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Contagio, la paura delle isole minori

Segnalato dalla Redazione

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Dall’Elba alle Eolie, terrore del contagio nelle isole minori
di Giacomo Salvini, da “Il fatto quotidiano” di oggi 6 aprile 2020

Marciana Marina, il più piccolo comune dell’Isola d’Elba, è vuota. Il BarLume è solo un lontano ricordo: niente turisti stranieri che chiedono un cappuccino a tutte le ore del giorno, nessun giallo da risolvere ma soprattutto la quarantena forzata di Gino, Ampelio, Aldo, Emo e Pilade, i cinque pensionati-detective che nella serie scritta da Marco Malvaldi passano tutto il giorno al bar con vista mare a giocare a carte. Adesso in paese sono tutti chiusi in casa, si parla solo di tamponi, guanti e mascherine e di come andrà a finire la stagione estiva, forse già compromessa dal Covid-19. Uno scenario inimmaginabile fino a poco tempo fa.
A Marciana il coronavirus non è ancora arrivato ma sull’isola sì, con otto contagi di cui sei solo a Rio Marina, estrema punta nord dell’Elba. “Speravamo di restare vergini e sarebbe stato sicuramente meglio – dice al Fatto Quotidiano il sindaco di Porto Azzurro, Maurizio Papi – però non è stato possibile: se avessimo chiuso l’isola a inizio marzo, questo non sarebbe successo”.

Nonostante la lontananza dalla terra ferma e i diversi movimenti di persone e di merci, il coronavirus sta colpendo tutte le isole minori italiane, anche quelle più lontane dai primi focolai lombardi e veneti: oltre agli otto casi elbani, ce ne sono due all’isola del Giglio (una coppia di Piacenza), 30 casi tra Capri e Ischia, uno a La Maddalena (Sardegna) e quattro a Salina, nelle Eolie.
Al momento invece non si registrano casi nelle isole di Ponza e Ventotene, zero positivi anche a Panarea e Lipari (le più grosse delle Eolie) e alle Tremiti, talmente isolate che il sindaco Antonio Fentini e il suo staff hanno deciso di non metterci piede da più di tre settimane governandole da Termoli, in Molise.
Una sorta di autogoverno da parte dei circa 300 residenti rimasti sulle isole visto che, insieme al primo cittadino, sulla terra ferma sono rimasti anche il segretario e il ragioniere comunale ma anche il comandante dei vigili urbani. Il problema però diventa l’approvvigionamento: dopo i blocchi della compagnia Tirrenia, gli unici collegamenti con le isole sono garantite da elicotteri e la nave “salvamigranti” Diciotti.

Il vero incubo di governo e Regione Sicilia però si è materializzato il 26 marzo: a Lampedusa una docente rientrata da Bergamo lo scorso 10 marzo è risultata positiva e adesso il timore è che il virus entri anche nei centri di prima accoglienza, visto che tra fine febbraio e inizio marzo sono sbarcati 150 migranti.
Al momento 26 di questi si trovano in quarantena nell’hotspot di Lampedusa (gli altri sono stati trasferiti in nave a Porto Empedocle) e anche per la grandezza del centro, possono mantenere le distanze di sicurezza. Ma il timore è che con l’arrivo della bella stagione gli sbarchi dal nord Africa ricomincino, aumentando i contagi sulla piccola isola da 4.500 abitanti. Anche per questo tutti i collegamenti con Palermo sono interrotti, tranne quelli per rifornire la più grossa isola delle Pelagie con farmaci e beni di prima necessità.

Con i primi contagi sulle isole minori, è arrivata anche la caccia all’untore, tipicamente il residente nelle regioni del nord Italia che alla prima emergenza fugge da Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna per riaprire le seconde case. Con il rischio di un’inevitabile “bomba sociale” tra residenti e “ospiti”. Oltre ai 13mila sbarcati in Sardegna dalle zone rosse, nell’ultimo mese sull’isola d’Elba sono arrivati circa 500 cittadini da Lombardia e Veneto che nei primi due week-end di marzo, anche grazie alle prime giornate di sole, hanno affollato le spiagge di Cavoli e Campo nell’Elba: “Dovevamo chiudere il porto di Piombino appena sono emersi i primi focolai e le zone rosse nel nord Italia – continua il sindaco Papi – anche noi sindaci ci siamo mossi in ordine sparso e la Regione non ha bloccato subito i traghetti. Adesso rischia di essere troppo tardi”.

Le preoccupazioni sulle isole minori sono soprattutto di carattere sanitario. Quasi sempre non ci sono veri e propri ospedali e quindi nemmeno i posti da terapia intensiva: i possibili contagiati devono essere trasportati con elicotteri sulla terra ferma e solo in determinate condizioni meteo, quindi l’obiettivo dei sindaci isolani è che il contagio sia contenuto per evitare una crisi sanitaria.
È il caso, per esempio, di Lipari dove nei giorni scorsi un gruppo di cittadini ha scritto al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, perché c’è un solo posto di terapia intensiva e la vicina Messina rischia di diventare “la Bergamo due” d’Italia con 288 casi positivi (10 guariti e 18 deceduti), seconda solo alla provincia di Catania per numero di contagi. Il problema riguarda anche quei medici e infermieri che fanno avanti e indietro dalle isole e potrebbero portare il virus, involontariamente: “Ci rendiamo conto di esser una piccola comunità, ma da sempre siamo isolati e spesso dimenticati dalle istituzioni regionali, ma oggi siamo noi a chiedere di isolarci e tutelarci – hanno scritto i cittadini di Controcorrente Eolie – così rischiamo di fare la fine dei topi”.

Stesso sgomento che riguarda gli elbani: se il virus dovesse estendersi a macchia d’olio su tutta l’isola, il sistema sanitario andrebbe in sofferenza. All’Elba non c’è un vero ospedale (quello di Portoferraio è considerato un pronto soccorso) e nemmeno posti di terapia intensiva: i contagiati che hanno bisogno di un ricovero sono stati trasportati con un elicottero agli ospedali di Cisanello (Pisa) e di Livorno.
“Siamo preoccupatissimi – spiega Manola Balderi, vicepresidente dell’associazione ‘Elba sanità’– non abbiamo ospedali vicini e i nostri medici non sono attrezzati per rispondere a un’emergenza così grave”.
Per ridurre al minimo il contagio quindi molti sindaci elbani hanno deciso di adottare misure draconiane. Papi a Porto Azzurro ha prima schedato i residenti e le 150 persone che hanno riaperto le seconde case, poi ha anticipato il governo impedendo il jogging e imponendo al massimo due uscite per il cane, fino all’ultima ordinanza di fine marzo: i residenti potranno fare solo una spesa ogni quattro giorni. Per farlo, davanti ai tre supermercati comunali si trovano volontari delle associazioni che ‘schedano’ chi entra e chi esce e, attraverso l’incrocio dei dati, si potranno scovare i furbetti.

Immagine di copertina: Marciana Marina, tramonto

 

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