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Epicrisi senza senso (275)

di Sandro Russo

 .

“…Voglio trovare un senso a questa storia /
Anche se questa storia un senso non ce l’ha…”
[V. Rossi, S. Grandi, G. Curreri; 2004]

Non sono esattamente un fan di Vasco Rossi, ma devo dire che questi versi di una sua famosa canzone danno le parole alla sensazione prevalente che in questi giorni (settimane/mesi) mi/ci agita.

Avevamo – come umanità – tanti problemi, è vero… ma questo virus, senza risolverne alcuno, ci ha aggiunto un aggravio insopportabile, di cui ancora non riusciamo a valutare tutta la portata. Eravamo così belli..! (1).

Il fatto è che malgrado il grande impegno che ci profondiamo, “il senso” è una categoria che riusciamo ad applicare solo “a posteriori”. All’attribuzione di senso largamente sfuggono il presente che è attualità, cronaca; per non parlare del futuro… che nemmeno esiste, se non nella nostra fantasia.
Mentre col passato siamo bravi… lo inquadriamo e sistemiamo secondo ardite costruzioni filosofiche, sistemi sociali; anche categorie del tutto personali. Così costruiamo e decostruiamo i ricordi…

Nel piccolo mondo di Ponzaracconta si trova di solito la gran massa immersa del passato e dei ricordi – circa il 90% del volume di un iceberg, ci ritorna il mente dai ricordi scolastici -; poi la parte emersa del presente [sostanzialmente la Rassegna Stampa settimanale oltre a Delibere, Editti e Disposizioni varie, e il punto della situazione sul Coronavirus intorno a Pasquetta (prima puntata e seconda) di Tano Pirrone]. E infine il vapore etereo e impalpabile del ghiaccio nel momento in cui passa dalla stato solido a quello gassoso: gli sparuti voli di fantasia, qualche poesia, agnizioni galeotte inframezzate qua e là che neanche hanno bisogno di parole.
Solo che in queste ultime settimane anche gli iceberg hanno cambiato i loro rapporti, e ci troviamo quasi a leggere solo di attualità.

Visto che siamo in tema di metafore “ghiacciate”, mi fa piacere riportare qui un bel pensiero di Erri De Luca, più volte ospitato qui [Cerca nel Sito: Erri De Luca (almeno cinque articoli):
Anche Erri De Luca parla di memoria… e di ghiacciai.
– Cos’è per lei la memoria e a che serve?” – gli chiedono.
– Non è un album di fotografie – risponde – né un posto, né una biblioteca o un’enciclopedia da consultare: non si può tornare sui passi per riviverne un pezzetto. È un enorme ghiacciaio che, come succede spesso, ogni tanto si ritira e restituisce pezzi e reperti. La memoria sputa dettagli in maniera così forte e violenta che mi obbliga a riscriverla. Ecco, la scrittura è la seconda volta della memoria, il caso, l’accidenti che coinvolge molti pezzi e molte ossa del passato.

Il passato ha questa settimana due rievocazioni importanti (corpose) ed altre non meno intense ma di minor mole.


L’offerta di Biagio Vitiello di pubblicare a puntate il libro L’ile de la Galite, di Achille Vitiello [digita – La Galite – in “Cerca nel Sito” per le sei puntate finora pubblicate]: e il Memoriale di Giuseppe Cesarano proposto da Franco De Luca (giunto alla terza puntata): figura mirabile di medico d’altri tempi.


Ma il passato torna e ritorna…
Nella storia dei cinquant’anni d’amore di Enrico e Maria Civita;
con Panefformaggio, di Silverio Guarino e nelle alici-sotto-sale di Dante; con Il faro dei ricordi di Enzo Di Fazio.
Anche nei Cinque film a memoria proposti da Nazzareno Tomassini. Propriamente: rimasti nella memoria e da mantenerli lì, ben vivi. Più che ai ghiacciai, il procedimento mi ha fatto pensare al nostro stracquo: cose di altri tempi, di altri luoghi portate a riva dal mare, dopo lungo galleggiare tra le onde.

Del presente sono parte importante la gran quantità di articoli in vario modo collegati all’emergenza Coronavirus. Nel sito li stiamo raggruppando in Cronache al tempo del Covid 19 (giunti “ridendo e scherzando” alla 24esima puntata!); e Il meglio dai media (sempre in “Cerca nel Sito”). Pubblicato ieri l’11esimo articolo della serie: Ci si potrà anche ridere sopra!

Del presente fanno parte a pieno titolo anche gli articoli polemici. Due in particolare hanno infiammato le nostre pagine nella settimana appena trascorsa.
Mimma Califano su: L’ex ‘Casa di caccia’ di Zannone. Lettera aperta su troppe parole in libertà; e poi Tano Pirrone e Patrizia Montani con il loro “sdegno militante” nei confronti di un articolo di Concita De Gregorio da la Repubblica.

Rara avis, fanno parte del panorama della settimana anche due poesie: P’u poggio, di Francesco De Luca, elogio delle rondinelle, prese a segno di speranza e capaci di rassicurarci e Isola, di Silveria Aroma, un distillato per immagini flash dell’attaccamento alla propria terra.

E come presentare, dove mettere… tra il presente, la poesia o la speranza per il futuro, questi ultimi due pezzi che cito quasi in conclusione della presente epicrisi?


Il video dell’Ospedale Maggiore di Bologna: “Attenti al lupo” e Salutiamo Luis Sepùlveda, un grande combattente, con gli avvenimenti di una vita esemplare e qualche brano del grande scrittore portato via dal virus.

Mentre la chiusa vera e propria riguarda ancora il Covid-19.
Abbiamo preso in settimana il tema dei risvolti psichiatrici della pandemia. E’ un aspetto da non sottovalutare, ma poteva andare peggio.

Queste righe le ha scritte Patrizia Montani in un articolo dell’altra settimana (leggi qui):
“Molte cose rendono diversa questa “guerra” da una guerra vera. La più importante, a mio modo di pensare, è che in questo caso ci viene risparmiata la più orribile, la più devastante delle violenze: quella di un essere umano su un altro essere umano, come dimostrano i frequenti suicidi dei sopravvissuti ai lager”.


Nota
(1) quando mia nipote era piccola (3-4 anni) ospite al casale da me, fu punta da un’ape vicino alla bocca. Le si gonfiò il labbro. Pianse il giusto per il dolore, smise, ma poi ricominciò, inconsolabile.
Cercammo di capire cos’era successo; la mamma francese – niente capricci, eh! – le chiese perché piangesse tanto…
– Ti fa tanto male?
– No
– E allora?
– Ero così bella!

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