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I quattro silenzi… dell’Isola (2)

di Pasquale Scarpati

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Per la prima parte: leggi qui

3. Silenzio estraneo
A quei silenzi, nell’Isola, ne è subentrato un altro. Quello fatto di ante chiuse, vuoto, asettico come corsia d’ospedale. Silenzio surreale. Sembra che ognuno sia assorto nei suoi pensieri, in un clima freddo. Anche i basolati sono divenuti freddi. Niente li riscalda più.
“Eh già! – ha detto una persona – accussì adda i’…sono talmente surriscaldati durante il periodo estivo che se si continuasse anche durante il periodo invernale, si scioglierebbero, ritornando allo stesso stato da dove sono venuti!”
– Allora è meglio che si riposino un poco! – ha aggiunto un altro.

Qualche raro rumore di motore scoppiettante. In inverno il vento freddo corre libero non ostacolato da nessuna sciarpa avvolta intorno al collo. Ulula perché è solo e sferza, adirato, qualche lamiera lamentosa che si agita continuamente; quella vorrebbe che qualcuno l’aiutasse a restare ancorata là dove è stata posta. Ma siccome nessuno viene in suo soccorso, lui con forza la strappa e se la porta via in un abbraccio impetuoso.
“ La… violenta! – ha mormorato il solito acuto.
L’autunno e la primavera si affacciano con i loro meravigliosi colori ma restano delusi perché è come se si mostrassero in una cartolina o in un tablet. Loro vorrebbero invece che l’uomo non solo vedesse ma anche sentisse, girovagando, il loro tenue profumo di umido o di fiori olezzanti.
Ma in questo silenzio un po’ strano l’uomo non vede e non sente.
-Verrà un giorno – dicono – in cui sparirà il puzzo delle auto e avvertirete una nuova esigenza: quella di aspirare a pieni polmoni ciò che noi volentieri e soprattutto gratuitamente elargiamo. Ma vi sarà proibito! Allora appoggerete il naso ai vetri di una finestra oppure tenderete le mani da un balcone e sognerete di potere passeggiare in mezzo a noi!
– Se… se … – ha risposto una persona che sa ascoltare il mormorìo della Natura – Avete voglia di sognare! Questo non accadrà mai!
Loro però non hanno risposto, perché la Natura non polemizza mai.

Brutto silenzio che non dà e non riceve nulla di buono. Inaridisce gli animi perché fa rimuginare, non fa dialogare se non attraverso schermi freddi che, se scompaiono, lasciano l’amaro in bocca. Ad un certo punto, infatti, pare che non si sappia più cosa dire per cui si chiude la conversazione quasi repentinamente come se già fossimo interessati ad altre occupazioni.
– Ci riduciamo all’essenziale! – ha spiegato a mezza voce una persona come se palesasse il suo pensiero.

Le spiagge sono divenute distanti ed anche i faraglioni e le grotte sono sconosciuti. L’Isola è sconosciuta, specialmente se l’osservi e l’ammiri dall’alto della Guardia o da Punta Incenso. Case mute, muti gli abitanti. Sembra che parlino ma non si sa con chi: ora con uno ora con un altro, ma non si toccano né si guardano negli occhi e neppure si sente l’odore che ognuno di noi sprigiona e che fa parte integrante della vita. Quello è un silenzio voluto, partorito dagli abitanti stessi…

Silenzio mostruoso: ha la testa enorme circondata da foltissima capigliatura nera su un gracile corpo. E’ talmente nera che di notte non si nota, anzi sembra eterea. Le gambe e le braccia, invece, sono sottili ed il ventre piccolo ma così prominente che sembra quasi scoppiare come un palloncino troppo pieno di aria. Questo tra l’altro gli impedisce di vedere in modo corretto dove poggiare i piedi; a lungo andare, poi, come Polifemo, potrebbe essere accecato e non vedere più.
Che silenzio è?

4. Silenzio virale
Ora a questi tre è subentrato un quarto silenzio: imposto, furastiero, venuto da fuori. Questo è un silenzio che fa paura non solo perché non voluto ed inopinato ma sembra foriero di chissà cosa. Da più parti ci vogliono rassicurare.
– Tutto sarà come prima – dicono.
Prima o poi sicuramente ciò avverrà, perché la vita deve scorrere. Ma è il come e il quando che fa paura perché, nel vortice, siamo abituati ad avere tutto e subito.

È un silenzio “strano” che spinge a pensare in un modo diverso come non avveniva da tanti anni. Si ha paura, infatti, che quelle che sembravano certezze svaniscano o siano già svanite come nebbia al sole. Quelle future, invece, sono avvolte da fitta nebbia come quella che staziona sul mare, liscio come l’olio: non si vede nulla nonostante si allunghi l’occhio; un brivido corre lungo la schiena mentre l’orecchio è teso per avvertire qualche rumore o suono di sirena proveniente da qualche battello che naviga nelle vicinanze.

Bisogna trovare altre certezze: ma quali? Bisogna agire in altra maniera rispetto al passato: ma come? Mille domande, incerte risposte che si spostano or di qua or di là come branchi di guizzanti pesciolini, insieme a mille dubbi. L’unica cosa di cui si ha certezza è che non sarà una partita di calcio commentata al bar; dove ognuno diviene allenatore, stratega ed arbitro ma che in definitiva non lascia alcun segno. Sarà una partita in cui tutta la squadra deve dare il meglio di sé, correndo anche senza palla al piede, lottando su ogni pallone e facendosi trovare al posto giusto al momento giusto.
– Palla lunga e pedalare – come pare dicesse paron Rocco.
Questo è il silenzio di… paura perché come dice il Manzoni in quella famosissima poesia: “così, percossa, attonita, la terra al nunzio sta…”.

Ma, come sempre, non tutto viene per nuocere.
A questo silenzio “pauroso” se ne affianca un altro: quello “attivo e pensoso”. Quello cioè che induce a riflettere, a scrutare in noi stessi. È quel silenzio che repentinamente ci ha catapultati dalla divagazione, dall’esteriorità, dalla “monotona vita quotidiana super indaffarata e spicciativa” al raccoglimento, alla riflessione verso il futuro. Spinge – forse – per una più attenta valutazione di ciò che ci circonda e di ciò che Qualcuno ci ha dato in custodia.
Questo silenzio, in definitiva, porta a pensare di operare in altra maniera, sempreché chi ha il potere decisionale non faccia come colui che vuole disegnare mappe e atlanti ma in realtà non conosce nulla, né di quanto sono alte le montagne né di quanto è profondo il mare né dei corsi dei fiumi inframmezzati da cascate, rapide e cateratte. A lui, come il cartografo, basta scrivere sulle…carte! Ma pare che questo sia un… vezzo antico, difficile da sradicare.

Pasquale, incorreggibile sognatore, vagheggia (in rapporto ai tempi) il… “silenzio” di tutto l’anno… de L’isola del silenzio.

 [I quattro silenzi… dell’Isola (2) – Fine]

 

ndr: l’immagine di copertina è di Silveria Aroma, le altre sono state prese dal web

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