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Torna l’ora legale, ma per chi?

di Luisa Guarino

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Se in un giorno qualsiasi di un anno qualsiasi qualcuno mi avesse detto che avrei accolto l’arrivo dell’ora legale con indifferenza, di più, con fastidio, l’avrei preso per pazzo e l’avrei smentito con tutte le mie forze. Sono stata sempre una fan sfegatata di questa consuetudine da tanti anni instaurata nel nostro Paese, e che pare tra l’altro destinata a scomparire. Vabbè, se volevano farcela odiare potevano trovare un modo meno orribile! Fatto sta che questa notte torna l’ora legale, che va a rendere ancora più pesante la condizione che stiamo vivendo. Di un’ora di luce in più cosa ce ne facciamo se dobbiamo rimanere chiusi in casa, come peraltro è sacrosanto che sia?

Negli scorsi anni, a costo di risultare ripetitiva e noiosa, in occasione dell’ultimo fine settimana di marzo ho sempre elevato attraverso le pagine del sito il mio “peana” per la circostanza, che peraltro arriva subito dopo l’inizio della primavera e nell’imminenza di Pasqua. Insomma tutta una serie di condizioni magnifiche per poter e voler vivere al meglio quest’occasione. Oggi mi sento più smarrita e svuotata dei giorni scorsi, e me ne vergogno naturalmente, di fronte all’emergenza del virus, alle migliaia di morti, ai medici falcidiati, ai presìdi sanitari che mancano, agli ospedali al tracollo.

Ma forse proprio per questo, per reagire psicologicamente, voglio aggrapparmi a una piccola grande cosa come l’arrivo dell’ora legale, per me legata solo a cambiamenti piacevoli. Ho sempre detto che lo considero il momento più importante dell’anno: meglio, molto meglio di Capodanno. Speriamo almeno di poterla apprezzare e di poterne godere con l’arrivo dell’estate, tra qualche mese, anche se al momento l’ottimismo è un sentimento… difficile da frequentare.

Inoltre domani sarà la quinta domenica di Quaresima: tirerò via la quinta penna scura dalla testa della mia bambola di stoffa appesa in cucina, ma sarà un gesto meccanico, privo di significato. Quando non c’è un termine, un traguardo da raggiungere, tutto perde di significato e di forza. Spero davvero che “andrà tutto bene”, sempre però che questa frase sia seguita da almeno una decina di “se” che si riferiscono a norme, comportamenti e misure stringenti da seguire. Ma credo che quando riusciremo a venirne fuori, saremo esattamente tutti uguali a come eravamo qualche tempo fa, nel 2020 a.C. (ante Coranavirus, e cito Tano Pirrone): ognuno con i suoi difetti e i suoi pregi, le abitudini e le fisime, la generosità e l’indifferenza.

Vabbè, chiudiamola qui. Lo sapevo che l’idea di quest’ora legale “anomala” avrebbe peggiorato il mio cattivo umore.

 

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