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Interno ponzese

di Federico Menichelli e Silveria Aroma

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Sono passati dieci giorni dalla pubblicazione del decreto e navighiamo a vista in un mare di incertezze.

La festa di San Giuseppe è saltata e Pasqua potrebbe non essere più con chi vuoi ma solo ed esclusivamente con chi ha le tue stesse chiavi di casa.

Di tante persone che frequento, amici con i quali condivido calcetto, giochi di carte e aperitivi, una fidanzata costretta ad una quarantena in trasferta a Roma (dove sta preparando la sua tesi di laurea), tre cognate e due zie, tutte abilissime cuoche, e il mio fratello prediletto, nonché unico, a me è toccata la clausura con la stramboide Silveria Aroma, mia madre.

Due stili di vita completamente agli antipodi, io sempre pronto a passare le mie giornate in giro anche per ore, specialmente quelle notturne, e lei – nei mesi invernali – spesso in casa se non per qualche ora di licenza, vista la sua passione per la fotografia.

Quindi sarebbe facile pensare che adesso sia io quello in difficoltà a passare l’intero arco delle ventiquattro ore fra le pareti domestiche e invece si è girata la frittata.

Ho riscoperto la passione per il disegno e la voglia di imparare cose nuove tramite i tutorial e, soprattutto, il piacere della lettura che riempie, insieme alla play station, la maggior parte del mio tempo.

La signora Silvia invece – la chiamo così perché odia questo appellativo – si sveglia e si lamenta del fatto che è imprigionata e non può andare nemmeno a trovare la zia a Frontone, che le basterebbe solo un’ora di camminata… e videochiama le persone che magari possiedono un giardino oppure una bella vista per vedere quegli spazi che, abitando a via corridoio, può solo immaginare.

Per alleggerire le giornate mi alterno con lei ai fornelli dove siamo accomunati da una assoluta passione per la cipolla, meglio se rossa. Nella nostra cucina di professionale ci sono solo i coltelli, del resto – nel lavoro – condividiamo la sala e riusciamo a trovare punti di incompatibilità anche lì. Ma cosa ci si può aspettare da una che preferisce la favetta al dentice?!

– Crisce figlie… crisce puorche, diceva mia nonna.
A saperlo prima me ne andavo pure io in esilio a Santa Maria.

E dire che alla sua venuta al mondo, la mattina del ventidue luglio del ’95, non ho versato neanche una goccia di sudore ma sono balzata dritta con spalle e testa perché nascendo non aveva emesso un solo suono. Il ginecologo che mi assisteva, vedendomi preoccupata, mi rimproverò di volerlo sentire piangere per forza mentre lui indolente, quasi per rassicurarmi, emise un piccolo vagito.

Non sapevo se fosse maschio o femmina. L’ostetrica, appoggiando quel fagottino pieno di capelli ricci alla mia guancia, mi chiese:
Signo’ che ci hai a casa?
Quando ho risposto che avevo un figlio maschio replicò: – Mo’ ne tieni due!

Necessitavo di qualche punto di sutura così domandai al medico se nel mentre potevo cantare, accettò e io intonai Meravigliosa creatura di Gianna Nannini divenendo, per le successive visite, la cantante. Per la nascita del fratello, Lorenzo, avevo chiesto invece cornetto e coca-cola e mi ero sentita rispondere che le voglie bisognava averle in gravidanza e non in sala parto. La maternità quando si è poco più che ventenni è un episodio naturale, senza grandi preoccupazioni, non un rito solenne, almeno così è stato per me.

E dire che ieri l’ho pure aiutato a tagliarsi i capelli…
– Sì, a muorz e chiazz’ a’ ren’!

In questo periodo bisogna arrangiare come si può, in casa. Sostituendo il parrucchiere con l’henné e la ceretta con il caramello come ho imparato dalla signora tunisina che è stata in casa nostra per trent’anni.

In questo periodo bisogna arrangiare come si può, in casa. Cucinando, lavando i piatti, leggendo, disegnando… e perfino arrivando a scrivere un pezzo a quattro mani per ponzaracconta.

1 commento per Interno ponzese

  • Martina Carannante

    Bello e fresco, questo pezzo a quattro mani! Hai capito Fede! …che piacere! Tu in casa con la tua mamma, io con tutta la famiglia, pure il figliol prodigo… accussì stamm’ propi’a ppost’! Certo la mia vista non è male; se proprio sentite la mancanza di Santa Maria vi faccio una video-chiamata ogni tanto.

    Complimenti per il bel pezzo, un saluto dall’altro versante

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