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Riletture (4). Va in scena Totonno

di Rita Bosso

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Michele Rispoli  definì i suoi scritti “storielle in pillole” ma si sbagliava, non curano nulla né promettono di farlo. Sono invece caramelle balsamiche: rinfrescano l’alito, danno l’illusione di respirare a pieni polmoni, di inalare aria pura, non si piazzano sullo stomaco, si sciolgono lentamente in bocca, rilasciano sensazioni piacevoli e di lunga durata.
Funzionano se l’organismo riconosce la maggior parte delle sostanze che le compongono, sennò vanno sprecate.
Bisognerebbe tenerle sempre a portata di mano, ingerirne una al mattino dopo il caffè, centellinarla, farsela bastare per tutta la giornata.

Questa pastiglia è del 2013.
Il protagonista è Totonno, sta fumando una sigaretta, a prua del veliero su cui lavora.
Da ponzese e da marinaio provetto, sa gestire gli abbordaggi alla perfezione.
Se dopo pochi righi chiedete “Totonno chi?”, se non ne mettete a fuoco immediatamente lo sguardo furbo e intelligente, se non vi risuona nelle orecchie la risata e la voce, allora lasciate perdere. Leggereste la storiella inquadrandola entro categorie ovvie, desuete, ammuffite: il conflitto di classe, signora-colta-sofisticata versus marinaio-ignorante-rozzo, bionda contro moro, nord contro sud, Mariangela Melato contro Giancarlo Giannini nel film “Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare di agosto”.
A prua del Maddalena, splendido veliero ormeggiato nel porto di Ponza, va in scena Totonno, unico, inimitabile.
Respinge l’abbordaggio con grande classe, altro che il “Bottana, bottana ‘ndustriale” di Gennarino Carunchio-Giannini nel film della Wertmuller.

Degustare lentamente, è pastiglia per veri intenditori.

 

 

 

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