sì, perché quel giorno in Francia è la festa del mughetto, un fiore che porta fortuna e celebra la primavera. Si trovano mazzetti dappertutto, per strada, dai fiorai, nelle piazze, nelle manifestazioni dei lavoratori. Anzi per l’occasione chiunque è autorizzato a trasformarsi in venditore, purché sia distante da un eventuale negozio di fiori almeno cinquanta metri.


L’emergenza coronavirus, con tanti esercizi commerciali chiusi anche in Francia come da noi, aveva fatto temere che i delicati e profumatissimi fiori quest’anno non potessero svolgere la loro funzione di porte-bonheur, però poi per fortuna ne è stata autorizzata la vendita all’aperto, davanti ai negozi stessi. Il mughetto, chiamato anche Giglio della valle, è una pianta originaria del Giappone e presente in Europa fin dal Medioevo. Essa ha sempre rappresentato la primavera, e i Celti erano convinti che portasse fortuna. Il fiore di mughetto simbolizza anche gli incontri d’amore: per molto tempo infatti in Europa furono organizzati i cosiddetti “balli del mughetto” a cui i genitori e gli adulti in genere non avevano il diritto di partecipare.

Le ragazze si vestivano di bianco, i ragazzi ornavano le giacche con un rametto di mughetti… e si poteva dare il via alle danze.
Il mughetto è il fiore primaverile per eccellenza, fiorisce da fine aprile a maggio, e nel linguaggio dei fiori significa “ritorno della felicità”.
La tradizione di offrire un mazzolino di mughetti il 1° maggio risale al 1561 quando Carlo IX, avendone ricevuto uno come portafortuna, rese la cosa ufficiale e decise di offrirne uno ogni anno alle dame della corte. Ai primi del ‘900 gli stilisti francesi li donavano alle loro operaie. Nel 1976 la festa del mughetto fu associata a quella del lavoro, e da quell’anno il fiorellino bianco che sembra una minuscola campanella ha rimpiazzato la rosa all’occhiello dei manifestanti.

Personalmente adoro i mughetti, con quel loro profumo così particolare e persistente. E li adorava anche mia madre: ricordo la sua felicità quando le ho portato una borsa piena di bulbi con quelle foglie dritte dritte color verde scuro, chieste a una signora che ne aveva il giardino pieno, nelle Marche. Ricordo che li ha piantati dovunque, e le hanno dato tanta gioia, bellezza e soddisfazione.
E c’è di più. Quando un bel giorno d’aprile, il 21, è nata la piccola Giulia che ha reso lei nonna e me zia, essendo di lunedì con i fiorai chiusi, è stato proprio un delicatissimo bouquet di mughetti fatto in casa a rendere omaggio alla neonata.

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