Ambiente e Natura

Guerra tra paura e speranza

di Gabriella Nardacci

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Oscillo tra paura e speranza, tra pessimismo e ottimismo, tra buio e luce, tra pianto e riso: contrasti, sovrapposizioni, contrari, ossimori.
Nulla è come era ieri e il domani appare offuscato e da definire di nuovo. Di certo rimane l’oggi anche se è provvisorio, ma paradossalmente definito e propenso a restare uguale anche domani.
Intanto lascio pensieri persi mentre guardo a quella che era la vita di quelli che ci lasciano. Scorrono cortei funebri senza un seguito di persone care. Se ne stanno andando così, coloro che muoiono. Sembra la morte della solitudine. Solo qualche giorno fa quelle persone parlavano d’amore o di politica o di campi da coltivare e frutta da raccogliere o semplicemente programmavano l’estate.
Alcuni vengono portati fuori dalle loro città. Cominciano a diventare pieni anche i cimiteri e allora occorre trasferire le salme in qualche altro paese. Sarà un viaggio andare a portare un fiore o a fare una lapide particolare con quella preghiera che tanto piaceva a una madre o a un padre o a un figlio o a un amico.
Si sta pensando di usare anche qualche parco e forse la morte potrebbe essere considerata con un atteggiamento più amichevole, più comprensibile.

Akutagawa Riunosuke che è un grande narratore del novecento giapponese, scriveva: “la bellezza del mondo è tale perché la riflettono gli occhi di un uomo già consegnato alla morte” e famosi sono alcuni suoi versi che sanno raccontare uno stato d’animo sereno e la speranza di rivedersi altrove…

“Se m’hai caro
attendimi al crocevia
dei sei Regni
che arrivi per primo
o che ritardi un poco”

Credo sia il più bel saluto che si fa a una persona cara che ci lascia. La ripeto ogni giorno mentre vivo l’attimo al meglio che posso.
In fondo non è a partire dalla morte che si vive meglio la vita? Quante volte la morte ci ha fatto capire che non siamo invulnerabili e nella consapevolezza di questa verità assoluta, ci siamo rifugiati negli affetti sicuri, nelle nostre abitudini quotidiane, nelle nostre case e fra i nostri piccoli gingilli testimoni di ricordi e di memorie mai perse?

I telegiornali ingarbugliano i miei pensieri e forniscono numeri: ci sono più guariti, ma i morti sono aumentati; qualche posto in ospedale si è liberato, ma ci sono più contagi. Sì, ho capito, ma le statistiche mi disorientano e vado con la mente da nord a sud e osservo i continenti coinvolti in questa guerra, mentre faccio girare un mappamondo senza scuoterlo troppo per non far sciogliere i ghiacciai che già da soli cominciano ad allentare la presa!

Avrei bisogno di ascoltare di progetti approvati e pronti a essere messi in atto. Avrei bisogno di un’informazione più attenta, più vera, insomma di una informazione libera da… regole, per la rinascita di un futuro sereno per l’umanità.
Sto aspettando. Voglio che arrivi una notizia straordinaria di una sconfitta definitiva contro questo mostro che mostra aculei e che somiglia a una ‘mazzafrusta chiodata’ che gira vorticosamente e colpisce anche a un metro di distanza! Vorrei sentir dire che lo hanno colpito in basso, sui piedi, arrestandone il passo per sempre e vincere così questa guerra che ‘priva la morte dell’ultimo saluto’!

Osservo le immagini che arrivano dal web. Non avevo mai fatto caso alla bellezza delle città. Così, nude di noi, appaiono seducenti e provocanti. Scorre, in esse, un’aria pulita che profuma di rose. Alcune spiagge senza la forma dei nostri passi, sono lisce e si offrono al mare con impudica eleganza.
Ora siamo all’interno di un silenzio esistenziale. Afferriamo la bellezza delle nostre città, ma quel senso di vuoto a volte ci disturba perché è del vuoto che abbiamo paura. Cerco di star lontana dai precipizi…
Non ho altre distrazioni e posso dare del tempo a gesti e piccole abitudini che mai ho trovato così belli e necessari come oggi. Ho un cofanetto piccolo di libricini grandi quanti il palmo della mia mano che contiene una miriade di poesiole e citazioni.

E’ stato un dono di un caro amico che lo comprò in un piccolo mercato dell’antiquariato. Ho deciso che ne leggerò uno al giorno. Ne prendo uno a caso, in questo momento, mentre sto scrivendo.
Trattasi di ‘Poesie T’ang”. Apro a caso:

Ancoraggio notturno.

Mentre la mia barchetta
si muove sopra il suo ormeggio, nella nebbia
e svanisce la luce del giorno,
cominciano a tornare i vecchi ricordi.

Di quando il mondo era vasto
e gli alberi toccavano il cielo
e limpida era nell’acqua
la vicina luna

Quando poi si dice la fatalità! Ebbene, stasera la luna è una superluna rosa attorniata da una miriade di stelle tremolanti! Domani sarà una bella giornata.
“Così tra questa immensità s’annega il pensier mio: e il naufragar m’è dolce in questo mare”.

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